Primo Piano

Emme come mamma: emme come maggio

Emme come mamma. La mia. Quanta strada, da quel lontano (…) 14 maggio 2007.  Quanti anni, quanti cammini, al buio, quante strade imboccate nel tentativo di ri-trovare la Via. Persa, ripresa, e sono ancora qui a cercare di ritrovarmi, rimettermi in careggiata, sai? Oggi, paradossalmente, più di allora.

Certe strade sanno dirlo meglio. Come certe persone. Come tu, mamma. Tu che conoscevi ogni angolo del mio cuore e della mia mente. A volte si percorrono strade che il cuore non capisce
e la mente non sa spiegare.
Ma l’anima lo sa.

Ogni tanto mi è successo di fare una svolta sbagliata ed uscire dal sentiero. Perdermi in qualcosa che amavo, che ho incontrato dopo di te, e il tuo vuoto, come un premio a riempire quel rumore di silenzi che hai lasciato. Non so cosa penseresti, oggi, di me, ma so che non mi sono mai fermata, ho continuato a correre anche quando non sapevo la direzione, eppure la tua bussola mi guidava, insieme alla mia fede buddista. La stessa che ho abbracciato vent’anni fa proprio a causa, o semplicemente, grazie a te, alla tua malattia e al mio instancabile spirito di ricerca.

Emme come mamma…

E…come Modena, quindici anni fa, senza di te. Da allora, la mia vita è cambiata, radicalmente: radici, terra, legami, spaesamenti. Tutto nuovo, tutto da riscrivere, tutto da reinventare per una figlia orfana di mamma ed emigrata.  Come se la tua scomparsa, così prematura, mi avesse permesso tutti gli incontri significativi che mi si sono “presentati” davanti.  Grandi amori, grandi riempimenti di cuore, quasi fossi sempre tu il mandante di tanto vuoto e tanta pienezza d’amore. Numeri che sembrano coincidenze. Anni che sanno come calpestarti la vita.

Minou, la mia bambina pelosa che mi ha accompagnata per oltre 13 anni.

Minou primo piano

Presi, il capitano con il quale ho percorso tanta strada, in questi ultimi 13 anni. Incontrarti per la prima volta all’angolo di quella strada, che sarebbe diventata (anche) casa mia,  è stata una dichiarazione di vita, una poesia mai letta, un’esplosione di colori, una scala appoggiata nel cielo, migliaia di fiori di campo appesi a ogni tua parola. Improvvisamente, non ero più sola. Non eravamo più soli. E, poi, sei arrivata tu, Milady, come regalo, ma siamo rimaste solo noi, alla fine. E tu, mamma, lo sapevi, vero?

Presi e Milady

Emme come maggio

Come ci arrivo a questa data di maggio? A questi quindici anni “senza mamma”? Ammaccata, sai? Non da ferma, però, ma sempre più orfana: di te, di Minou e di lui. Ci arrivo da Donna, più consapevole, di chi ero, di chi sono e di chi voglio e devo diventare per me stessa e per tutte le Emme del mio cuore. E, anche, per tutte le emme che verranno dopo di te, dopo di voi. Mi hai insegnato tante cose, che sono rimaste sempre con me. 

[…]

E’ cosa di un momento: io sono la strada e lascio dietro di me il viandante che ero e la distanza e l’affanno e l’incertezza, e ogni cosa è dentro la mia strada. Questa, è una di quelle.

Ho cercato di non barcollare; ho fatto passi falsi lungo il cammino. Tanti, troppi, sapessi. Ma ho imparato che solo dopo aver scalato una grande collina, uno scopre che ci sono molte altre colline da scalare e, non solo, anche montagne. Mi sono presa un momento, fatto di anni, per ammirare il panorama glorioso che mi circondava, per dare un’occhiata da dove ero venuta. Eppure, l’ho capito, eh già, posso riposarmi solo un momento, perché con la libertà arrivano le responsabilità e non voglio indugiare, il mio lungo cammino non è finito. Anche se, diciamocelo, questo nuovo anno e i miei “tanto attesi” cinquant’anni non me li aspettavo proprio così, eh…!

Capodanno 2022

Mi torna in mente Edoardo Bennato ...”Seconda stella a destra, questo è il cammino.. e poi dritto fino al mattino!”

La vita dovrebbe avere più svincoli,
piazzole delle meraviglia,
strade della felicità senza uscita,
baci ai caselli
e nessun limite alle possibilità.

Ti voglio bene mamma, grazie per tutta questa strada e quella che farò, faremo ancora…

Tua Milly

emme come mamma: emme come maggio

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World Cats 2022: la promessa mantenuta

World Cats 2022, la promessa mantenuta: l’esposizione internazionale felina torna a Genova, dopo due anni di pausa dettata dalla pandemia da Covid-19. Quattrocento gatti di tutte le razze insieme ai loro proprietari, provenienti da tutta Europa, sono arrivati all’Rds Stadium della Fiumara per disputare i Campionati Internazionali di Bellezza nelle giornate del 23 e 24 aprile. Un appuntamento gettonatissimo per gli amanti degli amici a quattro zampe, organizzato da World Cats e patrocinato dall’ANFI (Associazione Nazionale Felina Italiana).

mostra felinaworldcats2022

Più di trenta le razze in esposizione: dai giganti americani Maine Coon ai norvegesi delle foreste, dai Ragdolls agli American Curl con le orecchie a ricciolo, dai Kurilian Bobtail con le code a pon-pon ai Bengal con il mantello leopardato. E, ancora, i Sacri di Birmania dai piedini guantati e gli occhi di zaffiro, i morbidi British Shortair e gli Sphinx, più noti come gatti nudi o senza pelo, i Persiani dal lungo mantello, i Blu di Russia anche conosciuti come i gatti degli zar, i Siamesi e gli Orientali/Esotici, poi i Certosini dal mantello blu, che devono il loro nome ai monasteri francesi Chartreux.

WorldCats RDS

World Cats: la promessa

C’è un prima e un dopo. Poi, c’è un durante, quello che ti ritrovi ad attraversare, da sola, ma non da sola. Eppure, non come pensavo di arrivarci, in nome di quella “promessa”, a te. Chi ha mai fatto una statistica delle promesse non mantenute nel mondo? Nessuno, credo, ma sono sicuramente miliardi di miliardi. E alcune di quelle promesse non mantenute che fine hanno fatto? Ci sono arrivata in condizioni difficili, sei riuscito a lasciarmi senza parole e senza energie, dal 26 marzo, poi immobile dal 31, eppure ci eravamo promessi di partecipare, insieme, alla Mostra Felina con la nostra cucciola, First Milady Sguardi Dolci: il mio speciale regalo di compleanno.

milady baby Cagliari

E, allora, l’ho mantenuta, sai? Mi hai insegnato, a durissimo prezzo, che il tempo non lo decidiamo noi, rimandare si può, certo, ma alle volte, poi, è tardi. E, così, non per mettermi fretta, però la parola data andava, e va, mantenuta, entro questa vita. Entro questa data: 23 aprile 2022. Le promesse sono gli unici appuntamenti a cui non dovrei, e vorrei, mai mancare.

Presi con Milady

La mia prima volta alla Mostra Felina

Mi sono ritrovata, per la prima volta in vita mia, lì, ad una mostra felina, tra tanta gente, estranea, nel perimetro di uno dei tanti ampi rings rettangolari dove soggiornare insieme ai propri gatti, accudendoli personalmente (e non lasciandoli “in vetrina”). Tra allevatori, che sono diventati amici, accompagnata da chi ha aiutato – Milady – a venire alla luce, Sonia Fenu, e sostenuta anche da chi non c’era, ma c’era: Martina PintusBoi, la mamma umana di Gomez, il suo papà. Non ero sola, eppure così orfana. A superare il controllo dei medici veterinari, l’esame e la valutazione dei Giudici di Gara, esperti che sono autorizzati dalla Fife (Federation International Féline), organizzazione mondiale alla quale aderisce l’ANFI.

expo giuria

Un sabato speciale a Genova

Milady, che proprio sabato ha compiuto sei mesi, entrava, per la prima volta, insieme a me, in quel circuito di bellezza, competizione, di spaesamento, dopo aver perso “lo zio”, ma era come se ne avesse sempre fatto parte, nella sua compostezza, dolcezza, nei suoi “sguardi dolci”, nel suo cercarmi, continuamente e io, di riflesso, così attenta a proteggerla. Gare e competizioni che si sono tradotte nella valutazione estetica dei soggetti in base allo standard di razza. Gatti presentati ai giudici da esperti assistenti, gli stewards, che sapevano come tenerli in braccio, valorizzando le loro caratteristiche.

Milady dal giudice MantovaniMilady e il giudice 2

L’emozione di accompagnarla era tale e tanta che non ho saputo realizzare a cosa stessi andando incontro, se non alla fine. Ho incontrato il giudice Gianfranco Mantovani, negli occhi e attraverso la sua scrupolosa valutazione, ricca di apprezzamenti e di note di colore, e lì ho capito che non sarebbe stato un attimo qualsiasi, per Milady, per me. Per noi. Tu, ancora una volta, c’hai messo la zampino, eri con noi, eccome.

Giudizio MiladyGiudizio Milady 2Milady a giudizio

Milady si è aggiudicata la nomination per il BEST IN SHOW e una bellissima coccarda gialla a testimoniare la sua bellezza e tutte le altre qualità promettenti.

Best in Show, la finale

Dopo le selezioni, i migliori soggetti hanno sfilato per il Best in Show, la gara più emozionante, quella che porta alla votazione del gatto più bello di tutta l’esposizione. E’ lì, in quel tanto atteso momento, dove vengono spiegate le caratteristiche delle varie razze, raccontate sia la storia che le leggende legate ad ogni singola razza oltre alla distribuzione dei premi ai migliori soggetti qualificati nei due giorni.

milady fronte e mile retroMilady pre nomination

E Milady? E’ arrivata in finale, ha “gareggiato” con i gatti più belli d’Italia e d’Europa, e ha dimostrato, ancora una volta, quanto la cura, l’amore, la bellezza, i legami che sono cresciuti con lei, possono fare la differenza. La sua nomination, dunque, va allo zio Pino, a te Presi, che l’hai voluta, amata e viziata fin da subito, per soli due mesi, dal suo arrivo, ma saresti stato così fiero di lei. Di noi. Ti saresti commosso, di nascosto, al riparo da tutto e tutti, ma oggi le mie lacrime, le mie emozioni, la mia gioia, mista al vuoto della tua assenza, facevano così rumore che sono arrivate a raggiungerti, ovunque tu sia: mare, vento, sole, capricci e sorrisi.

milady nominata

Grazie a…

I ringraziamenti sono tanti, e a più persone. A Franco Ballari, che mi ha insegnato “al momento giusto” quel tocco magico in più sulla cura estetica, offrendomi qualche minuto del suo tempo, stimolandomi ad imparare, a Tatiana Motolese, alla sua disponibilità e fiducia, pur in quella telefonata ‘movimentata’, all’ultimo momento, a Sonia, che ha sfidato e vinto su se stessa per esserci e accompagnarmi, a Daniela, la cui voce e il cui sostegno mi accompagnano, da mesi, in questo mio percorso “in salita”, ai deliziosi addobbi sardi ‘salvavita’ di Marcella Flore, a chi ci ha offerto un passaggio sotto la pioggia, alla pazienza e gentilezza del mio amico Vittorio Santi, che è sempre “sul pezzo”, al bellissimo scatto di copertina di Francesco Spadafora, all’allevatrice piemontese, Franca, che ha saputo, con empatia e discrezione, incontrare i miei occhi e leggerci dentro tutte le lettere dell’alfabeto – anche quelle mute -, al sorriso e alla gioia di Maria, che ho incontrato sotto il diluvio, la sera, per donarle cibo per i gatti della sua oasi felina. 

milady stanca

A Milady, soprattutto a lei, che si è meritata ogni emozione che mi ha fatto provare. A te, che sei la mia eredità vivente, una meravigliosa e promettente vita da crescere tra le mie mani. E, dulcis, anche a me, alla forza che ho dovuto far emergere per essere presente, il più possibile, tra lacrime, malinconia, debolezze e quel sorriso ‘finale’ che sei riuscita a strapparmi. Ci sono delusioni e ferite che ti scaraventano fuori dal corpo, dalla ragione, dal mondo, dall’universo, dalla vita. Poi arriva la forza. Non sai da dove, ma arriva. E ti risolleva.

