TWOW art, il progetto che porta l’arte in ufficio come ‘collante’ lavorativo

TWOW art: arte e lavoro può essere un connubio destinato ad avere un grande futuro. Il progetto innovativo TWOW art, che unisce entrambi i settori, verrà presentato e lanciato venerdì 3 dicembre alle ore 18 in via Lomellini 2, presso l’agenzia di Genova specializzata in digital marketing, che ne è autrice, con la prima mostra “Atlantide 2.0.2.1.”. 

 

TWOW art, il progetto che porta l’arte in ufficio come ‘collante’ lavorativo

Il nome TWOW ART trae ispirazione dall’idea di inserire l’arte in un contesto lavorativo. Nasce come uno spazio innovativo che promuove la creatività, la contaminazione e la libera espressione. Un punto di incontro tra gli artisti e l’ecosistema dell’Agenzia (team, collaboratori e clienti), dunque, dove fisico e digitale si fondono in un tutt’uno.

Come primo balzo in avanti l’agenzia TWOW ha scelto un’iniziativa molto simbolica: il progetto “Atlantide 2.0.2.1”, coordinato da Elena Arvigo, che si propone di rispondere alla domanda: “Dov’è il teatro oggi?” attraverso una serie di podcast e video realizzati da 30 artisti della scena contemporanea da tutta Italia.

Il progetto Atlantide 2.0.2.1

Il nome Atlantide rimanda all’ottavo continente (continente dal latino “continere”= tenere insieme) che raccoglie e unisce artisti che rivendicano la possibilità di ritrovarsi, finalmente, nell’azione creativa e in una comunità autentica, che sia in relazione con se stessa e con il pubblico, anche se virtuale, dopo tanti mesi di separazione.

«Due anni fa, quando abbiamo svelato la nuova sede di Via Lomellini al team – afferma Emanuela Genovesi, co-fondatrice di TWOW – ci siamo dati l’obiettivo di far vivere questi spazi non soltanto come ufficio, ma anche come cuore pulsante della cultura genovese». «I nostri spazi – ribadisce Genovesi – hanno enormi potenzialità, vogliamo sfruttarli per sostenere gli artisti dandogli visibilità presso la nostra rete e partecipando, a modo nostro, al rilancio della cultura».

Twow_mostra

TWOW art si propone quale promotore del lavoro di questa comunità artistica, mettendo a disposizione i suoi spazi fisici e digitali, per creare diversi percorsi di visita esperienziali.

La visita si può effettuare sia dal vivo, scrivendo a eventi@twow.it, sia online, visitando la pagina twow.it/twowart/atlantide-2-0-2-1 e fino al 30 gennaio 2022. E’, inoltre, possibile seguire l’attualità del progetto sui social dell’agenzia: Instagram: @twowdigital, Facebook: @twowdigital e LinkedIn: twow.

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano.
L’arte ci consente di trovare noi stessi e di perdere noi stessi nello stesso momento.

L’arte non ha bisogno di alcuna risposta. E’ una domanda che vuole restare tale.

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Minou…quello che mi manca di te sono io quando stavo con te

Minou…quello che mi manca di te sono io quando stavo con te. Sei riuscita a lasciarmi senza parole. Muta, con un dolore sordo, al petto. Mi sono sempre immaginata come sarebbe stata la mia vita senza di te e, alla fine, mi ci hai messo di fronte, davvero, alla tua morte. Le parole non scivolano, neppure in questo momento, ma sento di dovercele, oggi, un mese dopo.

Sei stata un grande esempio, il migliore, l’unica coinquilina possibile: adottarti, amarti, e prendermi cura di te, un privilegio. Mi hai insegnato, come solo tu potevi riuscirci, l’amore incondizionato, come ci si dedica, rinunciando anche alla libertà che tanto amo. Sono stati mesi difficili, questi ultimi, ma è valsa la pena ogni scambio d’amore, ogni cura “della speranza”, ogni paura del distacco, ogni sofferenza da abbandono, se penso alla vita da regine su e giù per l’Italia che abbiamo con-diviso fino a poco fa: zingare, sempre in movimento, sempre insieme, amata e fotografata da tutto il mondo. Eri tutto tranne che una gatta da appartamento. Ti sei abituata, subito, a vivere cavalcando la mia onda lunga.

