Attualità e Cultura

Forest Bathing nel Parco dell’Antola, il gusto di essere connessi

Forest Bathing nel Parco dell’Antola. Immaginati di camminare scalzo in un bosco o, semplicemente in silenzio, ascoltando il rumore del vento e il profumo della resina su un sentiero che passa in mezzo ad abeti e larici rigogliosi.

Immaginati di toccarne la corteccia ruvida, magari tenendo gli occhi chiusi per poter concentrare meglio l’attenzione sul senso del tatto. Inspira profondamente, aprendo bene il petto.

Forest Bathing nel Parco dell’Antola, il gusto di essere connessi

Al tempo della Covid-19, vi propongo una “fuga” alternativa da questo tempo mutilato, come lo ha definito Adam Zagajewski, poeta polacco scomparso il primo giorno di primavera, nella giornata dedicata alla poesia. Lo spirito è quello di poter ritrovare pace, armonia e benessere fisico e mentale, ma anche, pur nel rispetto delle misure anti contagio, di riscoprire il piacere di stare insieme e condividere con altre persone momenti unici.

Lungo i dolci pendii del Parco Naturale dell’Antola, un’area naturale protetta che si trova in Liguria e precisamente tra l’entroterra genovese e l’Appennino ligure vero e proprio, fatevi accompagnare da un’esperienza interamente dedicata a sperimentare un profondo stato di connessione con se stessi, con la natura e con gli altri. Ci si può far accompagnare dall’esperienza di Gianluigi & Lara (prenotazione obbligatoria): telefono +39 347 330 2664 (anche via whatsapp), e-mail Facebook Forest Bathing Liguria. 

E…per chi volesse proseguire il soggiorno

Poi, nel B&B Il Castello di Caprile, alle porte del Parco si potrà gustare un ottimo apericena in relax.  Per chi volesse proseguire il soggiorno nella suggestiva frazione di Caprile, in provincia di Genova, c’è la possibilità di prenotare anche il pernottamento presso la struttura. E per i bimbi dai 3 anni in su è organizzato un laboratorio di riciclo creativo in modo da poter partecipare con tutta la famiglia.

I benefici, fin dall’antichità, della natura

Molti studi ormai confermano i benefici che traggono il nostro corpo e la nostra mente nello stare a contatto con gli elementi naturali. 

Queste conoscenze sono ben note ai giapponesi, non a caso uno dei popoli più longevi del mondo. Fin dall’antichità, infatti, conservano nel vocabolario e nei gesti, la pratica dello shinrin-yoku, tradotto in occidente come forest bathing. Tale disciplina insegna a trarre giovamento da attività all’apparenza semplici, come una passeggiata nel bosco, respirando le essenze degli alberi e delle piante, che possono avere effetti rinvigorenti o rilassanti, in base alla loro natura.

Insomma, quest’estate, per trovare ristoro dopo lo stress e la tensione accumulati negli ultimi mesi, in un’Italia scandita dai “colori” di un’emergenza sanitaria, un bagno di bosco nel Parco naturale dell’Antola sarà molto più che fare una semplice passeggiata…

Forest Bathing nel Parco dell'Antola, il gusto di essere connessi

Ogni filo d’erba sembra contenere una biblioteca dedicata alla meraviglia, al silenzio e alla bontà. C’è una gioia nei boschi inesplorati, c’è un’estasi sulla spiaggia solitaria, c’è vita dove nessuno arriva vicino al mare profondo, e c’è musica nel suo boato…

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Alla scoperta del Parco delle Mura e il “giro dei forti”

Alla scoperta del Parco delle Mura, più comunemente Parco Peralto, molto amato dai genovesi: è l’area verde più grande di Genova, deve il suo nome alle Mura Nuove erette nel Seicento a maggior difesa della città e del suo bacino portuale.

Alla scoperta del Parco della Mura 

Oltre alle Mura seicentesche il Parco comprende alcuni forti militari costruiti fra il XVII e il XIX secolo e tutela i valori naturalistici di quest’area protetta, 617 ettari di colline a cavallo tra la Val Bisagno e la Val Polcevera, in cui vivono alcune specie animali e vegetali protette perché rare o endemiche.

Il percorso classico inizia dal capolinea superiore della funicolare Righi e prosegue verso i Forti Castellaccio e Sperone, a 450 mt. di quota; già da qui la vista si apre su tutta la città e la natura è sovrana. L’escursione può ora continuare verso l’ottocentesco Forte Begato che domina la Val Polcevera, o verso l’interno per raggiungere il piccolo Forte Puin ed il magnifico Forte Diamante, posto a 660 mt. di quota, il più alto ed isolato del Parco.

Lo sapevate che?

Una curiosità: le mura seicentesche sono un vero record, e rappresentano la più lunga cinta muraria in Europa e la seconda al mondo dopo quella cinese. Un vero e proprio patrimonio immenso. L’itinerario attraversa pascoli, prati, boschi, ruderi di un passato agreste e pastorizio. Dal sentiero principale si distaccano, inoltre, deviazioni che permettono il collegamento con altri percorsi e consentono di modulare la visita a seconda delle singole esigenze di tempo, difficoltà ed interesse.

Il “giro dei forti”

Andar per forti è sempre un’emozione unica, un tuffo nella natura e nella storia. Bellissimi, scenici e imponenti. I forti militari vennero costruiti sulle alture e alcuni anche vicino alla costa, per difendere la città, e fanno parte della complessa teoria delle sette cinte murarie che si sono sovrapposte nel tempo.