Presi, che dire? Grazie per aver trovato il modo di esserci, nella tua unicità, che continua a manifestarsi in altre forme…

Presi e MiladyMilady dopo Expo

Le promesse

Poi, ci sono le promesse…

I per sempre me li ricordo benissimo.
Sanno di cielo e promesse e occhi che ti guardano.

Forse il carattere è ciò che si forma in un tardo pomeriggio, quando la delusione ha riempito le nostre mani di specchi infranti, ore perdute e promesse mai avverate. Come quel tardo pomeriggio, del 26 marzo, in cui mi hai salutato, uscendo da casa, con la promessa di raggiungerci più tardi e…

Tu e le tue promesse, con te stesso e con me, andavate d’accordo, oh sì, anche se il ritmo non ha giocato a nostro favore nel tempo né, diciamo, alla fine… Eppure, quelle che potevi mantenere, beh, le hai sempre promesse per onorarle.

Però, io lo ricordo ancora quel modo che avevi di metter le tue promesse intorno alle mie, faceva, e  fa, venir voglia di rimanere incastrati per sempre.

Ogni mattina, guardo l’orizzonte all’alba, e se il sole mantiene la sua promessa, mantengo la mia.

Questa è la mia. Questa è quella di Milady.

Per te, capitano, con tutto il nostro amore, 

Milena e Milady

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Buon vento capitano. Presi, e adesso?

Caro Presi, vi sono al mondo famiglie di ogni sorta, ma non vi è mai una famiglia uguale all’altra.

Noi eravamo unici perché ci siamo scelti, da subito.

Tredici anni di vite, insieme, porta a porta, ogni giorno, mondi condivisi, amici, famiglie, lavoro e affetti comuni. Emigrata, orfana di mamma, e tu hai riempito ogni vuoto e ricoperto tutti i ruoli possibili.

Presi e i nostri mondi

Un compagno, un amico, un maestro, una guida, un faro nella notte in mare aperto con l’onda lunga, lo zio perfetto dei nostri amori felini. Un confidente, l’esempio migliore di Uomo che io abbia mai avuto la fortuna di conoscere e amare. Che privilegio!

MinouPresi e MiladyMinou primo piano

Presi e adesso?

Ognuno di noi corre da solo verso l’amore,
da solo verso i sogni e le delusioni.
Ma se la famiglia – anche solo per un tratto – corre insieme,
tutto è più facile.

E adesso mi hai lasciata a correre da sola…ne sarò capace? Non lo so…

Mi ritrovo aggrappata all’abitudine come ad uno scoglio, quando invece dovrei staccarmi e tuffarmi in mare. E vivere. Una vita completamente senza di te (…).

Non ti ho mai visto arreso. Sempre pronto a cavalcare l’onda.

Non ho mai visto le onde arrendersi, anche per questo amo, amavamo il mare.

E tu? Sempre a vedere la luce nel buio. Sempre a vedere e a non voler vedere, ma era pur sempre la prospettiva di vita più affine a te, di fatto.

A te che mi ha permesso di conoscere e scoprire Genova, oltre il mio campo ristretto ai due vicoli di casa/lavoro.

A te che mi ha preso, sempre, per mano, dicendomi “andrà tutto bene, ci sono io. Siamo una famiglia!”

A te che mi ha donato il tuo mondo, i tuoi mondi, mi hai fatto scoprire la tua terra e il tuo mare, facendomi sempre sentire parte di essi, con tutte le tue sfaccettature e contraddizioni.

A te che, anche quando non capivi i miei sogni, promettevi di esserci, sempre, accanto a me, così com’eri.

Noi che, in questi ultimi difficili anni, siamo stati davvero l’uno la spalla dell’altro.

A te che mi hai fatto un regalo unico, a sorpresa, per i miei 50 anni: una nuova vita da crescere, insieme, lasciandomi, oggi, il compito di farlo da sola.

Presi con MiladyPresi e MiladyTempo di compleanni: le emme del cuore

A te che sei caduto, sempre, in piedi, sognando. Come l’ultima volta che sei uscito da casa e non sei più tornato. E da dove? Nello stesso punto dei vicoli dove la mia vita genovese è iniziata quindici anni fa e tu, in gran stile, sei uscita dalla scena. Un caso? Le tue ultime parole, prima di uscire ” Vado a far due passi, mi accompagni o mi raggiungi dopo: sushi, stasera”? E ti ho raggiunto, sì, ma dove non potevi più sentire e vedere tutti i suoni e i colori del mondo (forse…), ma ho continuato a stringerti la mano sentendo la tua muoversi. Fino alla fine…

A te che mi hai fatto amare e “sentire” il mare, quello vero, mai da turista. 

Sì, perché lo senti il rumore del mare,
quella voce riconoscibile che si infrange sulla riva.
Te la spiega in un attimo, la vita.

Poche persone sono capaci di venirti a cercare dove sei veramente. Per questo amo il suono delle onde. Loro sanno sempre dove sei.

Tu eri come le onde. Sapevi cercarmi dove ero veramente, e mi aiutavi, sempre, a trovarmi.

A te che, come me, amavi i bambini, gli animali, i viaggi e i sogni…

A te ,così sempre pubblico, ma gelosamente attaccato al tuo “viver lontano dai riflettori”.

Presi, il bambino

Grazie Presi, grazie Pepè per l’immensità di un legame di cui non si può scrivere, ma solo vivere, per sentirsi davvero vivi, completi e migliori. Io, umilmente, ti regalo qualche getto d’inchiostro, in punta di piedi, solo per scrivere l’ultima lettera, ma non l’ultima. Ma, Presi, non potevo non scrivere di te, di noi, sebbene sia stato il racconto più difficile della mia vita…

Questo mi hai insegnato tu. Cos’è la famiglia.

Presi minou e cielo aperto

Tutto questo sei tu e rimarrai tu.

Questo siamo Noi.

Buon vento capitano

Mi chiedo, però, chi conforta il mare quando è in burrasca
e le sirene cercano un rifugio in qualche faro abbandonato.

Sopravviverti, non sarà affatto facile, lo sai?! Il corpo da una parte, il cuore da un’altra. Senza testa. In mezzo il vuoto. Ecco, la mancanza deve essere quella cosa qui.

Il vuoto non è vuoto. È pieno di rimpianti, amori finiti, lacrime, rabbia, paure, incubi, tramonti bruciati, follia, confusione, discussioni inutili, di cose dette non dette, scritte e non scritte, ansia e braccia tese aggrappate a un amore che non c’è più.

Chissà di cosa è fatto questo vuoto per essere così denso?!

Adesso, vestiti di cielo e stupore.

Ti porto al mare.

pepè marePresi ti porto al mare

Buon vento capitano del mio cuore, nuota libero da tutto e tutti e fai tanta strada, ancora, oltre ogni confine…

Con immenso amore,

Milena, Minou e Milady

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Tempo di compleanni: le emme del cuore

Tempo di…

Tempo nella perdita. 

Tempo per recuperare.

Tempo di traguardi.

Tempo di bilancio.

Tempo per ricevere.

Tempo di regali.

Tempo di notizie.

Tempo di uragani.

Tempo di compleanni.

Tempo di Capodanno.

Quanta vita, e morte, scorre nel tempo?

Che cos’è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più.

Il tempo non va misurato in ore e minuti, ma in trasformazioni. Non a caso, nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo.

Una volta a Stephen Hawking chiesero: “C’è stato un tempo, prima dell’inizio del tempo?” Rispose: “Man mano che andiamo a ritroso, il tempo si avvicina a raggiungere il niente, ma non è mai stato il niente”.

Il tempo è buon amico, il tempo è buon testimone, il tempo è galantuomo, il tempo è gran medico, il tempo è una lima sorda, il tempo consuma ogni cosa, il tempo vola, ma nessuno ha veramente capito a cosa serva il tempo.

Il tempo è spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. Io – confesso – ho capito più cose in questi ultimi quattro mesi che in cinquanta anni di vita.

Le ho capite in ritardo, sì, e pagando un duro prezzo. Perdendo dei pezzi per strada, acquisendone altri, di consapevolezza, e la strada è ancora in salita, sono sempre più “nelle curve”, sulle montagne russe nel cuore.

E’ passato un anno, dalla prima pagina di questo blog e del canale social. Nato in due, dalla mia voglia di mettermi in discussione, a tutto tondo, nel lavoro così come nel privato. Le due viaggiatrici nomade, zingare e solitarie il cui nome  inizia per Emme: Milena e Minou.

Dieci mesi di me, di noi, a raccontare storie, viaggi, curiosità e spremute di cuore in cerca di altri viaggiatori, lettori e innamorati della vita come eravamo noi. Così rimaniamo, anche nel tempo.

 

Minou primo piano

Le emme del cuore

Poi, mi sono ritrovata sola, senza la emme del mio cuore: Minou.

Un anno pieno di vita, di dolore nella perdita, di sfida a guardare in alto e in avanti, lottando col tempo. Poi, ti ritrovi sola ad imparare la ruota del mondo! E ti trilla nella mente e nel cuore la stessa domanda:” Perché deve continuamente girare al contrario? Dove si trova la retromarcia?”

Ecco, potendo, azionerei la retromarcia per fermare il tempo: prima di aprile, ottobre e dicembre. Mesi di macigni sul cuore, continui tsunami che non ne vogliono sapere di concedermi una “sana tregua”.

Ma, si sa, nella corsia del tempo non si può sorpassare né fare inversioni a U. Bisogna “stare” nel tempo.

Non so come sono chiamati gli spazi tra i secondi,  ma è in quegli spazi che il dolore picchia più forte quando si sente la mancanza di una persona, la paura di una notizia che ti cambia la vita, o ti rimette a nudo, quando già stavi cercando di riprenderti.

Baci

Oggi il tempo è passato dappertutto, nelle stanze, nelle strade, negli alberi, nel mio diverso modo di scrivere e vivere. L’unico posto dove non è passato è in quella nuvola lassù nel tramonto, che mi chiama allo stesso di quattordici anni fa, quando sei arrivata tu, Minou, ma che ora si affaccia al mio cuore, in casa mia, con un’altra Emme.

E da due, poi una, ecco che torniamo ad essere tre, su queste pagine, nel mio cuore, nella mia vita.

Ti ho visto appena nata, avevi pochi giorni di vita, e i miei occhi ti hanno “scelta”, ma il mio cuore non era libero. Non lo è neppure oggi, ma sto facendo spazio. Quanti legami di cuore, sensibili e comprensivi, mi hanno portato a te e a chi ti ha allevato con tanto amore e dedizione: Sonia Fenu. Quanti mi hanno sostenuta, spronata ad aprirmi ad accogliere una nuova vita, ma io ancora troppo “ferita” per provare ad amare, a farmi amare.

Sonia Fenu Sguardi Dolci

Tutto è partito da Pier Luigi e Cristina, per passare da Sarina e, per finire, a Sonia: incontri significativi che hanno saputo lenire, un pochino, giorno dopo giorno, il rumore molesto del mio cuore. Sonia mi ha reso partecipe, ogni giorno, mattina e sera, della vita delle sue creature magiche, quali sono i gatti, dell’ultima cucciolata. Un racconto di bordo, giornaliero, dalla mia isola del cuore, la Sardegna, fin dentro casa mia, in Liguria.

Sonia e Milady

Poi, sono entrata io in casa loro, alla scoperta della vita quotidiana e familiare di Sguardi Dolci Cattery , e sono stati tre giorni veloci, intensi, di emozioni conflittuali, di amore e di paura d’amare. Non avevo mai toccato con mano, così da vicino, la vita di un allevatore, non avevo mai visto tutto l’impegno, di energie ed economico, l’amore, la dedizione, le cure, le ansie, e le gioie di cui è fatta la vita, dal suo primo affaccio alla vita. Gli occhietti, da chiusi ad aperti, i primi passi, la tenerezza dei cuccioli e con la mamma, i video, l’attesa di quelle immagini che diventavano sempre più familiari, la vita che cresceva di pari passo con quella di chi, dall’altra parte, li osservava ‘a distanza’. Ho vissuto la loro evoluzione, ogni giorno, e sono cresciuta con loro. Anche il mio dolore si è nutrito di tutta quella vita.

Sonia e Milena

Sono stati tre mesi d’amore, di coccole, di respiro, di rifugio, di cose da imparare, di vita imparata, di “cose da sapere”, e che non sapevo. Dietro alla selezione della razza, c’è tanto amore, tanta passione e voglia di vita, da donare più che da “vendere”. Dietro ad ognuno di quei cuccioli dagli “sguardi dolci” c’è tutta la passione che la vita e l’amore  richiedono. A me, quei giorni, questi tre mesi, spesso, hanno salvato da quel buco nero, del lutto, che non se n’è andato, non se ne andrà mai, ma oggi posso dire che una sferzata di aria di primavera, profumata, soffice e invadente, è entrata nel mio “gelido” inverno, nel mese più freddo dell’anno, quello del mio compleanno: gennaio.