Noi due

Hai riempito la mia vita, senza annoiarla mai, anzi. Mi hai tenuto compagnia quando il mio mondo, dentro e fuori, era un incendio. Sei arrivata con la responsabilità di colmare un pesante vuoto materno e ci siamo scelte, da subito. Ci siamo investite di tutti i ruoli affettivi possibili. Hai dato un senso al mio continuare a vivere a Genova in anni dove, come dire, solo una spavalda e testarda come me poteva insistere in terra ligure, matrigna, ostile, ma così sfidante, al tempo stesso. Quanto daimoku hai respirato, accanto a me, quanta Buddità in ogni tuo gesto…

tramonto per dueMinou Buddariflessi

Minou…quello che mi manca di te…

L’inizio è dolce, assurdo, felice. L’intreccio pieno di buona volontà, forte e carico di tensioni emotive. La fine, una lacerazione. Per un po’ (…) continuerò a urlare il tuo nome a me stessa, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà – dicono. Non lo so, ma non voglio viverti solo nel dolore dell’assenza. Hai deciso tu quando scegliere di andar via, esattamente come quando hai scelto di entrare nella mia vita, avanzando sulle mie gambe per dimostrarmi che mi avevi scelto. Non mi ero mai sentita così “scelta”, prima di allora. Cose che nascono, e non l’avresti mai detto. Altre, poi, che finiscono, e non l’avresti mai neppure immaginato facesse così male.

l'inizioMinou freddo

Un grande immenso amore “che si è spento”, ma solo fisicamente, di morte naturale, nella mia terra, a 180 all’ora, in movimento, come abbiamo sempre vissuto noi, e su quelle stesse gambe dalle quali sei arrivata dritta come un fuso a soli due mesi, con lo sguardo rivolto a noi. Eravamo insieme, come siamo stati in tutti questi anni, con lo zio. Noi tre. E, poi, hai trovato il modo davvero “mistico” di lasciarmi traccia di te, oltre le ceneri: la tua vertebra dorsale, ancora intatta (?…), e a forma di cuore, quasi a rincuorarmi “ehi, io sono ancora qui, ti sostengo sempre, in un altro modo, ma continuerò a farlo” e lo hai ribadito con “un pezzo di te”, di quel corpicino diventato così esile in pochi mesi, come se sentissi che mi servisse quella urgente rassicurazione di continuità.

Minou in viaggio

Un mese dopo…

Le parole, da quel lunedì nero 11 ottobre, se ne stanno zitte sulla soglia a un passo da te che resti fuori, e io non so come chiamarti e chiederti di tornare indietro. E’ così che nascono gli addii?

A partire da quel momento – da quel THE END – non so più chi fu a scrivere il libretto della nostra storia, però mi piacerebbe scoprirlo per dargli quel che si merita. Non riusciamo mai a capire davvero cosa ci fa innamorare di qualcuno, ma uno sguardo, una parola, un sorriso di colpo ci cambiano la vita e non torniamo più a essere quelli che eravamo.

Come abbiamo fatto a passare gli ultimi quasi 14 anni senza smettere mai di amarci e imparando sempre dall’altra? Come ha fatto, improvvisamente, la somma di tutta la presenza a trasformarsi in assenza?

Volenti o nolenti l’abbandono ci introduce, dal primo momento in cui lo subiamo, in una terra desolata che non conoscevamo, ci fa ascoltare un timbro inedito del dolore disperato e della fatica dell’esistere e del desiderare. Del sopravvivere.

Minou giochino

L’assenza

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. E’ così che finiscono gli amori “fisici”. Le labbra si stancano, i respiri si placano, i battiti diminuiscono, gli orizzonti si restringono. Senti solo il peso delle cose non fatte, e ti scordi di quelle vissute. E dal soffitto le domande ti guardano e non cercano neanche più risposta. Mi hai detto addio, sei sparita dietro le “montagne”, in piena pianura padana, ma posso alzarmi in piedi sul mio cuore per vederti ancora. Gli occhi che guardavano altrove, l’orologio che faceva il giro del polso e la luce che cominciava a tremare. A volte gli addii (2008-2021) possono essere insostenibili, sai?

in viaggio

O, forse, mi stavi preparando, e insegnando, a ricominciare dall’inizio ogni giorno? Dirci addio e perderci di vista. E poi subito cercarci e ritrovarci. Bisognerebbe vivere soltanto di inizi. Come due sconosciuti, che si hanno senza aversi mai del tutto.