Molti di essi sono ancora visibili e visitabili (mentre di alcuni non restano che pochi ruderi, e altri ancora sono stati demoliti), per un totale di 16 fortificazioni più alcune altre costruite a ponente, sulle alture tra Cornigliano e Sestri Ponente  nella seconda metà dell’Ottocento, il bastione San Bernardino, le torri ottocentesche e le numerose batterie costiere.

Esplorare le alture della città, le fortificazioni ottocentesche e le antiche mura, percorrendo l’antico sentiero immerso nella natura, che costeggia le mura seicentesche fino al forte Sperone, per proseguire verso il forte Puin lungo il cosiddetto “sentiero delle farfalle” e le antiche neviere e ritornare alla funicolare costeggiando il forte Castellaccio.

Quanti e quali sono i forti?

  • Forte Castellaccio
  • Forte Sperone
  • Forte Begato
  • Forte Tenaglia
  • Forte Crocetta
  • Forte Belvedere
  • Forte Puin
  • Forte Fratello Minore
  • Forte Fratello Maggiore
  • Forte Diamante
  • Forte San Giuliano (che oggi è sede del comando regionale dei Carabinieri)
  • Forte San Martino
  • Forte Santa Tecla
  • Forte Quezzi
  • Forte Richelieu
  • Forte Monteratti
  • Forte Monte Croce
  • Forte Casale Erselli

 

I più famosi

Vediamo, insieme, i più famosi e meglio conservati con una gita nel “Parco delle Mura e la Cerchia dei forti che offre al turista un giro che tocca, oltre alla bellissima cinta, Forte Crocetta, Forte Tenaglia, Forte Begato, Forte Sperone, Forte Castellaccio, Forte Puin, Fratello Minore, Forte Diamante. 

Forte Sperone

Situato sul monte Peralto, nel punto di intersezione ad angolo acuto delle due fronti principali della cinta, l’una che domina la Valpolcevera e l’altra la Valbisagno, Forte Sperone è il luogo simbolo della potenza del capoluogo ligure con i percorsi verticali delle torri, la vastità delle volte in laterizio della Caserma superiore, lo stupefacente spazio circolare della Cappella e l’immensità del paesaggio che si può godere dai Bastioni. Nel Seicento, con la costruzione delle Mura Nuove, l’opera entra a far parte del perimetro di cinta e nel 1747 viene ampliata e assume, con Giacomo Brusco, un aspetto che lo differenzia dagli altri forti, per la grandiosità delle masse murarie.

forte sperone

 

Forte Puin

Il Puin, il cui nome deriva dalla ridotta dei Pani con riferimento alla funzione di approvvigionamento rivestita in passato, è stato realizzato durante il periodo napoleonico e si deve a Brusco e Barabino la realizzazione tra il 1815 e il 1828. Si configura come una massiccia torre di pietra a pianta quadrata circondata da un recinto rettangolare bastionato con una freccia sul lato nord che conferisce una conformazione a stella. Un ponte levatoio che sormonta il fossato, introduce all’interno della cinta.

Forte Puin

 

Le altre attrattive 

Nel magnifico paesaggio dell’Area Naturale Protetta d’interesse locale “Parco delle Mura” diverse sono le soluzioni che si possono scegliere per proseguire la giornata: da un giro nel Parco Avventura, alla visita all’Osservatorio Astronomico (nei week-end), ad una semplice passeggiata in cerca di fossili o farfalle, all’area giochi del Parco delle Mura (Parco Gianni Calcagno) si trova sulle alture di Genova, e consiste in un’area, completamente ristrutturata nel 2017, attrezzata picnic e di un ampio  parco giochi, completo di pista di pattinaggio, di pista ciclabile ad anello e, soprattutto, con un campo da calcetto, per bambini, anche i diversamente abili.

E non finisce qui…

E altre meraviglie come la funicolare Zecca-Righi, il punto di partenza del nostro trekking, il trenino di Casella, un trenino colorato che sembra un giocattolo, ma che è la ferrovia storica, chiamata del Bernina, ancora funzionante, meglio conservata d’Italia, e l’Acquedotto Storico, una vera e propria Via dell’Acqua nella Val Bisagno.

Ogni cento metri il mondo cambia. Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni, un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi. Vi aspetto per il prossimo viaggio, a puntate, dunque, per fare altra “strada” e scrivere altre pagine “in movimento”, insieme…

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Quali sono i laghi più grandi della Liguria?

Quanti e quali sono i laghi della Liguria? Ve lo siete mai chiesti? Si potrebbe rispondere che ce ne sono tanti se si prendono in considerazione anche quelli artificiali, ma i laghi naturali sono pochi e di modeste dimensioni. 

Quali sono i laghi più grandi della Liguria?

Il più importante della Liguria, per estensione, è il Lago del Brugneto, circa 1 chilometro quadrato di superficie. Il lago del Brugneto si trova in provincia di Genova situato nel Parco naturale regionale dell’Antola, nell’Alta Val Trebbia ed è un lago artificiale. Il lago è costituito da un bacino artificiale a sbarramento dell’omonimo torrente Brugneto affluente del fiume Trebbia. La lunghezza del lago è di circa 3 chilometri mentre la larghezza massima è di circa 200 metri, il perimetro è di circa 13,5 chilometri. Si può costeggiare il lago attraverso il Sentiero del Brugneto che in parte segue la riva del lago e in parte si addentra sui pendii sovrastanti.