Milady Sonia Milena

Tempo di compleanni

Il 16 gennaio è stato un tempo speciale, una data sul calendario che non scorderò mai, al tempo della Covid-19, ancora distanziati, un tempo di miei compleanni: un anno del mio blog, e i primi 50 anni di vita. E, non sono mancate le sorprese, ma lo avrei scoperto più tardi.

Il 29 gennaio sei arrivata tu, dopo un lunghissimo viaggio, viaggiando in aereo, in pullman, in treno e, per finire, in taxi in direzione della tua nuova casa, delle tue nuove case: mia e dello zio. Solo ora, diciamo, riesco a trovare il “tempo giusto” per scriverne.

Milady sguardi dolci

E il triangolo magico, ancora una volta, è scandito dalle Emme. Emme come Milady. E’ passata una settimana, sei arrivata nel bel mezzo di un uragano, lo stesso che avevo già sperimentato quando arrivò la tua sorellina: Minou.

Sei arrivata tu, da lontano, ci stiamo conoscendo, ci siamo scelte? Forse. Ci stiamo misurando, credo, da dove partiamo. Ma oggi, posso dirlo, sei un centrifugato di tenerezza, dolcezza, intelligenza, un terremoto vivo di vita, però. La casa in disordine, ma più “accesa”. Hai stravolto i miei ritmi, le mie abitudini, tre mesi dopo. Sei una creatura speciale che non si spegne neppure mentre dorme, esattamente come chi scrive. Sei sensibile e timorosa. Sei rumorosa, ma non t’imponi sulla scena, un po’ come chi ti ha accolto in casa. Assomigli così tanto alla tua “sorellina” e a me. Oggi posso presentarti per come sei: il mio regalo di compleanno, dei miei primi 50 anni. E chi c’ha messo lo zampino se non lo zio?!

 

Hai portato nuova vita, faremo un po’ di strada insieme, per quanto tempo? Non lo so, a lungo, magari, ma oggi è un altro tempo. Il nostro tempo, insieme, ad imparare ad amarci da zingare. E, come mi ha scritto Sarina: “la gattina farà il suo mestiere e troverà la porta da sola, tu imponiti solo di accudirla. Non devi metterci il cuore o la testa. Solo le mani e il respiro. Perché lei farà il resto”. Queste parole sono state il mio balsamo, in quel profondo giorno di “spaesamento”. 

Sarebbe bello riuscire a riempire almeno un giorno. Riempirlo di opere e brividi e dettagli, senza lasciare fuori neanche un minuto o un secondo. Chissà come tremerebbe il tempo a vederci così forti.

Forse, il tempo è troppo lento per coloro che aspettano, troppo rapido per coloro che temono, troppo lungo per coloro che soffrono, troppo breve per coloro che gioiscono, ma per coloro che amano il tempo è eternità. L’amore non può essere congelato nel freezer del lutto, l’amore può e deve continuare, in modo diverso, con chi arriva nella tua vita, accanto a chi se ne va.

Il paradosso del donare il proprio tempo e amore ad un altro: regali un pezzo della tua vita che non sarà più tuo,
ma che proprio per questo non andrà perduto.

E’ questo che ho imparato da Minou, dallo zio, da Sonia, da Milady, che sto imparando da me in questo viaggio in “solitaria” abbracciando chi arriva

E tante altre “presenze d’amore” mi hanno portata fin qui. Una sorta di famiglia allargata nata dal ritrovarsi, ancora una volta, orfana. Alcuni sapranno riconoscersi in questo racconto…

Milady

Il tempo sistema tutto

Nankurunaisa.
Credo sia una delle parole più belle del mondo.
E’ giapponese e significa “con il tempo si sistema tutto”.

Il tempo, a volte, sembra che non passi, è come una rondine che fa il nido sulla grondaia, esce ed entra, va e viene, ma sempre sotto i nostri occhi.

Il tempo si muove in una direzione, i ricordi in un’altra. 

Benvenuta First Milady Sguardi Dolci, in questo nuovo viaggio insieme. Milady, questo è il nome che, alla fine, ho scelto per te, in con-divisione, e sei un po’ come la rondine che annuncia la primavera “dentro casa”. Una nuova direzione che, allo stesso tempo, cavalca l’onda dei ricordi. Il tempo è un assassino e porta via con sé ogni nostro secondo. E ha sempre un alibi. Lui non c’era dove eravamo noi, esisteva in qualche altro luogo.

Milady regina

Oggi, in questo tempo, però, TU sei il mio regalo del cuore in questo mezzo secolo di vita, in mare aperto e con l’onda lunga, ma scriveremo altre pagine, un anno dopo. Insieme. Ci stai?

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Capodanno. Nuovo o ricondizionato?

Capodanno. Un nuovo Capodanno. Cosa ho fatto a Capodanno? Ho chiuso senza salvare. Il mio bilancio di fine anno non è stato approvato.

E’ stato un anno in salita, il 2021, fin da Capodanno. Di notizie urticanti, difficili, di cambia-menti, di progetti saltati, di malattie nella mia famiglia, di legami e amori complicati, ma sempre educativi, di quelli che sanno insegnarti qualcosa anche quando “sulla carta” senti di aver perso, di rincorse contro il tempo, per fermare il tempo. Di viaggi e traversate in solitaria, di cammini a due, ma non due. Di salvataggi disperati, di illusioni che profumavano, sempre, di realtà. Un anno di perdite: del cuore e fisiche. Un anno dove la morte, quella che più temevo, di lei, ha bussato alla mia porta fino a sfondarla. Un anno di tempeste, di temporali, di fulmini a ciel sereno e di tsunami. Quelli che che fendono il cielo, mandando in frammenti anche il più silenzioso e mite dei silenzi. Un anno di rivoluzione del cuore, di movimenti, di determinazioni così potenti da andar incontro alla violenza dell’Universo quando non si ha paura di essere coerenti, ogni giorno. Un anno di incontri, di legami, intensi e veloci, tutti o quasi balsami d’amore, anche quando nati e abortiti sul nascere o quasi. Un anno dove ho imparato a consolidare ciò che c’era, realmente, e si è spezzato, naturalmente, ciò che non “serviva” più consentendo – mi piace crederlo – ad ognuno di seguire i propri cammini, senza rancore o giudizio, ma nella piena consapevolezza e accettazione dell’impermanenza della vita, con tutti i suoi transiti. Alcuni si sono sfilacciati altri defilati e, in altri ancora, sono scivolata io, con la naturalezza, credo, con la quale vi ho fatto ingresso. Un anno di chiusure, non di muri, ma di maggiore intimità, complice l’abbandono, per ritrovarmi, per conoscermi, davvero, a fondo, senza doverci essere, per forza, per tutti. Un anno di “confini”. Un anno di percorsi di crescita e incontri davvero “fortunati”, affatto casuali.  Un anno, dopo anni ad allenare la mia pazienza, tenacia e fiducia verso l’altro, nel quale qualcuno ha trovato la Via, anche grazie alla mia incondizionata dedizione. Tanti, molti, sapranno ritrovarsi in queste parole, credo. Chi più chi meno…

Capodanno. Nuovo o ricondizionato?

Però, ora, che siamo arrivati alla fine dell’anno, qualcuno mi spieghi la trama! E’ stato un anno di amore, di conflitto, di sogni ad occhi aperti, di affanno, di salite col fiato corto, ma di avventure pazzesche, dentro casa, principalmente, grazie o a causa della Covid-19 e con tutte le restrizioni del caso, fase dopo fase, di conquista di libertà, sancite dai dpcm e dal cuore, dalle lotte di fede, che non scorderò tanto facilmente.

Un anno dove la morte, 14 anni dopo, ha fatto irruzione in casa mia, nelle mie case, nel mio cuore, togliendomi tanta della Milena che conosco da vicino, quella che sorride sempre, ma insegnandomi tanto, sulla vita, su di lei, su chi era e non era, su chi può diventare, nonostante tutto. Il vuoto di Minou, va detto, fa rumore.

Poi,  ancora, il confronto su temi delicati e sfide difficili, non si è fermato a quel vuoto, continua, mi ha presentato il conto, nell’ultima settimana dell’anno e, dulcis, ieri.

Baci

Tregua e rifugio di Capodanno

Cosa c’è da capire, da approfondire quando la vita ti mette davanti a prove così difficili? Tutte insieme, come a negarti, nella sua durezza, una possibile e sana tregua del cuore? Per prendere respiro, ogni tanto, per toccare la riva, per ritornare a galla.

Avrei solo bisogno di una tregua.
E di un rifugio.

Ogni tanto bisognerebbe dare una tregua alle nostre colpe, e conceder loro il beneficio del perdono. Troviamo sempre il modo, spesso, di sentirci in colpa quando accadono le cose, di meritarcele, non sembra anche a voi? Anche quando non riusciamo più a tornare “indietro”, sulla strada di “casa”…

Poi, mi ripeto. Datti tempo, datti tregua, datti spazio, datti serenità.
Esci dai tuoi conflitti. Vai a visitare il cielo, incontra un albero, innamorati di un filo d’erba.
Non sei solo là fuori, anche se pensi di esserlo.
Crea un nido di luce dentro di te. Sii pronto ad accogliere ciò che il mondo ti darà.
Prima o poi qualcosa arriva, stanne certa!

Il mio 2021, oggi

Voglio un tempo che è tregua, tra il sollievo di un conflitto finito e la paura di un tuono in arrivo.

Importante, nel frattempo, non sentirmi n bilico su qualcosa che si finge tregua, ma è solo resa.

Negozierò una tregua col mio karma: gli darò ragione a patto che si dimentichi di me e io di lui. Come? Decidere di trasformarlo..!

Benvenuto 2022

È arrivato il 2022. Mi piacerebbe urlare al vento “GIOIE POTETE SMETTERE DI NASCONDERVI. VI STO ASPETTANDO!”

Scusa 2022, non è per diffidenza, ma usciamo da una storia difficile con due anni, possiamo dare una sbirciatina prima di entrare?

[…] Ricordo, con tenera compassione, i creatori del “Il 2020 sarà l’anno della ripresa” e “Nel 2021 finirà la crisi”. Gli stessi che, oggi,  presentano “2022, adesso sì che è l’anno buono”.

Non so, speriamo che il 2022 non sia la “variante” del 2021. Confesso che mi piacerebbe vedere il trailer del 2022. Così, solo per farmi un’idea. Eppure, se tutto dipende da noi, occorre imparare a gettare nuove cause, anche se, dopo l’anno appena trascorso, è il 2022 che deve scrivere una lista di buoni propositi nei miei confronti!

Tra i propositi del nuovo anno, però, (io) scelgo con cura:
– A chi dare confidenza

– A chi fare una confidenza

– Con chi prendersi della confidenza

– Ad essere Pace e creare la Pace.

E poi arrivano quegli eventi che ti fanno capire che la pace con te stessa in realtà era solo una tregua. Non era davvero La Pace.
Lasciatemi, però, una tregua e prendetevi tutto il resto.
Tra le altre cose che vorrei: un attimo di tregua, un respiro non a vuoto, un po’ di fiducia incondizionata.

Buon Anno! Nuovo o ricondizionato? E va bene, lascia che sia, a volte, le migliori cose iniziano con un finale burrascoso.

Forse.

Addio 2021 e benvenuto (…) 2022!

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TWOW art, il progetto che porta l’arte in ufficio come ‘collante’ lavorativo

TWOW art: arte e lavoro può essere un connubio destinato ad avere un grande futuro. Il progetto innovativo TWOW art, che unisce entrambi i settori, verrà presentato e lanciato venerdì 3 dicembre alle ore 18 in via Lomellini 2, presso l’agenzia di Genova specializzata in digital marketing, che ne è autrice, con la prima mostra “Atlantide 2.0.2.1.”. 

 

TWOW art, il progetto che porta l’arte in ufficio come ‘collante’ lavorativo

Il nome TWOW ART trae ispirazione dall’idea di inserire l’arte in un contesto lavorativo. Nasce come uno spazio innovativo che promuove la creatività, la contaminazione e la libera espressione. Un punto di incontro tra gli artisti e l’ecosistema dell’Agenzia (team, collaboratori e clienti), dunque, dove fisico e digitale si fondono in un tutt’uno.