Minou Sellia 

Senza di te…

Non sarà mai più la stessa cosa, senza di te, senza il tuo essere così esuberantemente femmina, geisha, intrigante, sempre attenta, sensibile e permalosa, viziata ma sempre così troppo adulta ed educata, fragile eppure forte per due, dolcissima e ingenua, alle volte. L’altra me, in tutto. Tu, sì, che solo guardandomi parlavi tutte le lettere dell’alfabeto. Un linguaggio – il nostro – fatto di gesti, di fisicità, quella che non tornerà più e di silenzi, quelli in compagnia dei quali mi hai lasciato, a litigare dentro di me. Ci devo proprio passare attraverso, eh già! Chi arriverà, dopo di te, non lo so ma, una cosa è certa, l’amore passionale e travolgente che ci ha “legate” in modo così simbiotico non sarà mai ripetibile, sarà diverso, un altro amore (?!). E’ stato un vero privilegio esser scelta a farti da mamma.

occhi che parlano

Trovo impronte di te ovunque, in casa, quella di Genova e poi a Modena, quando riuscirò a rimetterci piedi (…), fuori, in auto, dove abbiamo viaggiato insieme, appena un mese fa, quando ti hanno dimesso dal Pronto Soccorso modenese e mi illudevo ti avrei guarita, ancora una volta, come era già successo.

on the road

La morte per me è di difficile accettazione, ma tu lo sai bene, eh? Sei arrivata nove mesi dopo un altro durissimo abbandono, quello di mia mamma, e tu hai riempito ogni centimetro del mio cuore, della mia vita, degli spazi di casa con la tua ingombrante presenza d’amore. E’ difficile non cercarti, non percepire ancora il tuo sguardo, il tuo profumo di borotalco, i tuoi adorabili capricci, gli innumerevoli vizi dello zio ai quali mi sono sempre arresa. Trovo te in ogni dove e la tua “presenza” è davvero senza tempo e senza spazio.

Minou GenovaMinou Modena

C’è un momento in cui dal cuore qualcosa si stacca e cade

Per mare, in cielo, in terra, su due e quattro ruote… quante storie, quanti viaggi, quante case, quante città, quante emozioni, quanto amore abbiamo respirato e quanto donato… Quante vite abbiamo vissuto in una, quante emozioni allo stato puro, e l’adrenalina della nostra prima, e unica, vacanza in barca a vela di 30 giorni nella nostra amata isola: la Sardegna, la Maddalena. Siamo riuscite a convincere lo skipper amico a veleggiare con a bordo una gatta anche se, di fatto, ti faceva sempre un po’ di paura. Tante vite in una, ma chi se le scorda? Sarà tutto diverso, anche ritornarci, da sola, senza di te…

Minou in rada

C’è un momento in cui dal cuore qualcosa si stacca e cade. Lo riconosci subito. Non fa nessun rumore, apparentemente, ma il sangue gela e il cielo scappa da un’altra parte. E, come tredici anni fa, c’era sempre qualcuno accanto a me, a tenermi la mano, ad abbracciarmi, a con-dividere con me, con noi il peso di quel dolore ingombrante, di un vuoto improvviso e lacerante, a cercarmi laddove mi ero persa “dentro”. Lei, l’altra emme biologica del mio cuore. E lui, la nostra famiglia d’adozione. Abbiamo il cuore a sinistra e non al centro del petto per un semplice motivo: quando abbracciamo chi amiamo, il battito del loro cuore riempie il nostro lato vuoto. Ti ho stretta a me fino all’ultimo istante. Addosso a me, nella scatola di carta nella quale ti hanno adagiata, con quell’espressione, improvvisamente serena, propria di chi, indiscussa lottatrice nella vita, sceglie il meritato riposo, con al collo una piccola rosa del roseto di mamma per mano dello zio. Il culmine del mio vuoto l’ho raggiunto arrampicandomi su una cima che non esiste.
Il vuoto non è quello spazio dove cadi, ma quel tempo dove resti. Ad aspettare chi vorresti accanto.

Monica Milena Minou

Sei scivolata via troppo presto, da vecchietta, eppure, senza mai invecchiare, aggrappata a me, ascoltando, per tutto il tempo, quel mantra così familiare e al cui ritmo ti eri abituata a convivere: nam myoho renge kyo. Mi hai lasciato una specie di marchio, come  se la mia pelle fosse quella di una vacca, una di quelle a cui hanno stampato una lettera sulla natica con un ferro rovente. La emme, la mia iniziale del cuore preferita, nel mio caso, indelebile e intima perché la riconosco solo io, ma c’è.

