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La festa della mamma: quando nasce e perché

La festa della mamma. Il giorno dedicato alle madri cade, in Italia, ogni seconda domenica di maggio: quest’anno sarà il 9. Ma non è così in tutti i Paesi del mondo. Ecco quali sono le origini e le curiosità sulla festa più “tenera” dell’anno.

La Festa della mamma ha un’origine molto antica

La festa della mamma ha un’origine molto antica, ma è sempre stata celebrata in maggio. Si celebrava già in epoca pagana, al tempo dei Greci e dei Romani, dove era legata al culto delle divinità femminili e della fertilità e segnava il rapido passaggio dal gelido e bianco inverno alla colorata e sudata estate.

Fin dall’antichità, infatti, le popolazioni politeiste erano solite celebrare giornate dedicate alle madri e alla fertilità in primavera. Sembra che i greci onorassero la dea Rea, sposa di Cronos e madre di Zeus, mentre gli antichi Romani consacravano le idi di marzo a Cibele, una divinità di origine frigia che incarnava la Madre Terra.

Dal Medioevo al fascismo

Nel Medioevo la figura materna continuò a essere associata a fertilità e abbondanza, una connessione che si mantenne anche nei secoli successivi. Durante il fascismo, ad esempio, venne scelta la data del 24 dicembre per premiare le madri “più prolifiche” nell’ambito della “Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo”.

Da questi riti ai giorni nostri è passato molto tempo, ma lo spirito è sempre lo stesso. Quale? Celebrare la donna nella più grande espressione della sua femminilità: la maternità. 

La prima festa nel mondo

La prima festa della mamma dell’epoca moderna di cui si abbia notizia è quella anglosassone. Nel Regno Unito nacque nel XVII secolo la “Mothering Sunday”, che coincideva con la quarta domenica di Quaresima: una giornata in cui ai ragazzi che vivevano lontano dalle proprie famiglie era concesso tornare a casa a omaggiare le proprie madri.

Così come la conosciamo e viviamo noi, fu proposta per la prima volta nel maggio 1870 negli Stati Uniti da una pacifista e femminista americana: la poetessa Julia Ward Howe che scrisse anche una poesia a tema.

L’istituzionalizzazione del “Mother’s Day” avvenne, però, negli Stati Uniti, quarant’anni dopo, grazie a due donne, madre e figlia: Ann e Anna Marie Jarvis. La prima, attivista durante la Guerra civile americana, fu l’ispiratrice della festa della mamma, la seconda ne è universalmente considerata la fondatrice.

Anna era profondamente legata alla madre tanto che, dopo la sua morte, tempestò di lettere ministri e alte cariche pubbliche affinché venisse istituita una festa per celebrare tutte le mamme del mondo. E, fu solo nel 1908, il 10 maggio, che Anna Marie Jarvis celebrò a Grafton, nel Massachussets, il primo “Mother’s Day”, scegliendo come simbolo il garofano bianco, fiore preferito dalla madre defunta. Perché bianco?

Curiosità

Alla celebrazione della festa fu associato anche un fiore simbolo: il garofano rosso per le madri in vita ed il garofano bianco per quelle che, invece, non c’erano più.

Ufficializzazione

Nel 1914 l’allora presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, rese l’evento una festa ufficiale, su delibera del Congresso, programmandola per la seconda domenica di maggio.

La ricorrenza si diffuse gradualmente in tutto il mondo (nel 1917 in Svizzera, nel 1919 in Norvegia e in Svezia, nel 1923 in Germania e nel 1924 in Austria), ma la stessa Jarvis si rammaricò della piega commerciale che, già allora, la celebrazione stava prendendo, dispiaciuta che nel mondo si pensasse più al profitto che al sentimento d’amore filiale.

In Italia

Nel nostro Paese la festa della mamma fu celebrata per la prima volta nel 1956 da Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera (Imperia) nel teatro cittadino Zeni. Un anno dopo, è la volta di don Otello Migliosi, un sacerdote del borgo di Tordibetto ad Assisi, che scelse un giorno del maggio 1957 per celebrare la madre nel suo valore religioso.