Lo sapevate che una leggenda relativa al lago narra che nei periodi di siccità si vede riaffiorare dallo specchio d’acqua la punta del campanile della chiesa del vecchio borgo sommerso di Frinti?

I laghi naturali e artificiali in Liguria

In Liguria si contano una quindicina di laghi naturali e artificiali, la maggior parte in provincia di Genova, che ne conta una decina. Tra i laghi naturali quello di maggior estensione è probabilmente il Lago delle Lame che si trova in provincia di Genova e si estende per circa 3600 metri quadrati, è uno dei pochi laghi glaciali della Liguria e si trova nella zona più alta dell’Appennino ligure.

Qui vicino, si trova un altro piccolo gruppo di laghi ovvero i Laghi delle Agoraie. Sono sei di cui quattro laghetti perenni di rara bellezza ovvero il lago degli Abeti, il lago Riondo, le Agoraie di Mezzo e le Agoraie di Fondo o Stagno grande; mentre i due laghi stagionali si chiamano Pozza degli Abeti e Stagno Piccolo. La riserva naturale Agoraie di sopra e Moggetto, o Stagno Lastro, è molto interessante per l’ittiofauna che qui trova ideale habitat. Il gruppo dei laghi delle Agoraie di Sopra è senza dubbio il più interessante; fra questi spicca il lago degli Abeti, che deve il suo nome alla presenza di numerosi tronchi fossili di Abete Bianco adagiati sul fondo e tuttora visibili. E’ possibile raggiungere la zona seguendo delle strade secondarie sia dalla direzione di Chiavari che da Piacenza.

Altri laghi naturali in provincia di Genova

Altri laghi naturale in provincia di Genova, nell’Appennino Ligure, sono il lago Asperelle, un piccolo laghetto naturale sul versante nord-ovest del Monte Aiona, e il lago di Rezzo, un piccolo lago perenne di origine naturale posto in un’incavata conca nei pressi dei paesi di Magnasco, Villarocca e Villanoce (Val d’Aveto, Liguria, comune di Rezzoaglio). Presso gli abitanti del luogo è noto come Lago dei Pesci Rossi, a causa dell’immissione di pesci rossi appunto.

I Laghi del savonese

In direzione Ovest, in provincia di Savona, si segnala il Lago di Osiglia, bacino artificiale in val Bormida di circa 3 chilometri di lunghezza è il più grande lago della provincia di Savona. Sempre in provincia di Savona,  il lago Scanizzon, piccolo lago di origine probabilmente glaciale.

E verso Ponente?

In provincia di Imperia di segnala il Lago di Tenarda, quasi interamente compreso nel comune di Triora, dal 2007 è entrato a far parte del Parco naturale regionale delle Alpi Liguri, si tratta di un lago artificiale di circa 0,3 chilometri quadrati.

Nello spezzino e nel sarzanese

Il viaggio itinerante continua in provincia di La Spezia dove incontriamo  alcuni laghetti artificiali di modeste dimensioni formatisi entro le cave di escavazione della ghiaia nella bassa Val di Magra, tra questi si segnalano i Bozi di Saudino, di origine artificiale derivanti da ex cave di argilla e ghiaia allagate dall’acqua di falda, e il lago Pallodola, nel territorio sarzanese. Nell’omonima località Pallodola si segue il torrente Calcandola fino al fiume Magra, nei pressi del lago. Si tratta di una ex cava per l’estrazione di materiali inerti ricovertita e soggetta a rinaturalizzazione. Si costeggia il lago e i suoi stagni e quindi lungo il fiume caratterizzato dalla tipica vegetazione ripariale a pioppi e salici. Arrivati al canale Gora dei Mulini, si può raggiungere Ponzano Magra e Santo Stefano Magra.

Aspettando di viaggiare senza confini, in Liguria e nel Mondo, ecco alcune proposte…

 

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Pasqua: le origini, la storia, gli auguri e perché l’uovo?

Pasqua, le origini e la storia, ma qual è il suo vero significato. Perché si fanno gli auguri di Pasqua e si usa e regala l’uovo? 

Pasqua: le origini, la storia, gli auguri e perché l’uovo? 

Pasqua è una delle feste più importanti del calendario, trae le sue origini nell’antichità, ha una lunga storia ed è senz’altro la festività fondamentale per i Cristiani. Gli auguri di Pasqua sono dei messaggi, che fuori dalla retorica, sono davvero forieri di buone speranze. E’ la prima festa di Primavera (sebbene la sua data sia mobile), la prima pausa dal lavoro e dalla scuola dopo l’inverno.

Perché la data di Pasqua cambia?

Decidere la data in cui celebrare la Pasqua non fu un’impresa semplice e fu motivo di grande controversie. Solo con il Concilio di Nicea del 325 si riuscù a trovare un criterio comune, e adottato da tutta la Cristianità, per stabilire la data della Pasqua ovvero la domenica successiva al primo plenilunio di primavera. Quindi? Seguendo quindi i ritmi lunari la data della Pasqua cambia ogni anno e può cadere dal 22 marzo al 25 aprile. E in base a quando cade si definisce bassa, media o alta.