Minou dallo zio

Storie e cicatrici: quello che manca 

Emme come Minou, eri davvero l’aristocratica degli Aristogatti, che poi, dal 22 ottobre, il tuo nome ha preso la forma di un pigmento nero che rimarrà per tutta la vita sulla mia caviglia insieme alle impronte delle tue zampine, sì, perché il viaggio non si ferma. Continua…

Alle volte, come adesso, cerco di rimuovere tutto, di  fuggire, di  chiudermi in un mondo che costruisco come una storia d’avventura. E così continuo a essere divisa tra una realtà che non accetto e una trama che risulta sempre incompiuta. Per il resto non so. Non so che avventura mi aspetta, sai? Mi piace pensare che qualcosa accadrà, consapevole, da buddista, che tutto parte da me, ma forse è solo l’ennesima trama che sto costruendomi per prendere scorciatoie sul dolore vivo, per addolcire, piano piano, la mia cicatrice.

Baci

Dovrei lasciare, invece, che quella storia divenga davvero una cicatrice. Le cicatrici possono essere molto utili. E anche  molto belle, affascinanti. E’ bello scorrere con le dita su un segno sottile e col pensiero su una traccia nell’anima. Con le cicatrici non ci si convive. Bisogna farne vanto, come i nobili tedeschi che ostentavano la mensur, la cicatrice dei duelli studenteschi, o i guerrieri che le mostrano con onore.

Mi ripeto:

“Fermati.

 Respira.

Vai fino in fondo, stavolta!

Agisci!”

Sopravviverti

Il mio scoglio è la perdita, la separazione da chi si ama, l’abbandono, la morte. Penso davvero che per me sia impossibile adattarmi a questo vivere. Sento il richiamo di una foresta, una montagna, un deserto, un mare, un’avventura, di tutti quei momenti in cui metti in  gioco solo il tuo corpo. Mi chiedo che cosa fare quando non sono da qualche parte nel mondo dove posso osservare senza intervenire. Il wu wei lo chiamano i cinesi questo atteggiamento mentale. E’ un concetto taoista molto sottile e  interessante.

Minou in viaggio

E’ la comunicazione, come l’energia, come il senso della storia: non segue una linea consequenziale rigorosa. E’ caotica, puro Caos, davvero. E questo non sono io a dirlo. A me piace pensarci, riflettere sul caos, sull’indeterminazione, sui nessi non causali ma casuali, sui principi stocastici. L’astrazione ci salverà. E’ la stessa che osservi in una foresta, in un deserto, in pieno mare o montagna, quando guardi scorrere le nubi, il movimento degli insetti, il cambiamento di colore su una foglia. 

tramonto per due

Un susseguirsi di cose, eventi, sensazioni, comparse che richiederebbero una scelta o una decisione, mentre io, qualche volta –  come questa, orfana e smarrita, spero che le cose accadano. Forse, non mi resta che la scelta di non scegliere, la decisione di attendere. Darmi tempo, fare spazio, non accelerare, rallentare, imparare ad amarti, ed amarmi, cercandoti altrove, annusando il tuo odore, che è rimasto, qui, con me. Il Buddismo è azione….vincere o perdere. Voglio vincere. Voglio tornare a sor-ridere. Voglio trasformare la mia sofferenza in un blocco di creta con il quale giocare e trasformare in belle forme. Voglio strappare la bellezza, ovunque essa sia, e regalartela. Sei sempre stata l’altra me, e la conferma è inequivocabile, adesso.

Quello che mi manca di te sono io quando stavo con te

Non ho mai diviso la mia libertà e i miei spazi, così a stretto gomito, con nessuno, sin da quando ero piccola, ribelle quale ero e sono rimasta. Poi, sei arrivata tu e… hai cambiato la mia vita. In meglio. Hai infranto tutte le mie regole, insegnandomi ad essere meno assolutizzante. Sei stata la parte migliore di me, lo sei, ancora. Lo rimarrai. Sempre.

sui tetti

Chi ti ama conosce le pagine dei libri che hai sottolineato, il tuo modo di ridere di nascosto, le canzoni che vorresti ballare lentamente sotto la pioggia. Chi ti ama ti prende la mano e ti conduce negli angoli più bui di te e ti mostra che non c’è nulla di cui aver paura.
Mai nessuno è tradito dall’amore puro.

E, detta alla Battisti…
Nei tuoi occhi
Innocenti
Posso ancora ritrovare
Il profumo di un amore puro
Puro come il tuo amor.

noi come i libri

Addio?

Che cos’è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano sulla pianura finché le si vede appena come macchioline che si disperdono? È il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l’addio. Siamo sicuri? Eppure, devo iniziare a puntare avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli.  E come scrive il mio maestro, Daisaku Ikeda, “Ogni cosa ha un inizio, passa attraverso tappe intermedie e arriva a una fine. La fine di una cosa significa l’inizio di un’altra. E’ necessaria una risoluta decisione per ripartire. E’ necessaria la luminosa fiamma dell’impegno e un voto appassionato”. (La nuova rivoluzione umana, Vol.30, p.71, Esperia).