Il disegno di legge per istituire ufficialmente la festa, presentato al Senato nel 1958, suscitò un acceso dibattito, ma la celebrazione prese ugualmente piede in via informale, fino a essere fissata ogni anno per l’8 maggio. Poi, dal duemila, soprattutto per motivi commerciali, la ricorrenza divenne “mobile e ballerina” e fu spostata alla seconda domenica del mese, in modo da farla coincidere in un giorno festivo.

Quando si festeggia nel mondo?

festa della mamma festeggiamenti

La festa della mamma si celebra a maggio in molti Paesi sull’onda dell’esempio degli Stati Uniti. Ma ci sono altre parti del mondo in cui questa ricorrenza cade in diversi periodi dell’anno.

Il Regno Unito e l’Irlanda, che rispettano la tradizione del “Mothering Sunday” , festeggiano fra marzo e aprile, poi ci sono Paesi che celebrano le madri in concomitanza con la festa delle donne come la Bulgaria, la Romania e gli altri Stati balcanici.

Il primo giorno di primavera (21 marzo) è la data scelta, invece, in molti Paesi arabi, dal Marocco, all’Egitto e alla Siria. In Francia la festa cade nell’ultima domenica di maggio mentre in Russia si festeggia l’ultima di novembre. E in Thailandia si deve aspettare fino al 12 agosto, giorno del compleanno della regina in carica. In Norvegia la seconda domenica di febbraio ed in  Argentina la seconda domenica di ottobre.

Lo sapevate che?

Curioso il caso della Spagna, dove la festa ha un significato popolare, ma non ufficiale: si è passati, negli anni ’60, dal celebrarla nel mese di maggio, come avviene a Cuba, per poi fissarla per l’8 dicembre (giorno dell’Immacolata Concezione), come succede a Panama. Il dualismo proseguì per anni, fino a che le autorità ecclesiastiche decisero per la prima domenica di maggio, il mese tradizionalmente consacrato alla Vergine Maria.

Sia chi ha la fortuna di avercela ancora – una mamma -, chi l’ha persa, sebbene solo fisicamente, chi non l’ha mai conosciuta. Magari, chi, in cuor suo, la sta cercando e…chi vorrebbe esserlo; insomma, la mamma è unica. E il nostro ombelico. Una mamma è colei che solleva il suo bambino e lo porta all’altezza dei suoi occhi. 

mamma e figlio

La comprensione di una madre è come un cerotto di emozioni per un io ferito. E questo collante è ciò che ci accompagna per tutta la vita, vita dopo vita. 

Festa della mamma - legame madre-figlio

Amore, pazienza, perdono, rifugio e presenza.
In una parola: MAMMA.
 
Tanti auguri mamma, alla mia – posso farlo solo scrivendoglielo – e a tutte le madri del mondo. Sì, perché la maternità è il più grande privilegio della vita. Da lì, nasciamo. Da lì, esistiamo. 

“Mamma”, la parola più bella sulle labbra dell’umanità. Per pronunciare la parola “mamma” la bocca bacia due volte…

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Le origini della Pasqua, gli auguri e perché l’uovo?

Pasqua, le origini e la storia, ma qual è il suo vero significato. Perché si fanno gli auguri di Pasqua e si usa e regala l’uovo? 

Le origini della Pasqua, la prima festa di Primavera 

Pasqua è una delle feste più importanti del calendario, trae le sue origini nell’antichità, ha una lunga storia ed è senz’altro la festività fondamentale per i Cristiani. Gli auguri di Pasqua sono dei messaggi, che fuori dalla retorica, sono davvero forieri di buone speranze. E’ la prima festa di Primavera (sebbene la sua data sia mobile), la prima pausa dal lavoro e dalla scuola dopo l’inverno.

Perché la data di Pasqua cambia?