Come primo balzo in avanti l’agenzia TWOW ha scelto un’iniziativa molto simbolica: il progetto “Atlantide 2.0.2.1”, coordinato da Elena Arvigo, che si propone di rispondere alla domanda: “Dov’è il teatro oggi?” attraverso una serie di podcast e video realizzati da 30 artisti della scena contemporanea da tutta Italia.

Il progetto Atlantide 2.0.2.1

Il nome Atlantide rimanda all’ottavo continente (continente dal latino “continere”= tenere insieme) che raccoglie e unisce artisti che rivendicano la possibilità di ritrovarsi, finalmente, nell’azione creativa e in una comunità autentica, che sia in relazione con se stessa e con il pubblico, anche se virtuale, dopo tanti mesi di separazione.

«Due anni fa, quando abbiamo svelato la nuova sede di Via Lomellini al team – afferma Emanuela Genovesi, co-fondatrice di TWOW – ci siamo dati l’obiettivo di far vivere questi spazi non soltanto come ufficio, ma anche come cuore pulsante della cultura genovese». «I nostri spazi – ribadisce Genovesi – hanno enormi potenzialità, vogliamo sfruttarli per sostenere gli artisti dandogli visibilità presso la nostra rete e partecipando, a modo nostro, al rilancio della cultura».

Twow_mostra

TWOW art si propone quale promotore del lavoro di questa comunità artistica, mettendo a disposizione i suoi spazi fisici e digitali, per creare diversi percorsi di visita esperienziali.

La visita si può effettuare sia dal vivo, scrivendo a eventi@twow.it, sia online, visitando la pagina twow.it/twowart/atlantide-2-0-2-1 e fino al 30 gennaio 2022. E’, inoltre, possibile seguire l’attualità del progetto sui social dell’agenzia: Instagram: @twowdigital, Facebook: @twowdigital e LinkedIn: twow.

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano.
L’arte ci consente di trovare noi stessi e di perdere noi stessi nello stesso momento.

L’arte non ha bisogno di alcuna risposta. E’ una domanda che vuole restare tale.

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Minou…quello che mi manca di te sono io quando stavo con te

Minou…quello che mi manca di te sono io quando stavo con te. Sei riuscita a lasciarmi senza parole. Muta, con un dolore sordo, al petto. Mi sono sempre immaginata come sarebbe stata la mia vita senza di te e, alla fine, mi ci hai messo di fronte, davvero, alla tua morte. Le parole non scivolano, neppure in questo momento, ma sento di dovercele, oggi, un mese dopo.

Sei stata un grande esempio, il migliore, l’unica coinquilina possibile: adottarti, amarti, e prendermi cura di te, un privilegio. Mi hai insegnato, come solo tu potevi riuscirci, l’amore incondizionato, come ci si dedica, rinunciando anche alla libertà che tanto amo. Sono stati mesi difficili, questi ultimi, ma è valsa la pena ogni scambio d’amore, ogni cura “della speranza”, ogni paura del distacco, ogni sofferenza da abbandono, se penso alla vita da regine su e giù per l’Italia che abbiamo con-diviso fino a poco fa: zingare, sempre in movimento, sempre insieme, amata e fotografata da tutto il mondo. Eri tutto tranne che una gatta da appartamento. Ti sei abituata, subito, a vivere cavalcando la mia onda lunga.

Noi due

Hai riempito la mia vita, senza annoiarla mai, anzi. Mi hai tenuto compagnia quando il mio mondo, dentro e fuori, era un incendio. Sei arrivata con la responsabilità di colmare un pesante vuoto materno e ci siamo scelte, da subito. Ci siamo investite di tutti i ruoli affettivi possibili. Hai dato un senso al mio continuare a vivere a Genova in anni dove, come dire, solo una spavalda e testarda come me poteva insistere in terra ligure, matrigna, ostile, ma così sfidante, al tempo stesso. Quanto daimoku hai respirato, accanto a me, quanta Buddità in ogni tuo gesto…

tramonto per dueMinou Buddariflessi

Minou…quello che mi manca di te…

L’inizio è dolce, assurdo, felice. L’intreccio pieno di buona volontà, forte e carico di tensioni emotive. La fine, una lacerazione. Per un po’ (…) continuerò a urlare il tuo nome a me stessa, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà – dicono. Non lo so, ma non voglio viverti solo nel dolore dell’assenza. Hai deciso tu quando scegliere di andar via, esattamente come quando hai scelto di entrare nella mia vita, avanzando sulle mie gambe per dimostrarmi che mi avevi scelto. Non mi ero mai sentita così “scelta”, prima di allora. Cose che nascono, e non l’avresti mai detto. Altre, poi, che finiscono, e non l’avresti mai neppure immaginato facesse così male.

l'inizioMinou freddo

Un grande immenso amore “che si è spento”, ma solo fisicamente, di morte naturale, nella mia terra, a 180 all’ora, in movimento, come abbiamo sempre vissuto noi, e su quelle stesse gambe dalle quali sei arrivata dritta come un fuso a soli due mesi, con lo sguardo rivolto a noi. Eravamo insieme, come siamo stati in tutti questi anni, con lo zio. Noi tre. E, poi, hai trovato il modo davvero “mistico” di lasciarmi traccia di te, oltre le ceneri: la tua vertebra dorsale, ancora intatta (?…), e a forma di cuore, quasi a rincuorarmi “ehi, io sono ancora qui, ti sostengo sempre, in un altro modo, ma continuerò a farlo” e lo hai ribadito con “un pezzo di te”, di quel corpicino diventato così esile in pochi mesi, come se sentissi che mi servisse quella urgente rassicurazione di continuità.

Minou in viaggio

Un mese dopo…

Le parole, da quel lunedì nero 11 ottobre, se ne stanno zitte sulla soglia a un passo da te che resti fuori, e io non so come chiamarti e chiederti di tornare indietro. E’ così che nascono gli addii?

A partire da quel momento – da quel THE END – non so più chi fu a scrivere il libretto della nostra storia, però mi piacerebbe scoprirlo per dargli quel che si merita. Non riusciamo mai a capire davvero cosa ci fa innamorare di qualcuno, ma uno sguardo, una parola, un sorriso di colpo ci cambiano la vita e non torniamo più a essere quelli che eravamo.

Come abbiamo fatto a passare gli ultimi quasi 14 anni senza smettere mai di amarci e imparando sempre dall’altra? Come ha fatto, improvvisamente, la somma di tutta la presenza a trasformarsi in assenza?

Volenti o nolenti l’abbandono ci introduce, dal primo momento in cui lo subiamo, in una terra desolata che non conoscevamo, ci fa ascoltare un timbro inedito del dolore disperato e della fatica dell’esistere e del desiderare. Del sopravvivere.

Minou giochino

L’assenza

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. E’ così che finiscono gli amori “fisici”. Le labbra si stancano, i respiri si placano, i battiti diminuiscono, gli orizzonti si restringono. Senti solo il peso delle cose non fatte, e ti scordi di quelle vissute. E dal soffitto le domande ti guardano e non cercano neanche più risposta. Mi hai detto addio, sei sparita dietro le “montagne”, in piena pianura padana, ma posso alzarmi in piedi sul mio cuore per vederti ancora. Gli occhi che guardavano altrove, l’orologio che faceva il giro del polso e la luce che cominciava a tremare. A volte gli addii (2008-2021) possono essere insostenibili, sai?

in viaggio

O, forse, mi stavi preparando, e insegnando, a ricominciare dall’inizio ogni giorno? Dirci addio e perderci di vista. E poi subito cercarci e ritrovarci. Bisognerebbe vivere soltanto di inizi. Come due sconosciuti, che si hanno senza aversi mai del tutto.

Minou Sellia 

Senza di te…

Non sarà mai più la stessa cosa, senza di te, senza il tuo essere così esuberantemente femmina, geisha, intrigante, sempre attenta, sensibile e permalosa, viziata ma sempre così troppo adulta ed educata, fragile eppure forte per due, dolcissima e ingenua, alle volte. L’altra me, in tutto. Tu, sì, che solo guardandomi parlavi tutte le lettere dell’alfabeto. Un linguaggio – il nostro – fatto di gesti, di fisicità, quella che non tornerà più e di silenzi, quelli in compagnia dei quali mi hai lasciato, a litigare dentro di me. Ci devo proprio passare attraverso, eh già! Chi arriverà, dopo di te, non lo so ma, una cosa è certa, l’amore passionale e travolgente che ci ha “legate” in modo così simbiotico non sarà mai ripetibile, sarà diverso, un altro amore (?!). E’ stato un vero privilegio esser scelta a farti da mamma.

occhi che parlano

Trovo impronte di te ovunque, in casa, quella di Genova e poi a Modena, quando riuscirò a rimetterci piedi (…), fuori, in auto, dove abbiamo viaggiato insieme, appena un mese fa, quando ti hanno dimesso dal Pronto Soccorso modenese e mi illudevo ti avrei guarita, ancora una volta, come era già successo.

on the road

La morte per me è di difficile accettazione, ma tu lo sai bene, eh? Sei arrivata nove mesi dopo un altro durissimo abbandono, quello di mia mamma, e tu hai riempito ogni centimetro del mio cuore, della mia vita, degli spazi di casa con la tua ingombrante presenza d’amore. E’ difficile non cercarti, non percepire ancora il tuo sguardo, il tuo profumo di borotalco, i tuoi adorabili capricci, gli innumerevoli vizi dello zio ai quali mi sono sempre arresa. Trovo te in ogni dove e la tua “presenza” è davvero senza tempo e senza spazio.

Minou GenovaMinou Modena

C’è un momento in cui dal cuore qualcosa si stacca e cade

Per mare, in cielo, in terra, su due e quattro ruote… quante storie, quanti viaggi, quante case, quante città, quante emozioni, quanto amore abbiamo respirato e quanto donato… Quante vite abbiamo vissuto in una, quante emozioni allo stato puro, e l’adrenalina della nostra prima, e unica, vacanza in barca a vela di 30 giorni nella nostra amata isola: la Sardegna, la Maddalena. Siamo riuscite a convincere lo skipper amico a veleggiare con a bordo una gatta anche se, di fatto, ti faceva sempre un po’ di paura. Tante vite in una, ma chi se le scorda? Sarà tutto diverso, anche ritornarci, da sola, senza di te…

Minou in rada

C’è un momento in cui dal cuore qualcosa si stacca e cade. Lo riconosci subito. Non fa nessun rumore, apparentemente, ma il sangue gela e il cielo scappa da un’altra parte. E, come tredici anni fa, c’era sempre qualcuno accanto a me, a tenermi la mano, ad abbracciarmi, a con-dividere con me, con noi il peso di quel dolore ingombrante, di un vuoto improvviso e lacerante, a cercarmi laddove mi ero persa “dentro”. Lei, l’altra emme biologica del mio cuore. E lui, la nostra famiglia d’adozione. Abbiamo il cuore a sinistra e non al centro del petto per un semplice motivo: quando abbracciamo chi amiamo, il battito del loro cuore riempie il nostro lato vuoto. Ti ho stretta a me fino all’ultimo istante. Addosso a me, nella scatola di carta nella quale ti hanno adagiata, con quell’espressione, improvvisamente serena, propria di chi, indiscussa lottatrice nella vita, sceglie il meritato riposo, con al collo una piccola rosa del roseto di mamma per mano dello zio. Il culmine del mio vuoto l’ho raggiunto arrampicandomi su una cima che non esiste.
Il vuoto non è quello spazio dove cadi, ma quel tempo dove resti. Ad aspettare chi vorresti accanto.

Monica Milena Minou

Sei scivolata via troppo presto, da vecchietta, eppure, senza mai invecchiare, aggrappata a me, ascoltando, per tutto il tempo, quel mantra così familiare e al cui ritmo ti eri abituata a convivere: nam myoho renge kyo. Mi hai lasciato una specie di marchio, come  se la mia pelle fosse quella di una vacca, una di quelle a cui hanno stampato una lettera sulla natica con un ferro rovente. La emme, la mia iniziale del cuore preferita, nel mio caso, indelebile e intima perché la riconosco solo io, ma c’è.