La nostra storia non finisce qui, scriverò pagine di noi, racconti, romanzi, staremo insieme ancora, e ancora: te lo prometto “tubicina”. Il dolore non può togliermi anche la scrittura, non a lungo. La mia storia, da adesso in poi, non può essere di fogli bianchi. Tu non lo vorresti mai, lo so…anche se non ho mai capito quanto, e se, ti piacesse essere così sfacciatamente più social di me. Forse, il meglio di noi ha origine dal peggio di noi. Non è necessariamente un male. Ma è qualcosa che, forse, farei bene a mettere in conto.

Minou tubicina

L’ultimo gettito d’inchiostro per te è del 7 ottobre, davanti ad un tramonto da togliere il fiato sulle alture di Genova. Noi due, su due ruote, a sperimentare anche l’agopuntura come via alternativa a quella che speravo fosse “la cura” e scrivevo: “Non smetterò mai di sognare, avrò forza per vincere, coraggio per non mollare, pazienza per persistere”#minouandi 

ultimo gettito inchiostro

Quanto amore, bellezza, calore e vicinanza ha richiamato la “nostra” scomparsa: tu dalla mia vita, e io isolata nella mia tana fuori dal mondo. Nuove splendide amicizie cosmopolite, nate “davvero” e cresciute dal dolore di te, e dalla passione felina, ma verso le quali mi hai “traghettato” tu, per non lasciarmi annegare. Altre che ho lasciato andare, così, semplicemente. imparando ad osservare la mia nuova realtà ad occhi aperti. Un amore infinito, che non si può scrivere, ma solo vivere, in silenzio. Però, oggi, mi ripeto le stesse parole, quasi a darmi quella forza che mi merito, che meriti io faccia emergere.

Oggi

Non smetterò mai di sognare, avrò forza per vincere, coraggio per non mollare, pazienza per persistere#minouandi 

Qual è il modo più importante di ricordarti? E’ essere la persona che tu mi hai reso, almeno in parte, e vivere la vita che tu hai contribuito a plasmare. Essere la persona che tu hai contribuito a formare e vivere la vita che tu hai contribuito a modellare non sono solo il modo in cui posso ricordarti: sono il modo in cui devo onorarti. Credo.

minou cuore di nataleil ricordo

Mi manchi tantissimo, ma corri felice e libera… e portami sempre con te. Tra tutte le foglie dell’autunno saprò riconoscere l’unica che, invece di cadere, ha provato a volare. E me ne innamorerò ogni volta.

La tua assenza ha lasciato un vuoto che riempie tutto lo spazio del mio cuore. A distanza di un mese, temo davvero tanto il vuoto, non le catene, non il dolore, sai? La pura essenza del nulla che ti strangola dall’interno e non ti uccide mai. Che coraggio ha la speranza. Va a parlare con i sogni, con l’altrove e con le attese.

Però, va detto, mi sento una campionessa mondiale di vuoto sincronizzato. Hai presente come quando salti alle conclusioni e quelle si spostano, lasciandoti cadere nel vuoto? In quale tempo mi sono ritrovata oggi, in quale epoca? E perché questo sentore di tempesta e di vuoto non corrisponde al cielo azzurro che avevamo attorno?

Minou a prua

Buon vento, amore mio. Questo siamo state noi. Siamo. Continueremo ad essere, per sempre. 

Con tutto il mio cuore, 

la tua mamma.

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Giornata internazionale del Jazz 2021: online nel mondo

Giornata internazionale del Jazz 2021. La pandemia non ferma, neppure quest’anno, il secondo ancora nel segno della Covid-19, l’importante evento musicale internazionale.

Giornata internazionale del Jazz, “Non è solo musica…”

Si celebra oggi, 30 aprile, l’“International Jazz Day”, istituito nel 2011 dall’Unesco, seppure in modalità virtuale. Non si tratta soltanto della celebrazione del genere musicale, ma di una Giornata che ha lo scopo di “aumentare la consapevolezza delle virtù del jazz come strumento educativo e come forza di empatia, dialogo e cooperazione tra le persone”.

Come diceva la grande cantante statunitense, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense Nina Simone: ‘Il jazz non è solo musica, è un modo di vivere, è un modo di essere, un modo di pensare’”.