Il messaggio e il vero significato della Pasqua

Anche al di fuori del credo Cristiano, la festività pasquale porta comunque con sé il concetto della Rinascita, della Resurrezione, appunto. Un messaggio bellissimo, ma che, va detto, custodisce anche il dolore. Eh sì, perché per rinascere, è evidente, bisogna prima morire. La Resurrezione, dunque, ha il suo interno un dramma – la morte di Cristo. Ma rinascita – anche – della vita in tutte le sue forme, anche della natura: i fiori tornano a sbocciare, l’agricoltura torna a dare frutti, il calore del sole torna a scaldare. Torna insomma la vita. Ed è questo il vero significato della Pasqua: la rinascita. 

Ma qual è il vero significato della Pasqua?

Dal punto di vista dell’etimologia deriva dalla parola aramaica ‘pasah’ che significa ‘passare oltre’. Per gli Ebrei questa festa rappresenta la fine della schiavitù in Egitto, la liberazione del popolo ebraico per volere di Dio, il passaggio attraverso il mar Rosso e l’esodo verso la Terra Promessa. Lo stesso ‘passaggio’ è stato, poi, ripreso dai Cristiani per i quali la festa è il passaggio dalla morte alla Resurrezione. Lo sapevate che la parola italiana Pasqua deriva da un erronea trascrizione greca di ‘pascha’ che allude al ‘patire’, ossia alla sofferenza e quindi alla Passione di Cristo?

Perché si mangia l’uovo di Pasqua?

Anche l’uovo rimanda al concetto di rinascita e di nuova vita: al suo interno c’è infatti una vita che sta per nascere. La sua scelta si deve alle usanze della Quaresima. In questo periodo che precede la Pasqua si invitavano i fedeli a non mangiare carne e anticamente era fatto divieto di mangiare anche le uova. Peccato, però, che le galline, ovviamente, continuassero a deporle così che, al termine della Quaresima, ossia a Pasqua, i contadini si ritrovavano con tantissime uova. Da qui nacque la tradizione di bollirle per farle diventarle dure e poi decorarle. Anticamente, poi, i primi Cristiani coloravano di rosso le uova per ricordare il sacrificio di Cristo che con la sua morte ha salvato gli uomini. Poi ,si è passati a colorare le uova con tutte le tonalità.

Perché si mangia l’agnello a Pasqua?

L’agnello per i Cristiani è il simbolo della salvezza, l’agnello risparmia dalla morte, simboleggia la resurrezione. Per questo è tradizione mangiarlo nel giorno di Pasqua (ndr, per i carnivori, quantomeno). Ma perché proprio il sangue di agnello? Ciò fa riferimento alla precedente tradizione della Pasqua ebraica in cui si doveva offrire in dono il sacrificio di un agnello.

Insomma, dietro agli auguri di “Buona Pasqua”, “Happy Easter” e “Chag Pesach sameach ve Kasher” c’è l’auspicio di una nuova vita felice, di poter ri-tornare ad un domani migliore, più libero e senza “colori” dettati dalle misure anti-contagiodi viaggiare senza confini e restrizioni per progettare “gite fuori porta”, di tornare al cinema, a teatro, a sentire musica dal vivo, di assembrarsi ed abbracciarci, soprattutto per i bambini, di poter elaborare un anno di dolore, di separazione, di perdita, per molti, e per troppi: un anno di “scomoda” convivenza con la Covid-19.

L’augurio, vero, mai come “oggi”, di chi scrive è di vita, di futuro, di speranza, di nuovi orizzonti, di lacrime asciugate…

 

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In Liguria, alla scoperta del Lago della Tina

In Liguria, alla scoperta del Lago della Tina. La Liguria e i suoi tanti laghetti, sia a levante che a Ponente. Da quelli di Nervi a quelli in Valbrevenna, a Pegli, ai laghetti di Rocchetta Nervina nell’imperiese. Stavolta, andiamo a ponente alla scoperta del Lago della Tina, uno dei più amati in Liguria, nel parco del Beigua, tra Genova e la provincia di Savona.

In Liguria, alla scoperta del Lago della Tina

L’itinerario dalla località Agueta al Lago della Tina è un rilassante percorso che consente di visitare un angolo suggestivo del Parco del Beigua, l’alta Val Leone. Un percorso con scorci panoramici cascatelle, ruscelli, pinete e la caratteristica zona del lago. Un trekking sulle alture di Arenzano, immersi nella natura selvaggia della Val Lerone tra piccoli guadi, laghetti e ponti sospesi, permette di ammirare come l’uomo ha domato la natura circostante. Si può raggiungere con una facile passeggiata dalle alture del paese.

Il Parco del Beigua

Il comprensorio del Parco Naturale Regionale del Beigua, la più vasta area naturale protetta della Liguria, custodisce gelosamente la storia geologica della regione, raccontata attraverso affioramenti rocciosi, mineralizzazioni, giacimenti fossiliferi e spettacolari forme modellate senza sosta per effetto degli agenti esogeni. Per l’eccezionale patrimonio geologico presente, nel marzo 2005 il comprensorio del Beigua è entrato a far parte delle reti internazionali come Geoparco Europeo e Mondiale. Successivamente, nel novembre 2015, lo stesso territorio è stato riconosciuto come sito UNESCO ed inserito nella prestigiosa lista dei Geoparchi Globali (UNESCO Global Geoparks).