Minou dallo zio

Storie e cicatrici: quello che manca 

Emme come Minou, eri davvero l’aristocratica degli Aristogatti, che poi, dal 22 ottobre, il tuo nome ha preso la forma di un pigmento nero che rimarrà per tutta la vita sulla mia caviglia insieme alle impronte delle tue zampine, sì, perché il viaggio non si ferma. Continua…

Alle volte, come adesso, cerco di rimuovere tutto, di  fuggire, di  chiudermi in un mondo che costruisco come una storia d’avventura. E così continuo a essere divisa tra una realtà che non accetto e una trama che risulta sempre incompiuta. Per il resto non so. Non so che avventura mi aspetta, sai? Mi piace pensare che qualcosa accadrà, consapevole, da buddista, che tutto parte da me, ma forse è solo l’ennesima trama che sto costruendomi per prendere scorciatoie sul dolore vivo, per addolcire, piano piano, la mia cicatrice.

Baci

Dovrei lasciare, invece, che quella storia divenga davvero una cicatrice. Le cicatrici possono essere molto utili. E anche  molto belle, affascinanti. E’ bello scorrere con le dita su un segno sottile e col pensiero su una traccia nell’anima. Con le cicatrici non ci si convive. Bisogna farne vanto, come i nobili tedeschi che ostentavano la mensur, la cicatrice dei duelli studenteschi, o i guerrieri che le mostrano con onore.

Mi ripeto:

“Fermati.

 Respira.

Vai fino in fondo, stavolta!

Agisci!”

Sopravviverti

Il mio scoglio è la perdita, la separazione da chi si ama, l’abbandono, la morte. Penso davvero che per me sia impossibile adattarmi a questo vivere. Sento il richiamo di una foresta, una montagna, un deserto, un mare, un’avventura, di tutti quei momenti in cui metti in  gioco solo il tuo corpo. Mi chiedo che cosa fare quando non sono da qualche parte nel mondo dove posso osservare senza intervenire. Il wu wei lo chiamano i cinesi questo atteggiamento mentale. E’ un concetto taoista molto sottile e  interessante.

Minou in viaggio

E’ la comunicazione, come l’energia, come il senso della storia: non segue una linea consequenziale rigorosa. E’ caotica, puro Caos, davvero. E questo non sono io a dirlo. A me piace pensarci, riflettere sul caos, sull’indeterminazione, sui nessi non causali ma casuali, sui principi stocastici. L’astrazione ci salverà. E’ la stessa che osservi in una foresta, in un deserto, in pieno mare o montagna, quando guardi scorrere le nubi, il movimento degli insetti, il cambiamento di colore su una foglia. 

tramonto per due

Un susseguirsi di cose, eventi, sensazioni, comparse che richiederebbero una scelta o una decisione, mentre io, qualche volta –  come questa, orfana e smarrita, spero che le cose accadano. Forse, non mi resta che la scelta di non scegliere, la decisione di attendere. Darmi tempo, fare spazio, non accelerare, rallentare, imparare ad amarti, ed amarmi, cercandoti altrove, annusando il tuo odore, che è rimasto, qui, con me. Il Buddismo è azione….vincere o perdere. Voglio vincere. Voglio tornare a sor-ridere. Voglio trasformare la mia sofferenza in un blocco di creta con il quale giocare e trasformare in belle forme. Voglio strappare la bellezza, ovunque essa sia, e regalartela. Sei sempre stata l’altra me, e la conferma è inequivocabile, adesso.

Quello che mi manca di te sono io quando stavo con te

Non ho mai diviso la mia libertà e i miei spazi, così a stretto gomito, con nessuno, sin da quando ero piccola, ribelle quale ero e sono rimasta. Poi, sei arrivata tu e… hai cambiato la mia vita. In meglio. Hai infranto tutte le mie regole, insegnandomi ad essere meno assolutizzante. Sei stata la parte migliore di me, lo sei, ancora. Lo rimarrai. Sempre.

sui tetti

Chi ti ama conosce le pagine dei libri che hai sottolineato, il tuo modo di ridere di nascosto, le canzoni che vorresti ballare lentamente sotto la pioggia. Chi ti ama ti prende la mano e ti conduce negli angoli più bui di te e ti mostra che non c’è nulla di cui aver paura.
Mai nessuno è tradito dall’amore puro.

E, detta alla Battisti…
Nei tuoi occhi
Innocenti
Posso ancora ritrovare
Il profumo di un amore puro
Puro come il tuo amor.

noi come i libri

Addio?

“Che cos’è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano sulla pianura finché le si vede appena come macchioline che si disperdono? È il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l’addio. Siamo sicuri? Eppure, devo iniziare a puntare avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli”. Quella sensazione, tal quale, che ritrovo, ironia della sorte, quasi a dimenticarmene, nelle parole del grande viaggiatore Jack Kerouac. Quella strada in cui, ora, suona il silenzio, la stessa strada condannata a non esistere… 

E, ancora, come scrive il mio maestro, Daisaku Ikeda, “Ogni cosa ha un inizio, passa attraverso tappe intermedie e arriva a una fine. La fine di una cosa significa l’inizio di un’altra. E’ necessaria una risoluta decisione per ripartire. E’ necessaria la luminosa fiamma dell’impegno e un voto appassionato”. (La nuova rivoluzione umana, Vol.30, p.71, Esperia).

La nostra storia non finisce qui, scriverò pagine di noi, racconti, romanzi, staremo insieme ancora, e ancora: te lo prometto “tubicina”. Il dolore non può togliermi anche la scrittura, non a lungo. La mia storia, da adesso in poi, non può essere di fogli bianchi. Tu non lo vorresti mai, lo so…anche se non ho mai capito quanto, e se, ti piacesse essere così sfacciatamente più social di me. Forse, il meglio di noi ha origine dal peggio di noi. Non è necessariamente un male. Ma è qualcosa che, forse, farei bene a mettere in conto.

Minou tubicina

L’ultimo gettito d’inchiostro per te è del 7 ottobre, davanti ad un tramonto da togliere il fiato sulle alture di Genova. Noi due, su due ruote, a sperimentare anche l’agopuntura come via alternativa a quella che speravo fosse “la cura” e scrivevo: “Non smetterò mai di sognare, avrò forza per vincere, coraggio per non mollare, pazienza per persistere”#minouandi 

ultimo gettito inchiostro

Quanto amore, bellezza, calore e vicinanza ha richiamato la “nostra” scomparsa: tu dalla mia vita, e io isolata nella mia tana fuori dal mondo. Nuove splendide amicizie cosmopolite, nate “davvero” e cresciute dal dolore di te, e dalla passione felina, ma verso le quali mi hai “traghettato” tu, per non lasciarmi annegare. Altre che ho lasciato andare, così, semplicemente. imparando ad osservare la mia nuova realtà ad occhi aperti. Un amore infinito, che non si può scrivere, ma solo vivere, in silenzio. Però, oggi, mi ripeto le stesse parole, quasi a darmi quella forza che mi merito, che meriti io faccia emergere.

Oggi

Non smetterò mai di sognare, avrò forza per vincere, coraggio per non mollare, pazienza per persistere#minouandi 

Qual è il modo più importante di ricordarti? E’ essere la persona che tu mi hai reso, almeno in parte, e vivere la vita che tu hai contribuito a plasmare. Essere la persona che tu hai contribuito a formare e vivere la vita che tu hai contribuito a modellare non sono solo il modo in cui posso ricordarti: sono il modo in cui devo onorarti. Credo.

minou cuore di nataleil ricordo

Mi manchi tantissimo, ma corri felice e libera… e portami sempre con te. Tra tutte le foglie dell’autunno saprò riconoscere l’unica che, invece di cadere, ha provato a volare. E me ne innamorerò ogni volta.

La tua assenza ha lasciato un vuoto che riempie tutto lo spazio del mio cuore. A distanza di un mese, temo davvero tanto il vuoto, non le catene, non il dolore, sai? La pura essenza del nulla che ti strangola dall’interno e non ti uccide mai. Che coraggio ha la speranza. Va a parlare con i sogni, con l’altrove e con le attese.

Però, va detto, mi sento una campionessa mondiale di vuoto sincronizzato. Hai presente come quando salti alle conclusioni e quelle si spostano, lasciandoti cadere nel vuoto? In quale tempo mi sono ritrovata oggi, in quale epoca? E perché questo sentore di tempesta e di vuoto non corrisponde al cielo azzurro che avevamo attorno?

Minou a prua

Buon vento, amore mio. Questo siamo state noi. Siamo. Continueremo ad essere, per sempre. 

Con tutto il mio cuore, 

la tua mamma.

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Alla scoperta di dieci luoghi fiabeschi in Italia

Alla scoperta di luoghi fiabeschi e spettacolari della nostra penisola, così straordinari da non sembrare reali. L’Italia è un Paese che conserva in ogni suo angolo decine e decine di meraviglie. Luoghi che fanno innamorare chiunque vi ci metta piede e che restano impressi nell’anima. Luoghi che sembrano davvero usciti dalle fiabe. Posti unici, romantici, onirici, carichi di un’atmosfera particolare in cui sembra di tornare bambini.

Alla scoperta di dieci luoghi fiabeschi in Italia

Scopriamo insieme alcuni dei posti da favola da vedere almeno una volta nella vita. Luoghi magici che ci portano in un’altra dimensione di spazio e tempo, facendoci vivere come in una fiaba. Ecco, allora una “top ten list” di città, borghi, castelli, paesaggi naturali, da visitare assolutamente. Perfetti per un viaggio romantico e a caccia di meraviglie.

Top ten list

Vi propongo, dunque, la mia top list dei dieci posti da favola, pieni di suggestioni e scorci fantastici, nel Belpaese. Scopriamoli insieme…

Castello di Sammezzano, Reggello, Toscana

Un castello moresco nel cuore della Toscana, un luogo spettacolare costruito a metà ‘800. La villa-castello di Sammezzano si trova a Leccio, frazione del Comune di Reggello, a circa 30 chilometri da Firenze. Si erge su una collina proprio sopra il paese ed è circondata da un grande parco di 187 ettari, di cui 50 “parco storico”. Tenuta di caccia in epoca medicea, nel 1605 la proprietà venne acquistata dagli Ximenes D’Aragona. Fino alla metà dell’800 ebbe l’aspetto di una classica villa toscana. Da quella data il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, con un lavoro durato oltre 40 anni, diede al castello la veste attuale.

castello_sammezzano_reggello

Grazie alla grande disponibilità economica ed alla vasta cultura, affascinato dalla moda orientalistica diffusa in tutta Europa, Ferdinando realizzò un edificio unico, il più importante esempio di arte Orientalistica in Italia ed in Europa. Nel 2016, in seguito alla candidatura presentata da “Save Sammezzano” e alla sua contestuale attività di raccolta voti online e cartacei, Sammezzano è risultato il primo classificato tra “I luoghi del Cuore”.

castello sammezzano con il parco

Intorno al castello Ferdinando realizzò uno dei parchi storici più vasti della Toscana, con oltre 100 specie arboree esotiche. Molte di queste sono scomparse, ma il parco resta ancora famoso per le numerose sequoie presenti (Sequoia Sempervirens e due esemplari di Sequoiadendron Gigantea) tra cui spicca la cosiddetta “Sequoia Gemella”, albero monumentale che con i suoi 53,96 metri è risultato essere il secondo albero più alto d’Italia.

Ponte del Diavolo, Borgo a Mozzano – Toscana

Si chiama Ponte della Maddalena, ma tutti lo conoscono come Ponte del Diavolo: una delle costruzioni più originali di tutta la Toscana e si trova a Borgo a Mozzano, tra Lucca e la Garfagnana. Il suo profilo così singolare ha ispirato numerosi artisti e fatto fiorire svariate congetture mitologiche sulla sua costruzione. Secondo la leggenda, infatti, il ponte fu costruito da San Giuliano che, non riuscendo a completarlo per l’eccessiva difficoltà, chiese aiuto al diavolo in persona, promettendogli in cambio l’anima del primo essere vivente che vi fosse passato sopra. Una volta terminato il ponte, San Giuliano vi tirò sopra un pezzo di focaccia, attirandovi un cane e beffando così Satana. Tuttavia, le notizie storiche certe sulla costruzione del ponte sono scarse. C’è chi ne attribuisce la costruzione a Matilde di Canossa (1046-1125) e chi riferisce di un restauro da parte del nobile Castruccio Castracani (1281-1328).

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Parco di Bomarzo, Viterbo

In provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia Laziale si trova il Sacro Bosco di Bomarzo, meglio conosciuto come Parco dei Mostri: un autentico tesoro nascosto tutto da scoprire, immerso in un’atmosfera irreale e gotica. All’interno di questo bosco, sarete catapultati in un mondo fantastico, popolato di animali mitologici e giganteschi mostri di pietra che, da oltre 500 anni, incutono timore, sorpresa e meraviglia in ogni visitatore che lo attraversi, ovvero da quando l’architetto Pirro Ligorio lo realizzò su commissione del Principe Pier Francesco Orsini.