Un genere musicale che, fin dalla sua nascita e nel corso di decenni, si è fatto portavoce dei valori dell’uguaglianza e della lotta al razzismo.

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Unesco crede nel jazz

L’Unesco crede nel potere del Jazz come strumento per la pace, il dialogo e la comprensione reciproca – si legge sul sito. Molti governi, organizzazioni della società civile, istituzioni educative e privati ​​cittadini attualmente impegnati nella promozione della musica jazz coglieranno l’opportunità di promuovere un maggiore apprezzamento non solo per la musica, ma anche per il contributo che può dare alla costruzione di società più inclusive”. 

Unesco Jazz Day 2021

Inoltre, “il jazz abbatte le barriere e crea opportunità di comprensione e tolleranza reciproca; è un vettore di libertà di espressione. Ma non solo:  riduce le tensioni tra individui, gruppi e comunità; incoraggia l’innovazione artistica, l’improvvisazione, nuove forme di espressione e l’inclusione delle forme musicali tradizionali in nuove forme; stimola il dialogo interculturale e responsabilizza i giovani delle società emarginate”.

E la storia del Jazz, si sa, è stata anche quella di un cammino verso la dignità umana, la democrazia e i diritti civili. 

Nel mondo

Quest’anno se ne festeggia la decima edizione, contemporaneamente in centinaia di città in tutto il mondo. Il 30 di aprile rappresenta, da dieci anni, un momento importante per presentare, in tutto il mondo, progetti ed idee che si richiamano ad una delle maggiori forme di espressione artistica del Novecento, il jazz.

Promossa dal leggendario pianista, compositore, icona del jazz mondiale, Herbie Hancock e subito raccolta e sostenuta dall’Unesco, questa giornata ha avuto un immediato e notevole sviluppo.  Ora viene celebrata in tutto il mondo con migliaia di iniziative.

giornata internazionale jazz 2021

Herbie Hancock

L’Italia

Non solo connubio tra musica jazz e patrimonio UNESCO ma, oggi, alcune delle associazioni che fanno parte del network nazionale si faranno promotrici di importanti iniziative musicali e di formazione. L’Italia ha partecipato, da sempre, a questa giornata con diverse iniziative (concerti, incontri, momenti di sensibilizzazione) trovando l’immediata disponibilità degli operatori.

La città di Genova

L’evento internazionale si avvale di uno straordinario ambasciatore culturale come Herbie Hancock che ogni anno ha ringraziato la città di Genova per il prezioso apporto fornito all’appuntamento internazionale.
E anche questa volta, nonostante le chiusure obbligate e le difficoltàle principali realtà jazzistiche genovesi, e non solo, si sono impegnate per reinventarsi.  Così è stato programmato un fitto calendario di appuntamenti.  Tutti da vivere on line, per dimostrare ancora una volta che la musica è viva e continua ad emozionare ed appassionare.

programma Internatiional Jazz Day

Gli eventi dei Jazz Club e associazioni genovesi

Il Count Basie Jazz Club, il Louisiana Jazz Club, il Museo del Jazz e il Gezmataz vi accompagneranno per tutta la giornata del 30 aprile attraverso un itinerario jazz per le vie e le piazze di Genova e della Liguria. Sarà una giornata di parole, ricordi, immagini, storia e, soprattutto, di musica suonata e vissuta.

International Jazz Day a Genova

International Jazz Day a Genova

Si possono seguire gli eventi online, già in mattinata, quando verranno trasmessi contributi registrati, in presa diretta, nei luoghi più suggestivi della “Superba” per culminare, la sera, in una speciale diretta ricca di ospiti e di musica di qualità.

Count Basie Jazz Club

Lousiana Jazz Club 

Lousiana Jazz Club Museum

Gezmataz

Verranno, inoltre, presentati video storici di concerti ospitati dal Louisiana Jazz Club dal 1986 al 2009 e contributi realizzati durante quest’anno di chiusura al pubblico dai due Jazz Club Genovesi in occasione delle rassegne musicali create per dare continuità ai progetti.

Come partecipare

Ecco come partecipare agli eventi – online – sui canali social (YouTube, Facebook, Instagram) per celebrare la Giornata all’insegna del Jazz, dell’arte e della cultura, in generale, che…non si ferma.

Sul canale YouTube e sulla pagina Facebook del Count Basie Jazz Club 
https://www.youtube.com/channel/UCw2pyN-bu10W6-dIxCO6g7w 

https://www.facebook.com/Count-Basie-Jazz-Club-289868870354

Sul canale YouTube di Goodmorning Genova
https://www.youtube.com/channel/UCYXP7luic1Laye4IySVtKKQ

 

La musica riunisce le persone e ci aiuta a tener viva la speranza.