Lago della Tina: come arrivare

Usciti dall’autostrada al casello di Arenzano (A10 Genova – Ventimiglia), bisogna proseguire in direzione Savona. Dopo aver svoltato verso l’Ospedale della Colletta, si raggiunge in auto la località Terralba, da qui si percorre via Pecorara sino alla Località Agueta, dove si posteggia in un ampio slargo nei pressi di un Agriturismo Agueta du Sciria. Il sentiero inizia 50 metri dopo il ristorante: nei pressi di un pannello indicativo e di alcune segnalazioni, si imbocca a sinistra una strada sterrata.

Il percorso

Questa, dopo un primo tratto quasi pianeggiante, prende poi a innalzarsi con modesta pendenza, sino a raggiungere dopo circa 2 km, il Passo della Gua (348m). Dal passo è possibile raggiungere direttamente il lago della Tina, percorrendo il sentiero di sinistra con segnavia T per poco più di 30 minuti (quello a destra è più lungo). Si è circondati da un paesaggio molto suggestivo, tra mare e monti, in stile tipicamente ligure. 

All’ombra dei castagni

Lungo il percorso verso i laghetti, sulla sinistra, c’è la deviazione per l’Area del Castagno, che dà la possibilità di rifocillarsi all’ombra dei castagni. Venti minuti più avanti, continuando la discesa, c’è il Ponte Negrone. Tornando al percorso per il Lago della Tina (prestare la massima attenzione, come per tutti gli itinerari in Liguria), all’arrivo si scorgono tre laghetti: il più suggestivo per fare un tuffo è quello più alto.

La sensazione dell’andar per laghi, almeno per chi scrive, è quella che ci sia un “lago di luce” in fondo all’anima dove prima o poi tutti ritornano. Forse, la bellezza, la spensieratezza e la semplicità dipende da una passeggiata intorno al lago, ieri, oggi e domani, pur al tempo della Covid-19…

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Infodemia vs. Coronavirus: cos’è e cosa spaventa di più?

Infodemia vs. Coronavirus: cos’è e cosa spaventa di più? Secondo l’Oms il problema generato dal Coronavirus è l’infodemia, neologismo che indica letteralmente “quell’abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno”. Da oltre un anno, al tempo della Covid-19, ovvero da febbraio 2020, lo certifica anche un’istituzione internazionale, e non una caso. C’è una sindrome che condiziona pesantemente la nostra mente, la nostra attenzione, la nostra capacità di comprensione, di elaborare le informazioni che riceviamo e di ricostituirle. 

Infodemia vs. Coronavirus: cos’è e  spaventa di più?

A febbraio scorso, all’alba dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, l’allarme non pareva essere “solo” o “tanto” il Coronavirus, ma quello relativo all’approvvigionamento di informazioni, non necessariamente errate, ma che per eccesso e mancanza di accuratezza, rimandavano, anche, a significati distorti, poi i fatti di cronaca, al netto del bilancio di vite umane perse, hanno dato la misura della pandemia, e oggi? Cosa ne pensa, ancora oggi, come allora, l’Oms? Per l’Organizzazione mondiale della Sanità a complicare la gestione dell’epidemia concorre la diffusione di fake news sul virus, sulla pericolosità e sui rimedi.

Infodemia e pandemia

Una pioggia incessante di notizie in cui si intersecano e si confondono verità e falsità, dicerie e conferme, ipotesi, congetture, opinioni personali assolutizzanti (…?!), assiomi, teoremi e chi più ne ha ne metta. E…da chiunque si improvvisi virologo, scienziato, infettivologo o, peggio ancora, da chi quel ruolo, di fatto, lo ricopre, o dovrebbe…Senza contare, non ultimo, che gli organi di stampa non sono secondi a nessuno in termini di “infodemia” in relazione alla pandemia/e, appunto. L’allarme è stato lanciato dall’Oms e poi, in parallelo alla “strage umana, ci si è dovuti pre-occupare di rispondere a falsi miti e voci sul virus di Wuhan. 

L’Oms e la lotta contro le fake news

Ancora oggi, l’organizzazione con sede a Ginevra è particolarmente impegnata nella gestione delle notizie che riguardano il Coronavirus e che è decisivo sotto diversi punti di vista: in primis per la gestione dell’epidemia del virus in senso stretto, ma anche per gli effetti che gli allarmi “immotivati” provocano nella popolazione. Ce li ricordiamo i casi di intolleranza nei confronti di cittadini cinesi in giro per il mondo, Italia compresa? 

Tali e tante le fake news che sono circolate, allora come oggi, ma quali sono (state) le principali diventate anche più virali del virus? Quelle secondo cui esistano antibiotici o la vitamina C e cibi come l’aglio necessari alla cura del virus o che l’infezione si trasmetta attraverso lettere e pacchi postali provenienti dalla Cina.

Troppe fake news in giro, insomma, secondo gli esperti medici e…non solo. 

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Nasce in Liguria il Centro Italiano dedicato alla Lavanda

Nasce in Liguria il Centro Italiano dedicato alla Lavanda. Nella riviera di Ponente il primo Centro Italiano di formazione, cultura, ricerca e produzione della lavanda: una novità assoluta per fornire a livello nazionale tutto il supporto scientifico e culturale, ma anche di esperienza, necessario allo sviluppo delle attività di coltivazione, diffusione e promozione della lavanda.