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Tra studiosi, artisti ed intellettuali di ogni epoca, sono stati in molti ad interrogarsi sulle reali intenzioni del Principe Orsini e sui significati nascosti disseminati nel parco. Qui, il visitatore viene condotto attraverso un percorso fatto di grandi statue, edifici surreali, iscrizioni ed indovinelli – che lo sorprendono e lo disorientano continuamente – capace di stimolare l’intelligenza e la cultura del visitatore. Una sorta di percorso iniziatico, dove riprendendo le parole del Principe stesso fosse possibile “sfogare il core”, ma anche stupire gli occhi degli ospiti. Un mondo fantastico, tra sogno e realtà, un continuo gioco di richiami mitologici ed enigmi, tra statue di sirene, mostri marini, tartarughe giganti, satiri, sfingi, draghi, maschere, falsi sepolcri e giochi illusionistici.

arco dei Mostri in Bomarzo, province of Viterbo, Lazio, Italy

Giardino di Ninfa, Latina

Giardino di Ninfa è l’oasi realizzata dalla famiglia Caetani, sulle antiche rovine dell’omonima città medievale, a metà tra un Paradiso perduto e un luogo che esiste solo nell’immaginazione. Uno splendido esempio di poesia e architettura medievale che sorge ai piedi dei monti Lepini nella provincia di Latina. Qui, da marzo a novembre, soltanto alcuni giorni dell’anno, e al fine di preservare il delicato equilibrio ambientale, sono organizzate delle visite guidate per immergersi nella realtà incontaminata dove molti scrittori, Virgina Woolf, Truman Capote, Ungaretti, Moravia, hanno trovato l’ispirazione per le loro creazioni, un vero salotto letterario.

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Nel 1976, è stata istituita un’Oasi del Wwf a sostegno della flora e della fauna di questo luogo unico. Oggi, l’oasi si presenta come una pittoresca rovina con avanzi di un castello, di palazzi, di chiese, di campanili medievali, il tutto abbracciato da una ricca vegetazione. Dal monte sgorgano abbondanti ruscelli che formano un laghetto. La visita è particolarmente piacevole nei mesi di aprile maggio, quando la fioritura è al suo massimo splendore.

Isola Santa, Toscana

Sulle rive di un piccolo lago, circondato da boschi di castagno e da alte montagne, sorge Isola Santa, luogo incantevole di villeggiatura in ogni stagione dell’anno. Un angolo nascosto nel cuore delle Apuane e un villaggio solitario fuori da ogni tempo. Il borgo poggia sulle rovine dell’antico hospitale, meta di sosta per i viandanti che attraversavano le Apuane, tra la Versilia e la Garfagnana. Si hanno notizie certe sull’hospitale a partire dal 1260, ma la sua nascita è certamente più antica. Dal 1880 la strada del Cipollaio assicura ben più agevoli collegamenti, avendo sostituito l’impervio tracciato alto-medievale che correva un tempo nel fondovalle.

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Le casette di pietra, dai tetti in ardesia, sono quanto resta del nucleo originario, in parte sommerso dalle acque del bacino artificiale. Pittoresco e ben conservato, il paesino offre soggiorni pieni di fascino, per la bellezza dei panorami e il silenzioso fruscìo delle foreste. Un posto ideale per raccogliere funghi, pescare trote selvatiche e dedicarsi all’escursionismo.

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Burano, isola di Venezia

E’ una delle tre isole principali della laguna di Venezia, insieme a Murano e Torcello. Eletta una delle 10 città più colorate al mondo, è facile capire il perché appena si arriva: le mura delle tipiche case colorate di Burano creano un mix di tinte e colori vivaci dando vita a numerose leggende e all’impressione di aver fatto un tuffo nel passato. Una leggenda narra che le facciate delle case di Burano sono colorate perché i marinai del luogo le pitturavano per poterle riconoscere nei giorni di nebbia. Burano, l’isola arcobaleno, con i suoi colori audaci e forme tradizionali, sembra, in alcuni scorci, un villaggio fatto di zucchero, coloranti e caramelle, uscito dal sogno di un bambino. Se da un lato le case colorate sono ciò che salta subito all’occhio, la vera specialità di Burano è l’arte del merletto ad ago. In tutta l’isola, infatti, si possono trovare negozi di merletti dalle forme eleganti e intricate, risultato di una tradizione artigiana che si sta lentamente perdendo.

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Borghetto, Valeggio sul Mincio – Verona

Borghetto sul Mincio è un luogo magico dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo, tra mulini ad acqua, mura antiche e giardini fioriti. Una piccola frazione del comune di Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona, che ha saputo conservare inalterato il suo spettacolare aspetto medievale di stazione fortificata sul fiume. Oggi, il piccolo centro di Borghetto sul Mincio è dominato dalla massiccia presenza del Ponte Visconteo, chiamato anche Pontelungo dagli abitanti della zona, un ponte-diga di 650 metri costruito nel 1395 sul corso del fiume con l’intento di far deviare il Mincio dal suo letto che conduce fino a Mantova. Da Borghetto, lungo la sponda del fiume Mincio, parte la pista ciclabile che, utilizzando la ferrovia in disuso Mantova-Peschiera, arriva a Peschiera del Garda costeggiando il fiume per lunghi tratti. 

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Castello Scaligero, Sirmione

Il castello è il primo saluto che Sirmione dà ai suoi visitatori: unico punto d’accesso al centro storico, fu costruito attorno al XIII secolo per proteggere il borgo e il porto. Il passaggio pedonale sulle acque del lago è attualmente collocato dove una volta c’era il ponte levatoio. Il castello, che negli anni ha visto aggiungersi la darsena e la recinzione del borgo, rappresenta un raro esempio di fortificazione a uso portuale. All’aspetto romanzesco del castello si unisce la leggenda medievale dell’amore dei due giovani che lo abitavano, il castello fu trasformato in luogo di tragedia da un omicidio (a sfondo passionale ovviamente). 

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Giungere a Sirmione e trovarsi di fronte la splendida rocca è un’esperienza che resta impressa nel cuore e nella mente. Con il suo perfetto stato di conservazione e la sua posizione strategica all’ingresso della cittadina, il castello scaligero è pronto ad avvolgerti con la sua storia. E, quando cala la sera, Sirmione acquisisce un fascino fiabesco: le suggestive luci colorate illuminano la rocca con delicatezza, riflettendosi nelle acque del lago e trasmettendo una sensazione di pace e di relax.

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Isola di Loreto, Lago d’Iseo

Galleggia splendida nelle placide acque del lago d’Iseo su uno sperone di roccia a strapiombo, a pochi passi dalla costa orientale e dalla graziosa località di Carzano: l’isola di Loreto è una perla di rara bellezza, con il suo fascino selvaggio e un’incantevole villa con torri e merli, che emerge dalla folta vegetazione, circondata dal mistero. Stiamo parlando di un’isola privata, sulla quale da moltissimo tempo è impedito l’accesso a chiunque. Ed è forse questo a renderla ancora più suggestiva, avvolta così tra i suoi mille segreti che si perdono indietro nel tempo.

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Circondata da pini, larici e piante esotiche, la sua bellezza selvaggia continua ad incantare i turisti. Potete ammirarla dal Borgo di Monte Isola (Montisola per i Bresciani). Secondo le numerose testimonianze emerse sul territorio, pare che questo minuscolo fazzoletto di terra fosse abitato già all’epoca dei romani, ma è solo nel ‘400 che venne acquistata dalle Suore di Santa Chiara di Brescia, le quali vi fecero costruire un convento.

Rocchetta Mattei, Bologna

Il fiabesco castello di Rocchetta Mattei si trova a Grizzana Morandi, sulla strada statale nº 64 Porrettana, nella città metropolitana di Bologna, e fu costruito per volere di Conte Cesare Mattei sui resti di una vecchia fortezza dove si trasferì nel 1859. Lo studioso dedicò quasi tutta la vita allo studio dell’elettromeopatia, la terapia medica da lui inventata basata sull’abbinamento di granuli medicati e liquidi detti “fluidi elettrici”, proprio in questo castello, che modificò molte volte nel corso degli anni rendendolo un labirinto di scale a chiocciola, mosaici, loggiate e stanze decorate. La fusione di differenti stili architettonici come il gotico-medievale e quello moresco rendono il castello un luogo davvero ipnotico.

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Sorge sulle rovine dell’antica Rocca di Savignano sull’Appennino bolognese. Restaurata per due terzi dalla Fondazione Carisbo, che ne è proprietaria, dopo anni di chiusura ha riaperto al pubblico nel 2015, grazie all’intesa tra Città metropolitana e Unione Comuni Appennino Bolognese e all’impegno del Comune di Grizzana Morandi che, insieme alle associazioni di volontariato del territorio, ne assicura la fruibilità. Lo sapevate che, originariamente, era solo Grizzana poi, nel 1985, il Comune ha modificato il toponimo aggiungendovi il cognome del pittore Giorgio Morandi, che a lungo vi soggiornò.

 

Luoghi incantanti, emozioni d’altri tempi, angoli nascosti. Ho smesso di credere alle favole, ma mi piace ancora ascoltarle, leggerle e…scriverle.

Le fiabe aiutano a ricordare, a rivivere, a esplorare il mondo, a classificare persone, destini, avvenimenti. Aiutano a costruire le strutture dell’immaginazione, che sono le stesse del pensiero. A stabilire il confine tra le cose vere e le cose inventate. Insomma, se le fiabe non esistessero bisognerebbe inventarle…

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Fast Liguria scende in campo in difesa degli autoferrotranvieri

Fast Liguria scende in campo, e a gamba tesa, per gli autoferrotranvieri, in differente linea di tendenza, sull’attuale e discussa questione dell’eventuale obbligo vaccinale, nel posto di lavoro non sanitario, con un comunicato, dell’11 agosto scorso, indirizzato agli autoferrotranvieri, con il quale si dichiara contraria – in assenza di una precisa legge dello Stato – ad imposizioni aziendali, o di altra natura, che mettano in pericolo quel diritto di scelta dei conducenti di bus e metropolitane, protetto dalla Costituzione all’art. 32 secondo comma.

Fast Liguria scende in campo in difesa degli autoferrotranvieri

E, precisamente: “In assenza di una legge dello Stato – un eventuale obbligo vaccinale imposto agli autoferrotranvieri non soltanto costituirebbe un pericoloso precedente per un diritto costituzionale, ma sarebbe discutibile, anche alla luce dei comportamenti prudenziali, peraltro adottati da oltre un anno, che hanno visto i conducenti di bus isolati, con un distanziamento sul mezzo, assicurato da una catenella, e con il costante utilizzo della mascherina. Ciò detto non va inteso come un modo per NON assicurare il diritto alla salute e alla mobilità, sia per i dipendenti delle aziende di trasporto pubblico come l’AMT sia per gli utenti che quotidianamente salgono a bordo di bus e metro, in questo periodo caratterizzato dalla pandemia da Coronavirus che si protrae da marzo 2020.

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Posizione netta a tutela dei diritti

Fast/Confsal non è nuova a prese di posizioni nette e chiare sui diritti degli autoferrotranvieri tanto che, da circa due mesi, e a livello nazionale, ha contestato l’attuale sistema del conteggio delle ore lavorate dagli autoferrotranvieri, dove vengono segnate e pagate soltanto quelle alla guida e non le soste, oltre a tutte le ore – in cui il conducente resta a disposizione dell’azienda. Questo produce una stortura nel salario effettivo” – sostiene Fast/Confsal -, ma, soprattutto, genera un maggiore sfruttamento psico-fisico del conducente e, con maggior rischio, alla lunga, di inidoneità fisica.

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“Proseguiremo sulla linea di chiara e netta tutela e promozione dei diritti degli autoferrotranvieri – conclude il Segretario Regionale della Fast/Confsal Liguria, Mario Pino, sulla questione dei tentativi di obbligo anticostituzionale, sul tema dell’orario di lavoro, su una maggior tutela contro le aggressioni sui mezzi pubblici, sulla pulizia degli automezzi e, non solo, sulle cento questioni, grandi e piccole, che condizionano la vita di lavoro della categoria, sia attraverso la costituzione della nostra nuova rappresentanza sindacale aziendale, in AMT, sia attraverso tutti gli altri strumenti sindacali a nostra disposizione”.