La musica ci insegna a vedere con l’orecchio e a udire con il cuore.

La musica non trasporta: fa stare.

E… come fa la musica a sapere sempre quello che senti?

 

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Un viaggio al Carmine, nella Genova nascosta: un borgo in città

Un viaggio al Carmine, nella Genova nascosta. Una passeggiata tra i vicoli che portano alla scoperta dei tesori di un borgo in città alle spalle di piazza della Nunziata: il Mercato e la Chiesa.

Tra piazza della Nunziata, Largo della Zecca e le prime pendici della collina di Castelletto è possibile scoprire una vera e propria ‘isola’ in pieno centro città, una zona antica e popolare, centrale ma isolata dai traffici e dai commerci dei caruggi: è il Carmine, quartiere medievale sviluppatosi intorno all’omonima chiesa, intitolata a Nostra Signora del Carmine e Sant’Agnese.

quartiere del Carmine

Un viaggio al Carmine, nella Genova nascosta: un borgo in città

Ci si arriva proseguendo lungo via Polleri, la strada che si trova sulla destra della Basilica della Santissima Annunziata del Vastato, una delle chiese più rappresentative dell’arte genovese del tardo manierismo e, soprattutto, del barocco del primo Seicento.

In alternativa, se arrivate a piedi da Via Cairoli, basterà attraversare la strada al semaforo, e prendere via di Vallechiara che si trova subito di fronte.

Basilica_dell'Annunziata_e_del_Vastato_

Provenendo dalla Nunziata, proseguendo lungo la strada che costeggia la chiesa, si giunge velocemente in piazza Bandiera. Dalla piazza a sinistra inizia via Dino Bellucci, strada che conduce ad una delle scuole più famose dell’intera città, quel liceo Classico Colombo dove studiò un giovanissimo Fabrizio De Andrè.
Sulla destra della piazza si apre via Polleri, che conduce verso il cuore di questo piccolo quartiere, compreso tra la piazzetta del mercato e la piazza del Carmine le cui tracce di Medioevo si ritrovano sui palazzi che orlano la stessa.

E’ qui che si trovano, infatti, la chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant’Agnese, dove Don Gallo iniziò il suo servizio, ed il piccolo mercato rionale recentemente ristrutturato.

Cosa vedere nel quartiere del Carmine

Il fascino misterioso del quartiere del Carmine, l’ho scoperto, per caso, lo scorso autunno, accompagnata da un viaggiatore curioso e solitario, anche, come me e…dopo 13 anni di vita genovese.     

La prima cosa da vedere è il Mercato del Carmine, con la sua affascinante struttura liberty. Qualche anno fa fu riaperto al pubblico con ristoranti a tema ma, purtroppo, con scarso successo e, oggi, vengono organizzate solo alcune serate con musica live.

mercato del Carmine

Sulla stessa piazza del mercato si trova la Chiesa del Carmine che prende il nome da alcuni frati carmelitani francesi che la edificarono nel 1262. Al suo interno si trova la cappella dei Camalli, i lavoratori del porto di Genova.

La chiesa cela alcuni capolavori che, solo con occhio attento, è possibile scoprire: dietro l’altare principale si trovano infatti nove medaglioni raffiguranti santi carmelitani opera di Manfredino da Pistoia, allievo di Cimabue, dipinti sul finire del 1200.

I medaglioni sono stati ritrovati in seguito al restauro del 2009 e costituiscono probabilmente la più importante scoperta in campo artistico dell’ultimo secolo a Genova. L’abside della chiesa è di pianta quadrata, un unicuum per Genova, derivante dall’originario stile gotico dell’ordine dei mercanti.

abside chiesa del carmine

Curiosità

Nella chiesa del Carmine venne battezzato Palmiro Togliatti, il massimo esponente del comunismo italiano assieme ad Antonio Gramsci, nato a Genova, presso l’Albergo dei Poveri, il 23 marzo 1893 e battezzato qui il giorno dopo.

Sempre qui, poi, furono celebrati, il 25 maggio del 2013, i funerali di Don Andrea Gallo, il sacerdote “anarchico”, il prete degli ultimi. Due personaggi di grandissimo spicco della sinistra genovese che hanno lasciato il loro segno, ironia della sorte, in questa chiesa.

Su e giù per le creuze

Una volta visitata la chiesa ci si può addentrare nelle creuze (i vicoli) partendo da Salita San Bernardino. E, all’improvviso, ci si ritrova in un altro mondo fatto di colori e di silenzio. Sembra impossibile che, a poche centinaia di metri dal traffico della rumorosa piazza della Nunziata, qui si respiri la tranquillità di un tempo senza tempo.