Il primo Centro Italiano in Liguria e le realtà coinvolte

Il Centro Italiano di Formazione Cultura Ricerca e Produzione Lavanda nasce in questi giorni, ma è figlio delle solide basi dell’esperienza maturata negli ultimi sei anni con il progetto Lavanda della Riviera dei Fiori, grazie alla collaborazione dei Comuni delle province di Imperia, Savona e Cuneo. La finalità è quella di “fare rete” o “fare sistema” e costituire un valido e reale punto di riferimento per la tutela e lo sviluppo di una produzione come quella della Lavanda.

La lavanda, tra storia, usanze e curiosità

La lavanda è una pianta meravigliosa, dal colore viola e il profumo intenso, utilizzata in campo estetico, erboristico e casalingo e il cui utilizzo affonda le proprie radici nell’antica tradizione nel nostro Paese.
Il nome francese lavande deriva dal verbo lavare e la pianta è originaria della zona del mediterraneo anche se si coltiva in tutto il mondo. E’ solo in Provenza però che possiamo ammirare dei paesaggi unici con infinite distese di campi di lavanda tanto che a giugno e luglio si festeggia la Festa della Lavanda.

Storia della lavanda

Questa pianta ha una storia molto interessante e delle usanze davvero curiose. Già nel medioevo si utilizzava per lavare e disinfettare i pavimenti e al tempo degli antichi romani si mettevano dei rametti di lavanda nell’acqua dei bagni termali e si usavano per preparare infusi e decotti per la bellezza della pelle e dei capelli. Lo sapevate che la lavanda era la pianta degli innamorati che, per dimostrare il loro affetto, si scambiavano mazzolini di lavanda?

Usanze

L’utilizzo della lavanda era molto usata anche per aromatizzare il cibo e per curare le malattie. Una leggenda provenzale narra che i guantai di Grasse utilizzavano l’olio di lavanda per profumare i pellami e grazie a questo divennero immuni dalla peste. Nell’800 venivano usate alcune gocce di essenza di lavanda nell’acqua del bucato e ancora oggi si utilizza per profumare gli ambienti. L’olio di lavanda, non a caso, è indicato per le palpitazioni di origine nervosa. Secondo alcuni studi, inoltre, il profumo della lavanda calma l’ansia e stimola addirittura la produttività in un ambiente di lavoro.

La lavanda, poi, ancora oggi, è considerata un portafortuna e una sorta di amuleto per garantire prosperità e fecondità a chi la indossa…

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Twitch e moderazione, come funziona e come abbonarsi

Twitch e moderazione, come funziona e come abbonarsi. Tra le tante piattaforme di streaming in tempo reale esistenti Twitch.TV, è sicuramente la più famosa al mondo, contando a oggi milioni di utenti attivi che parlano di videogiochi e non solo.

Twitch e moderazione, cos’è e come funziona 

Nata dall’idea di Justin Kan e Emmett Shear che nel 2007 crearono Justin.tv, trasformandolo poi in Twitch.tv nel 2011, la piattaforma è arrivata ad essere la quarta in classifica a generare più traffico su internet negli Stati Uniti. Dal 2014, inoltre, Twitch è stato venduto ad Amazon per una cifra pari a 970 milioni di dollari a vantaggio di diversi cambiamenti, come ad esempio la possibilità di collegare l’account Twitch all’abbonamento ad Amazon Prime.

Il colosso “viola” dello streaming permette a chiunque di approcciarsi al suo mondo. Cosa c’è da sapere? Per iscriverti ed entrare a far parte di questo universo interattivo ti basta creare un account Twitch, cliccando su Iscriviti in alto a destra oppure in basso a sinistra sotto la dicitura “Entra nella community di Twitch!” inserendo i tuoi dati (nome, cognome, email e data di nascita) o collegandoti con un account Facebook.
Però, se non vuoi creare un account di Twitch, puoi comunque vedere le live, ma non potrai comunicare tramite la chat, seguire lo streamer in modo da sapere quando è online o creare a tua volta dirette streaming (streammare). 

Le funzioni di un account Twitch di base sono molteplici e tutte disponibili gratuitamente. Oltre ad accedere alla galleria di giochi trasmessi in tempo reale, Twitch TV permette di:

  • Scegliere chi seguire per ricevere aggiornamenti e sapere sempre quando lo streamer è online;
  • Supportare i tuoi streamer preferiti con donazioni o tramite abbonamento con un costo mensile;
  • Utilizzare la chat in tempo reale, comunicando sia con gli altri utenti sia con lo streamer stesso;
  • Streammare a tua volta.

Come abbonarsi

Diversi i vantaggi che la piattaforma può offrire, a partire dall’account gratuito o con l’abbonamento a Prime (a pagamento). Twitch Prime è la versione a pagamento dell’account di Twitch: il profilo premium.

Con l’account Premium di Twitch si ottengono diversi vantaggi come:

  • Ricevere un abbonamento gratuito al canale del tuo streamer preferito senza alcuna limitazione;
  • Accedere a contenuti gratuiti di giochi selezionati da Twitch ogni mese e, in alcune occasioni, ricevere giochi gratis;
  • Ricevere skin esclusive, personaggi, potenziamenti e molto altro per i tuoi giochi preferiti;
  • Utilizzare nelle chat delle remote esclusive;
  • Poter usufruire della chat dal vivo;
  • Colorare i messaggi che invii;
  • Archiviare i tuoi video (se sei uno streamer) fino a 60 giorni, invece dei 14 inclusi nell’account base;
  • L’assenza di pubblicità (che non compromette però i guadagni dello streamer basati su di esse);
  • Infine, una coroncina affianco al tuo nickname che dimostra che possiedi un account Twitch Prime.