Fast Confsal Liguria

Pertanto, gli autoferrotranvieri, sia vaccinati che non vaccinati, che approvino tali nostre posizioni, troveranno, certamente, ascolto e tutela nella Fast Liguria, la quale, come Sindacato, ha il dovere di difendere il posto di lavoro e i diritti dei lavoratori. Fast Liguria, ribadisce, quindi, la propria contrarietà ad ogni tipo di obbligo anticostituzionale per i lavoratori, dei quali va garantita la libertà e la tutela di tutti i diritti.

Le scelte parlano di noi, si sa. Sono le nostre scelte, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacitàMa si sceglie per proseguire, non per essere compresi. 

 

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Italia on the road in dieci tappe

Italia on the road, i viaggi coast to coast in macchina regalano un senso di libertà impareggiabile, l’euforia di sentirsi gli unici padroni della strada, quel brivido che nasce dal scoprire continuamente nuovi posti, ascoltando solo i propri desideri e le fantasie dell’avventuriero che alberga in noi.

Ecco, allora, un reportage speciale tutto ‘piezz’e core’, lungo le coste del Belpaese, che voglia essere una stuzzicante idea per un road trip, tra scorci di blu e paesaggi mediterranei.

Italia on the road in dieci tappe

  • Costiera Amalfitana

  • Sicilia Occidentale

  • Sicilia Orientale

  • Dalla riviera di Levante a quella di Ponente, Liguria

  • Da Ancona a San Benedetto del Tronto, Marche

  • Da Cagliari a Carloforte, Sardegna meridionale

  • Costa dei Trabocchi, Abruzzo

  • Basilicata coast to coast

  • Da Trani a Gallipoli, Puglia

  • Da San Nicola Arcella a Reggio Calabria, Calabria 

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10 itinerari lungo le coste del Belpaese

  • Costiera Amalfitana, Campania

La Costiera Amalfitana è un incanto tra natura, arte e bellezza riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Prende il suo nome proprio da questa cittadina, Amalfi, che fu la prima delle quattro repubbliche Marinare. Un tratto di 50 chilometri di costa a sud della Penisola Sorrentina, nella regione Campania, caratterizzata da ripide scogliere e da una costa frastagliata costellata di piccole spiagge e villaggi di pescatori color pastello.

Sospesa come una terrazza tra le acque blu del Tirreno e il blu del cielo, e soprannominata Divina Costiera, è diventata, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, meta prediletta delle vacanze, soprattutto del jet set mondiale.

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La costiera è, inoltre, la terra delle zagare e dei limoni dove la macchia mediterranea digrada verso il mare tra borghi pittoreschi e antiche ville. La Costiera è percorsa dalla Strada Statale 163, considerata una delle più belle strade panoramiche d’Italia, e si snoda lungo il golfo di Salerno attraversando 14 borghi, uno più bello dell’altro: Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare e Agerola. In auto, percorrendo la mitica 163, vedrete cupole dorate, maioliche colorate, case color pastello, ville dai giardini lussureggianti e limoni.

  • Lungo la costa della Sicilia nord-occidentale 

Bastano almeno dieci giorni e, se volete evadere in un altro mondo, pur restando in Italia, visitare la Sicilia è quel che fa per voi. Un ricco patrimonio artistico e culturale, mare che rapisce il cuore e una cucina squisita, è quanto basta per l’ideale road trip estivo.

Ma, se non avete tempo da dedicarle, allora si può pensare di visitare la costa occidentale e quella orientale in due viaggi distinti. Iniziando dalla prima, il vostro viaggio potrebbe partire da Cefalù, incantevole borgo sul mare nella Sicilia settentrionale, per poi andare alla volta di Palermo, con una breve sosta a Bagheria per i cinefili che vogliono vedere i luoghi dove è stato girato Baarìa di Giuseppe Tornatore.

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Poi, una volta arrivati a Palermo, concedetevi dei giorni per ammirare le sue bellezze, scoprire la Palermo arabo-normanna, la suggestiva cattedrale di Monreale e le spiagge di Mondello. A questo punto, riprendete l’auto, in direzione golfo di Castellammare, probabilmente il più bello di tutta la Sicilia.

La piccola città costiera di Castellammare vale una sosta, ma poi lasciate l’auto ed esplorate l’incontaminata Riserva Naturale dello Zingaro e il selvaggio paesaggio costiero costellato da invitanti calette e pittoreschi insediamenti rurali. Volendo fare una piccola deviazione verso l’interno, poi, si possono visitare le antiche rovine di Segesta.

Ritornando sulla costa, vi consiglio di vedere Scopello, un piccolo borgo con poche case abitate, una piazzetta e profumo di “pane cunzato” per strada. Scopello, dal greco Scopelos, (letteralmente scogli), deve il suo nome alla presenza dei due bellissimi faraglioni che emergono fieri dalle acque cristalline. Continuando sulla punta di Capo San Vito sorge San Vito Lo Capo, rinomata località balneare che vanta una bellissima spiaggia a forma di mezzaluna.

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Bene, si riparte verso Trapani, il cui centro storico sorge in una lingua di terra a forma di falce che un tempo rappresentava un importante crocevia nei traffici commerciali tra Cartagine e Venezia. Mettete in conto, assolutamente, di vedere il tramonto ad Erice, suggestivo borgo medievale che sovrasta il porto di Trapani.

Arroccato sulla cima del monte omonimo, il borgo medievale di Erice svetta dall’alto dei suoi 750 metri, godendosi un’eccezionale vista panoramica che guarda al golfo di Trapani ed alle isole Egadi da un lato ed alla vallata del Valderice dall’altro, abbracciando le campagne dell’entroterra siculo. Piccolo ed incredibilmente autentico, Erice è un dedalo di viuzze lastricate che scorrono tra chiese, piazze ed antichi cortili e che invoglia i suoi visitatori alla scoperta.

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Da Trapani ci si può imbarcare su un traghetto diretto alle isole Egadi, tra cui l’imperdibile Favignana, oltre a Levanzo, Marettimo, l’isolotto di Formica e lo scoglio di Maraone. Oppure, proseguite scendendo alle saline di Trapani e Marsala, le più antiche d’Europa, tra distese bianche e mulini a vento.

Da qui, prendete una barca per un breve tragitto fino all’isola di Mozia, che custodisce uno dei siti archeologici fenici più belli d’Europa. Proseguite ancora per Marsala, la capitale di una delle maggiori regioni vitivinicole della Sicilia. Marsala, città di storia, di vino e di mare, offre tante attrazioni ai suoi visitatori.

E’ una città di grande fascino sia quando la si guarda dall’alto, arrivando con un aereo, sia quando la si raggiunge dal mare o dalla terra. La nave punica, il parco archeologico con i suoi preziosi reperti, lo storico sbarco di Garibaldi con i suoi Mille, il centro storico, curato e accogliente, con i suoi monumenti, le chiese, i musei raccontano la storia di una città dal passato importante e prestigioso.

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Scendete ancora verso Mazara del Vallo, che fu una delle più importanti città della Sicilia saracena, per poi dirigervi verso Selinunte, importante sito archeologico. Si potrebbe poi fare una sosta a Sciacca, il borgo marinaro in provincia di Agrigento, in Sicilia, un museo a cielo aperto nonché città turistica e termale e, prima di continuare a scendere ancora verso Agrigento, dove vedere la Valle dei Templi e il suo parco archeologico caratterizzato dall’eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico.

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Non perdetevi per nessun motivo la Scala dei Turchi, una parete rocciosa che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte e che si presenta come uno splendido gioiello bianco abbagliante che fa da cornice all’azzurro limpido del mare. Nell’agosto del 2007 è stata presentata all’UNESCO, da parte del comune di Realmonte, una richiesta ufficiale affinché questo sito geologico, insieme alla villa romana, sia inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità.

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  • Lungo la costa della Sicilia orientale 

Ora, vi suggerisco di esplorare l’altra costa della Sicilia, quella orientale, e il road trip può partire da Taormina, perla della Sicilia e tappa obbligata anche solo per vivere la magia di una serata al Teatro Greco, le cui rovine si stagliano sull’azzurro del mare. Dall’alto della sua collina, Taormina offre bellissimi scorci sul litorale con l’Etna sullo sfondo. Ora, si può fare tappa ad Acireale, nota per il suo carnevale, il barocco e le bellezze naturalistiche, prima di arrivare a Catania, la regina dello stile Barocco sullo Jonio: uno scrigno di palazzi barocchi e suggestive chiese, adagiata in una valle di agrumi. 

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Continuando a scendere si arriva a Siracusa, una città che nell’antichità gareggiava per importanza e bellezza con Atene. Il nome Siracusa deriva dal termine Syraka (abbondanza d’acqua), per la presenza di ricche sorgenti. Luogo affascinante e suggestivo che Cicerone definì “la più bella città della Magna Grecia”.

Da non perdere, a Siracusa, la zona più affascinante di Ortigia, la piccola isola di Ortigia rappresenta la zona più antica della città di Siracusa, ed è ricca di meraviglie naturali e architettoniche. Il suo nome deriverebbe dal greco antico ortyx che significa “quaglia”. 

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Si continua a scendere verso Noto, la capitale del barocco, e la Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari, famosa per la spiaggia di Calamosche. È un’area dove potrete trovare differenti ambienti naturali, zone di acqua dolce, saline, dune costiere e chilometri di spiagge

Scendendo ancora lungo la costa orientale si arriva a Marzamemi, un villaggio di pescatori oggi diventato un borgo alla moda. Marzamemi (nome che deriva dall’arabo “Marsà al hamen”, Rada delle Tortore), è un piccolo borgo marinaro della provincia di Siracusa, a pochi chilometri di distanza da Pachino e dalla barocca Noto.

Sorge e si sviluppa interamente sul mare. La sua nascita risale intorno all’anno mille, quando gli Arabi costruirono qui la Tonnara, che per molti secoli fu la principale dell’intera Sicilia Orientale. Questo borgo, per come oggi ci appare risale al ‘700 quando la Famiglia Villadorata, modificò la Tonnara ampliandone gli spazi, costruendo la chiesa di San Francesco di Paola, e le case dei pescatori.

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Rientrando leggermente verso l’interno si arriva a Modica, dove assaggiare il suo rinomato cioccolato, e poi a Ragusa, altra città del barocco della Val di Noto, e il capoluogo più a sud d’Italia, che viene solitamente nominata come città dei due patroni, dei tre ponti e spesso definita l’isola nell’isola. 

Ritornando sulla costa raggiungete Punta Secca, diventata famosa per Il commissario Montalbano. Qui, infatti, si trova la villa che nella serie è la casa del protagonista. A poca distanza si trova Donnalucata, un tempo villaggio di pescatori e, oggi, importante luogo di villeggiatura. Se, invece, si prosegue verso la costa occidentale si arriverà ad Agrigento.

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  • Dalla riviera di Levante a quella di Ponente, Liguria

Da quella di Levante a quella di Ponente, la riviera ligure offre un viaggio on the road tra profumo di pesto, blu del mare e borghi marinari con i tipici carruggi da scoprire con calma. Si parte da La Spezia che si affaccia sul meraviglioso Golfo dei Poeti per poi iniziare a risalire la costa e raggiungere le Cinque Terre, i famosissimi cinque borghi a picco sul mare, incastonati sulle alte scogliere di un’area naturalistica protetta dall’Unesco. In auto si incontrano nell’ordine Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso.

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Si prosegue poi per Sestri Levante, conosciuto come “paese dei due mari” per la sua posizione tra le due baie, la baia delle favole, così soprannominata da Hans Christian Andersen, e la baia del silenzio, chiamata così da Giovanni Desclazo.

Continuate verso Chiavari e il suo centro ricco di storia, per proseguire verso Rapallo e le sue colline verdeggianti, e arrivare a Portofino, borgo di pescatori con case color pastello, boutique esclusive e ristoranti con specialità di pesce si affacciano sulla Piazzetta acciottolata che domina il porto, dove sono attraccati mega yacht.

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Quindi, verso Santa Margherita Ligure, con paesaggi marini e collinari di suggestiva bellezza, incastonata tra la natura incontaminata e, dulcis, a Camogli, un vero gioiello della Riviera Ligure, abbracciata dalle acque limpide del Golfo Paradiso, all’estremità occidentale del promontorio di Portofino. La città dei mille bianchi velieri, della sagra del pesce e della Stella Maris.