Decidere la data in cui celebrare la Pasqua non fu un’impresa semplice e fu motivo di grande controversie. Solo con il Concilio di Nicea del 325 si riuscù a trovare un criterio comune, e adottato da tutta la Cristianità, per stabilire la data della Pasqua ovvero la domenica successiva al primo plenilunio di primavera. Quindi? Seguendo quindi i ritmi lunari la data della Pasqua cambia ogni anno e può cadere dal 22 marzo al 25 aprile. E in base a quando cade si definisce bassa, media o alta.

Il messaggio e il vero significato della Pasqua

Anche al di fuori del credo Cristiano, la festività pasquale porta comunque con sé il concetto della Rinascita, della Resurrezione, appunto. Un messaggio bellissimo, ma che, va detto, custodisce anche il dolore. Eh sì, perché per rinascere, è evidente, bisogna prima morire. La Resurrezione, dunque, ha il suo interno un dramma – la morte di Cristo. Ma rinascita – anche – della vita in tutte le sue forme, anche della natura: i fiori tornano a sbocciare, l’agricoltura torna a dare frutti, il calore del sole torna a scaldare. Torna insomma la vita. Ed è questo il vero significato della Pasqua: la rinascita. 

Ma qual è il vero significato della Pasqua?

Dal punto di vista dell’etimologia deriva dalla parola aramaica ‘pasah’ che significa ‘passare oltre’. Per gli Ebrei questa festa rappresenta la fine della schiavitù in Egitto, la liberazione del popolo ebraico per volere di Dio, il passaggio attraverso il mar Rosso e l’esodo verso la Terra Promessa. Lo stesso ‘passaggio’ è stato, poi, ripreso dai Cristiani per i quali la festa è il passaggio dalla morte alla Resurrezione. Lo sapevate che la parola italiana Pasqua deriva da un erronea trascrizione greca di ‘pascha’ che allude al ‘patire’, ossia alla sofferenza e quindi alla Passione di Cristo?

Perché si mangia l’uovo di Pasqua?

Anche l’uovo rimanda al concetto di rinascita e di nuova vita: al suo interno c’è infatti una vita che sta per nascere. La sua scelta si deve alle usanze della Quaresima. In questo periodo che precede la Pasqua si invitavano i fedeli a non mangiare carne e anticamente era fatto divieto di mangiare anche le uova. Peccato, però, che le galline, ovviamente, continuassero a deporle così che, al termine della Quaresima, ossia a Pasqua, i contadini si ritrovavano con tantissime uova. Da qui nacque la tradizione di bollirle per farle diventarle dure e poi decorarle. Anticamente, poi, i primi Cristiani coloravano di rosso le uova per ricordare il sacrificio di Cristo che con la sua morte ha salvato gli uomini. Poi ,si è passati a colorare le uova con tutte le tonalità.

Perché si mangia l’agnello a Pasqua?

L’agnello per i Cristiani è il simbolo della salvezza, l’agnello risparmia dalla morte, simboleggia la resurrezione. Per questo è tradizione mangiarlo nel giorno di Pasqua (ndr, per i carnivori, quantomeno). Ma perché proprio il sangue di agnello? Ciò fa riferimento alla precedente tradizione della Pasqua ebraica in cui si doveva offrire in dono il sacrificio di un agnello.

Insomma, dietro agli auguri di “Buona Pasqua”, “Happy Easter” e “Chag Pesach sameach ve Kasher” c’è l’auspicio di una nuova vita felice, di poter ri-tornare ad un domani migliore, più libero e senza “colori” dettati dalle misure anti-contagiodi viaggiare senza confini e restrizioni per progettare “gite fuori porta”, di tornare al cinema, a teatro, a sentire musica dal vivo, di assembrarsi ed abbracciarci, soprattutto per i bambini, di poter elaborare un anno di dolore, di separazione, di perdita, per molti, e per troppi: un anno di “scomoda” convivenza con la Covid-19.

L’augurio, vero, mai come “oggi”, di chi scrive è di vita, di futuro, di speranza, di nuovi orizzonti, di lacrime asciugate…

 

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