 

Come avere Twitch Prime

Abbonarsi a Twitch Prime è molto semplice. Come? Devi, innanzitutto, essere iscritto ad Amazon Prime e successivamente collegare Amazon Prime a Twitch. Se non hai mai usufruito di Amazon Prime, e di conseguenza di un account Twitch Prime, hai diritto a una prova gratuita di 30 giorni, potendo decidere al termine del periodo di prova se rinnovare l’abbonamento (36 euro annuali) oppure annullarlo.

Ecco come collegare il tuo account Prime a Twitch per usufruire dell’account premium:

  • Collegarsi ad Amazon con il tuo profilo abbonato ad Amazon Prime;
  • Cliccare su “Il mio account“;
  • Scorrere fino alla dicitura “Altri account”;
  • Cliccare su “Impostazioni account Twitch”;
  • Cliccare su “Collega un account Twitch”.

Puoi collegare il tuo account Twitch ad Amazon Prime anche dalla piattaforma, direttamente dalle impostazioni del tuo account, cliccando su “Twich Prime” e poi su “Collega il tuo account Prime”.

E, non è finita, questo è utilizzabile sia da browser che da app, compatibile con numerosi dispositivi tra cui iOS, Android, Google Chromecast e Amazon Fire Stick.

I moderatori di Twitch

La piattaforma di live streaming di intrattenimento è tra quelle che applicano misure più rigide sulla moderazione dei contenuti e il blocco degli utenti. Che possa essere un modello per altri social?

Come su YouTube o TikTok, anche su Twitch le attività ruotano intorno ai creator, ciascuno con una propria community. E il 2020 – complice la Covid-19 e il Mondo costretto a casa a causa dalle restrizioni anti-contagio – è stato un anno record: 17 miliardi di ore di visualizzazione, in crescita dell’83% rispetto al 2019.

Una serissima e blindata policy interna che regolamenta i contenuti: per tutelare gli utenti, infatti, Twitch può intervenire per sospendere in qualsiasi momento gli account che svolgono attività o pronunciano parole inopportune, immorali o rischiose. Gli addetti della piattaforma si trovano quindi, di caso in caso, a scegliere se rimuovere i contenuti dannosi, mandare un avvertimento agli utenti responsabili o sospenderli direttamente.  

C’è di più

C’è di più. Non soltanto è possibile sospendere o bloccare gli account che ci infastidiscono, ma si possono eleggere “moderatori personali” che aiutino a moderare la community durante un livestream.  Insomma, la moderazione da parte degli utenti, qui, è, indubbiamente, più sviluppata rispetto ad altri social.

Il “permaban”: di cosa si tratta?

Lo spauracchio che fa da padrone per i creator, però, è soprattutto il ban imposto dalla piattaforma, che può essere immediato ed essere temporaneo (fino a 30 giorni) o a tempo indeterminato. Questo secondo caso in gergo si chiama “permaban” e non si può contestare (come succede con altri social) in nessun modo: può essere un grande problema per gli utenti che vivono dei ricavati della piattaforma, tramite donazioni e pubblicità. Ad attirare un ban, si legge guardando il regolamento pubblicato online, possono essere frasi o atteggiamenti violenti, contro la privacy, illegali, autolesionisti, pornografici, discriminatori, d’istigazione all’odio, lesive della dignità. Definizioni precise ma, diciamolo, anche decisamente troppo “aperte” e ampie. Diventa difficile, in buona sostanza, per molti creator pensare di aggirare così tanti divieti, che lasciano discrezionalità ai moderatori della piattaforma di decidere della loro carriera. 

Se, da un lato, la tecnologia e il mondo dei social corre “veloce” in rete, e nelle vite quotidiane, dall’altro il bivio è inevitabile e qual è il miglior approccio? Il confine si mantiene attorno a due: meno regole di moderazione che rischiano di lasciare impuniti alcuni comportamenti sbagliati o più regole che rischiano, però, di punire anche quando non sarebbe necessario? E, ancora, se i social “diventano tutto il mondo” dei bambini, dei ragazzi (e non solo) e di chi, come chi scrive, li usa per lavoro, qual è il rischio nella vita “reale”?

E’ un discorso lungo e complesso, così come l’impegno in tal direzione, che, da un lato, deve trovare il suo focus nella necessità di impedire che la distanza tra noi e i nativi digitali diventi incolmabile e, dall’altro, imparare dalla tecnologia, sempre più, per stare al passo con i tempi e per veicolare, al “meglio”, il proprio compito comunicativo/educativo, per interagire con i propri lettori o per lanciare iniziative sociali coinvolgenti.  

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Neet: chi e quanti sono in Italia e in Europa?

Neet: chi e quanti sono in Italia e in Europa? Sono chiamati Neet, acronimo inglese che sta per “neither in employment nor in education or training” o “not in education, employment or training”, e sono i giovani del terzo millennio, figli dei mutamenti sociali, economici e culturali, e le loro situazioni sono molto diverse tra loro. 

Neet: chi e quanti sono in Italia e in Europa?

Nello specifico, sono gli inattivicoloro che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi formativi. L’acronimo compare per la prima volta nel 1999 in uno studio della Social Exclusion Unit, un dipartimento del
governo del Regno Unito preoccupato che i giovani “Not in Education, Employment or Training” fossero in una condizione di esclusione tale da favorire l’avvio di carriere criminali.