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Si prosegue poi per Genova, il capoluogo ligure, la Superba, dove scoprire il fascino dell’antica Repubblica marinara e della Lanterna. Il Porto Antico, la Cattedrale di San Lorenzo, il Palazzo Ducale, Acquario e la Biosfera. E i Palazzi dei Rolli, il Teatro Carlo Felice, Porta Soprana e la Casa di Colombo. Dal romantico borgo di Boccadasse al trenino di Casella e…tanto altro. Scriverei  per ore della “mia città”. Vorrei parlarvi della sua gente, così “diffidente” verso i foresti (chiunque venga da fuori città come chi scrive), ma con così tanta voglia di aprirsi al mondo; vorrei raccontarvi della sua storia, quando i genovesi solcavano i mari con le loro barche; vorrei ricordare i suoi personaggi famosi, da Cristoforo Colombo a De André, a Don Gallo e… tante storie da raccontare.

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E così, si giunge alla riviera di Ponente. Una delle prime soste potrebbe essere Celle Ligure, un borgo rinomato per il settecentesco palazzo Ferri. Sempre costeggiando il mare si arriva, poi a Savona, dove merita di fermarsi a vedere almeno le due icone della città: la Fortezza del Priamar, costruita nel ‘500 dai genovesi per proteggere la città, e la Torre del Brandale del XII secolo e poggia su archivolti gotici che, dal versante della Vecchia Darsena, sono l’ingresso al centro storico di Savona.

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Continuate verso Noli, selezionato tra i borghi più belli d’Italia dove alcune delle 72 torri ricordano il suo glorioso passato da Repubblica marinara. Proseguite verso la Baia dei Saraceni e poi verso Varigotti, caratteristico “borgo saraceno”, con i vivaci colori dei suoi intonaci e gli edifici squadrati, e la qualità delle sue spiagge, diventato una famosa località turistica dal forte tratto distintivo marinaresco.

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Proseguite verso Finale Ligure, oggi capitale del free climbing sulle numerose falesie di granito, e concludete l’itinerario a Sanremo, la città dei fiori e del Festival della Canzone Italiana, salvo non vogliate spingervi fino in Costa Azzurra, un nome, un mito. Eppure, un territorio ancora da scoprire, dietro alla Promenade des Anglais a Nizza e alle spiagge lungo il Mediterraneo.

  • Da Ancona a San Benedetto del Tronto, Marche 

Spiagge selvagge, antichi borghi e fitti boschi, le Marche sono una regione ancora poco esplorata, ideale da percorrere in auto. Partendo da Ancona, fondata dagli antichi Greci e importante porto durante l’Impero romano, è una città d’arte con un centro storico ricco di monumenti e con una storia millenaria e uno dei principali centri economici della regione. Quindi, proseguite verso sud per l’antico villaggio di pescatori di Portonovo e il meraviglioso Parco del Conero. Qui, verdeggianti pinete ricoprono pareti di roccia bianchissima che si stagliano su acque turchesi e cobalto. Scendendo ancora più a sud nel Parco del Conero si arriva alle spiagge di ghiaia di San Michele e dei Sassi Neri, completamente immerse nel verde e nella natura incontaminata.

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Poco distante, il centro storico di Sirolo offre un bel panorama dalla terrazza della piazzetta. Lasciando il Parco del Conero alle spalle e dirigendosi verso l’entroterra, raggiungete Osimo, o Auximum ai tempi dell’Impero Romano, dove tutto racconta la storia dell’antica colonia.

Poi, una sosta a Filottrano, il cui centro storico, racchiuso all’interno delle mura castellane, è ricco di scorci suggestivi sulle valli circostanti. Proseguite, poi, per visitare gli antichi borghi sulle colline marchigiane tra cui Montefano, Loreto, Camerano e Recanati, che diede i natali a Giacomo Leopardi.

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Ogni borgo ha un suo fascino e una storia da raccontare. Ritornando poi sulla costa dirigetevi verso Torre di Palme, un borgo romantico con stradine acciottolate, case in pietra, balconi fioriti e una spettacolare terrazza che domina il mare. Concludete il vostro road trip a San Benedetto del Tronto e Grottammare, incantevole cittadina dalla forte tradizione marinara e cuore pulsante della Riviera delle Palme.

Grottammare

Se, invece, da Ancona partite verso nord potrete raggiungere la storica strada panoramica di San Bartolo che collega Gabicce Mare, il comune più a settentrione della regione Marche, al confine con l’Emilia-Romagna, a Pesaro.

Nata in riva al mare alla fine del 1800, bagnata dall’Adriatico, con la sua cultura, la sua dimensione e i suoi ritmi a misura d’uomo, i suoi patrimoni di ieri e di oggi, ha fatto dell’ospitalità una vocazione che vuole ancora oggi crescere e conquistare l’attenzione dei turisti. È una strada molto suggestiva da percorrere in auto che attraversa il Parco Naturale del Monte San Bartolo tra il blu del mare e le colline ‘vestite’ di ginestre.

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  • Da Cagliari a Carloforte, Sardegna meridionale 

La Sardegna è tutta da scoprire, ma la parte meridionale è quella meno conosciuta, meno turistica e più selvaggia. Il sud dell’isola, dunque, è l’ideale da esplorare in auto, percorrendo la panoramica strada statale della Sulcitana che si snoda lungo tutto il litorale meridionale.

Partendo da Cagliari, affacciata sul Golfo degli Angeli e circondata dalle imponenti torri e bastioni del Quartiere del Castello, potreste percorrere la strada della Sulcitana verso est, attraversando la Costa Rei fino ad arrivare a Villasimius, rinomata per le sue spiagge bianchissime e il suo mare trasparente.

Oppure, potreste percorrere il litorale in senso opposto, verso ovest, passando per le caraibiche spiagge di Chia, Pula, dove vedere l’importante sito archeologico di Nora e gli antichi nuraghi, e Cala Cipolla, fino ad arrivare all‘isola di San Pietro e alla suggestiva Sant’Antioco.

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L’isola di San Pietro di fronte alla costa sulcitana è un’isola suggestiva con scogliere alte e frastagliate che degradano in un mare cristallino, calette incantevoli e un unico centro abitato, Carloforte, uno splendido borgo fondato da famiglie liguri. A tutt’oggi, conserva lingua e cultura dei fondatori, le famiglie di pescatori originarie di Pegli. Sant’Antioco, invece, dà il nome all’isola maggiore del Sulcis, che fu colonia fenicio-punica, città romana e oggi borgo di mare dal fascino speciale. È un viaggio on the road in un paesaggio aspro, dalla vegetazione rigogliosa e il tempo scorre lento.

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  • Costa dei Trabocchi, Abruzzo

La Costa dei Trabocchi è un tratto del litorale abruzzese, esteso lungo la strada statale 16 Adriatica che si può percorrere in auto per un bellissimo viaggio on the road. Il litorale è così chiamato per la diffusa presenza di trabocchi, antiche macchine da pesca su palafitta, oggi trasformate in ristoranti sull’acqua.

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Si parte quindi da Vasto, all’estremo sud dell’Abruzzo, per cominciare a risalire la costa verso la riserva naturale di Punta Aderci, uno dei tratti costieri più suggestivi della regione. Si arriva a San Vito Chietino, un piccolo borgo che sorge su uno sperone roccioso da cui godere di un panorama mozzafiato sul mare sottostante.

Si raggiunge poi Ortona, antica città romana, oggi una delle più belle località balneari della Costa dei Trabocchi. Continuate a risalire il litorale abruzzese fino a Francavilla al Mare, un delizioso centro balneare, famoso già dalla seconda metà dell’800.

Ripartite poi in direzione Pescara, città natale di Gabriele D’Annunzio, per poi ripartire verso Montesilvano, grazioso borgo sul mare. Continuate a risalire la costa fino a Roseto degli Abruzzi.

  • Basilicata coast to coast

Chi ha visto il film “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo? Beh, viene voglia di esplorare la Basilicata, da una costa all’altra, alla scoperta di antichi borghi, natura incontaminata e spiagge meravigliose. C’è chi ha percorso l’itinerario a piedi, in bici, in moto o in auto, ma lascio voi la scelta.

Si parte da Maratea, perla del Tirreno, si sale verso la montuosa Trecchina, poi verso Lauria, paese natale dell’attore e regista Rocco Papaleo, quindi Latronico, paese noto per le acque termali, e Tramutola, dove l’allegria contagia le piazze del paese. Attraverso strade impervie e paesini arroccati si arriva poi ad Aliano, il paese di confino del grande poeta, scrittore e pittore, Carlo Levi. Si passa poi per Craco, il paese fantasma, e si punta poi verso la costa Jonica, raggiungendo Scanzano Jonico, nota località balneare, un tempo parte della Magna Grecia, e quindi Policoro e Nova Siri.

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  • Da Trani a Gallipoli, Puglia 

La Puglia è uno stato d’animo, almeno così dicono i pugliesi. E’ proprio così e, dunque, immergetevi in questa terra meravigliosa tra borghi bianchi, distese di ulivi e spiagge caraibiche. Si parte da Trani, che affascina per il castello svevo e la meravigliosa cattedrale sul mare.

Proseguendo verso l’interno si può raggiungere velocemente Castel del Monte con le sue affascinanti torri ottagonali, sito Unesco.

La fortezza del XIII secolo fatta costruire da Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia e ribattezzata “la fortezza dei misteri”. Ritornando sulla costa si raggiunge Bari, La Parigi del Mediterraneo, e il suo labirintico centro storico, Barivecchia, che occupa un promontorio tra due porti, per poi proseguire verso Polignano a Mare, arroccato su scogliere a picco sul mare.

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Il nucleo più antico della cittadina sorge su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare Adriatico a 33 chilometri a sud del capoluogo. Si scende poi verso Ostuni, la citta bianca del Salento. Volendo fare una piccola deviazione verso l’interno, si può esplorare la Valle d’Itria o Terra dei Trulli, visitando incantevoli borghi come Locorotondo, Cisternino e Alberobello.

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Si continua a scendere a sud verso Lecce, la perla del Salento nota per gli edifici stile barocco, e passando per Torre dell’Orso si raggiunge la bellissima Otranto, il punto più a Oriente d’Italia, a circa 30 km da Lecce, su uno sperone roccioso che scende a picco sul mare. Così si lascia la costa adriatica per raggiungere la costa ionica e concludere l’itinerario a Gallipoli, dove perdersi tra vicoli bianchi e spiagge da sogno.

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  • Da San Nicola Arcella a Reggio Calabria, Calabria 

E, per finire, un road trip lungo la costa tirrenica della Calabria vi farà scoprire la bellezza di una regione meravigliosa, ma spesso sottovalutata. Partite da San Nicola Arcella, un villaggio arroccato sulle colline della Riviera dei Cedri, celebre per le sue bellezze naturali e architettoniche, per vedere l’incantevole Arco Magno e poi iniziate a scendere lungo la costa. Ora, fate una deviazione verso l’interno per vedere Cosenza, città dal fascino decadente, detta anche Città dei Bruzi, è una delle città più antiche della Calabria e sorge sui sette colli nella valle del Crati, alla confluenza con il Busento, e poi tornate sulla costa e dirigetevi a Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, un borgo rinomato per la produzione del tartufo, nonché punto d’inizio della Costa degli Dei.

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La città ha un suggestivo centro storico arroccato sulla scogliera e delle ampie spiagge spesso deserte lambite da un mare cristallino. Continuate a scendere lungo la costa superando Vibo Marina, da cui ci si imbarca per le isole Eolie, e raggiungete Tropea, perla della Calabria, costruita su una roccia alta 60 metri a picco sul mar Tirreno. Dici Tropea e pensi subito a sole, mare, e panorami indimenticabili.

Sorge lungo la costa degli Dei, anche detta la Costa Bella per i panorami suggestivi e per la vicinanza alle splendide Isole Eolie. Esplorate le bellissime spiagge nei dintorni, da non perdere quelle di Capo Vaticano.

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Proseguite così verso Scilla, pittoresco borgo della Costa Viola incastonato su uno sperone roccioso a picco sul mare e affacciato sullo stretto di Messina. La parte più antica e suggestiva è la località Chianalea, denominata anche piccola Venezia per le case galleggianti sull’acqua.

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Fate una breve sosta nella vicina Favazzina per un tuffo al mare e per i suoi rinomati limoni da mangiare con il sale. Concludete l’itinerario a Reggio Calabria, la più antica colonia greca fondata in Italia meridionale, oggi una bella città dove vedere i famosi Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale.

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I viaggi, la strada, l’avventura, l’andare verso. A volte si percorrono strade che il cuore non capisce
e la mente non sa spiegare.
Ma l’anima lo sa.

Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le persone,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.

E, per dirla alla Jack Kerouac, “le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita”.

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