In Italia sono 2.116.000 i giovani NEET, secondo gli ultimi dati dell’Istat, e la loro condizione è strettamente associata alla fase di transizione all’età
adulta, in cui si passa da giovane ad adulto. La sociologia ci insegna che la transizione nel modello di società occidentale è segnata da cinque tappe: l’uscita dalla casa dei genitori, il completamento del percorso educativo, l’ingresso nel mercato del lavoro, la formazione di una famiglia ed infine l’assunzione di responsabilità verso i figli. A partire dagli anni ’70-’80 questa fase ha cominciato a diventare sempre più lunga. Se prima il modello era “scuola-lavoro-famiglia”, più o meno alla stessa età per tutti, oggi, però, il percorso è molto più disuguale, personalizzato e imprevedibile.

Se da un lato è più difficile, oggi, per loro, entrare nel mondo del lavoro, è vero anche che, rispetto a prima, si studia di più, si viaggia di più, ci si diverte di più. Insomma, si diventa grandi più tardi per necessità ma, diciamolo, anche per piacere o, per meglio dire, per “dolcefarniente”. 

Il rapporto Eurofound dedicato ai NEET

L’influente rapporto dedicato ai NEET da Eurofound, un’agenzia di ricerca dell’Unione Europea, individua cinque sottogruppi all’interno del mondo NEET:

  • disoccupati;
  • indisponibili, che non hanno possibilità di svolgere attività lavorative o formative per ragioni di salute o per responsabilità familiari;
  • disimpegnati, che per scelta passiva non cercano lavoro né occasioni formative;
  • cercatori di opportunità, che sono alla ricerca attiva dell’opportunità lavorativa o formativa che reputano più adeguata per loro;
  • volontari, che sono NEET per scelta attiva, perché si sono presi uno stacco per fare un viaggio o un’esperienza di volontariato o di piacere.

Insomma, una categoria eterogenea, dove c’è l’hikikomori, letteralmente “stare in disparte” che viene utilizzato, in gergo, per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, chi non esce mai di casa, insomma, ma anche il/la neolaureato/a che si prende un anno “sabbatico ” per girare il mondo.

Come si “diventa” NEET?

Si comincia, semplicemente, smettendo di studiare, ma senza iniziare a  lavorare, viaggiando o stando in casa, come si diceva. Ci sono dei fattori socio-economici che incidono sulla condizione di NEET. Quali sono questi fattori? Il rapporto Eurofound li riassume così:

  • Educazione: un basso livello di istruzione aumenta di 3 volte il rischio di diventare NEET;
  • Genere: le donne hanno il 60% di probabilità in più di diventare NEET;
  • Migrazione: avere un background migratorio aumenta del 70% il rischio di diventare NEET;
  • Disabilità: avere una disabilità aumenta il rischio del 40%;
  • Famiglia: avere genitori divorziati comporta un rischio maggiore del 30%; avere genitori disoccupati aumenta il rischio del 17%; avere genitori con un basso livello di istruzione raddoppia la probabilità di diventare NEET;
  • Residenza: vivere in aree remote aumenta di 1,5 volte la probabilità di diventare NEET.

I Neet al tempo della pandemia: in Italia e in tutta l’Ue

Con la pandemia in Italia sono aumentati gli inattivi o i Neet, stando in un rapporto trimestrale sull’occupazione pubblicato dall’esecutivo Ue (fonte Ansa). Nel nostro Paese i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano né studiano hanno raggiunto il 20,7% nel secondo trimestre del 2020, seguono la Bulgaria (15,2%) e la Spagna (15,1%).

In generale, in tutta l’Ue il tasso di Neet è aumentato all’11,6% nel secondo trimestre del 2020 rispetto allo stesso trimestre del 2019. Mentre il tasso di attività delle persone tra i 15 e i 64 anni è sceso al 72,1% in tutta l’Ue. Nell’Ue, poi, le misure per il Covid sono riuscite ad attutire i cali del reddito da lavoro dipendente soprattutto nei lavoratori meno pagati. Mentre solo in Italia e in Austria le persone con reddito medio hanno avuto una minore riduzione del salario rispetto a chi percepisce stipendi più bassi. 

La proposta della Commissione europea al Consiglio dell’Unione europea

Nell’aprile 2013, è stata adottata la proposta della Commissione europea al Consiglio dell’Unione europea di attuare una Garanzia per i giovani in tutti gli Stati membri. Ridurre il numero di NEET è un obiettivo politico esplicito della Garanzia per i giovani. Questa iniziativa mira a garantire che tutti i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni ricevano un’offerta di lavoro di qualità, formazione continua, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dalla disoccupazione o dal completamento dell’istruzione formale. 

Cosa si può fare per arginare e prevenire il fenomeno?

Qualcosa si può fare, se è vero che ci sono contesti in cui la sua diffusione è molto minore che in altri. Sono tre le istituzioni cruciali quando parliamo di giovani NEET: il sistema educativo, il sistema di welfare e il mercato del lavoro. Le politiche che vogliono intervenire sul fenomeno devono quindi intervenire sul funzionamento di queste tre istituzioni, creando un contesto dove i giovani abbiano la possibilità e il desiderio di studiare, lavorare e vivere appieno come cittadini “attivi” e, va da sé, giocoforza, prevenendo e/o contrastando l’abbandono scolastico…

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