Salita_S.Bernardino

Si passeggia tra le tipiche creuze liguri, su mattoni rossi, sotto panni stesi e archi medievali, per vie dai “dolci” nomi poetici ed improbabili, che sembrano uscire da un libro di fiabe: vico Cioccolatte (antica zona dove risiedevano maestri cioccolatieri), vico della Fragola, vico dello Zucchero che conducono a piazza della Giuggiola.

carmine creuze

vico cioccolatte carmine

Ci si ritrova, poi, ad un altro bivio. Il nostro percorso viene incrociato da Salita di Carbonara, mentre di fronte a noi un portale, molto antico, ci fa intravedere la targa “Salita dell’Olivella” nella cui zona si trovano i resti dell’antico monastero delle monache di San Bartolomeo.

Poi, i giardini Tito Rosina, l’area verde che divide il Carmine da Castelletto e affaccia su corso Carbonara. Una breve passeggiata, infine, ci porterà fino all’imponente edificio dell’Albergo dei Poveri, eretto a metà ‘600 come nuovo ricovero destinato a dare ospitalità ai poveri della città.

Ma, andiamo con calma. Siamo a  due passi dal cuore universitario eppure ci troviamo in un’altra dimensione, fatta di angoli senza tempo.

Salita e piazza dell’Olivella

Proseguendo si supera un portale in marmo che porta in salita dell’Olivella e da qui nell’omonima piazza. Il portale era l’antico ingresso del monastero delle monache di San Bartolomeo.

Oggi questa zona è stata riconvertita e ci troviamo in una piazzetta tra le case e l’antica chiesa. Sulla sinistra della chiesa si trova una piccola salita con due ulivi che sembra condurre all’ingresso di un portone.

Se provate a spingerlo, spesso è aperto, rimarrete senza parole. All’interno si trova l’antico chiostro del monastero che ora è stato suddiviso in giardini privati. Siamo in una delle zone più suggestive, per storia ed evoluzione, del quartiere del Carmine.

carmine piazza dell'olivella

Risale al 1300, ospitava le monache Cistercensi. Dopo una breve creuza, a gradoni, si giunge in piazza di San Bartolomeo dell’Olivella, il centro del monastero. Tutto il complesso fu fondato nel 1305 da un generoso zeneise, Valente, e durò fino all’arrivo di Napoleone che chiuse tutti gli istituti religiosi. Qui, anche qui, il silenzio e la quiete la fanno da padrona.

Salita dell'Olivella creuza

Lo sapevate che?

Si narra che la piazza ed il chiostro siano ancora frequentati dal fantasma di una donna che tiene in mano un piccolo fardello, contenente la testa del marito traditore. Tranquilli, comunque: pare faccia due passi solo all’alba e poi svanisce…

Piazza della Giuggiola, un antico albero al Carmine

Una piccola piazzetta tra case rosa e ocra su cui si affaccia un cortiletto privato dove si trova l’albero delle Giuggiole. Sembra che sia l’unico in tutta Genova, nell’antico quartiere del Carmine, con le sue magie uniche e rare. Tra ulivi e biciclette, gatti vagabondi ed assonnati, fili da stendere, edicole e mollette, i colori delle case, finestre dalle imposte socchiuse, tetti d’ardesia e archetti tesi contro il cielo blu.

Così, con tale scenografia, ci accoglie piazza della Giuggiola, una delle piazzette più belle di Genova, con il suo antico albero che, in certe stagioni lo si vede così, spoglio e privo di verde, con i suoi rami appoggiati contro la rossa facciata.

piazza Giuggiola

Il_cortile_della_Giuggiola_-_panoramio

È il maestoso giuggiolo, al suo frutto è dedicata la piazza, questa è una pianta dalla lunga storia. Si tratta di una pianta originaria dell’Egitto e della Valle dell’Indo, il giuggiolo del Carmine è il più vecchio della città, ha almeno 500 anni e, tuttora, resiste. Poco distante, poi, c’è un fratellino minore di appena trentacinquenne…

albero del giuggiolo

Quando è il tempo, cadono le giuggiole, si adagiano tra le foglie sulla creuza e…dalla giuggiola al brodo di giuggiole il passo è breve, brevissimo. 

giuggiolo frutti

 

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Dal Colosseo al Ducale, l’arte rivive nelle zone gialle d’Italia

Dal Colosseo al Ducale, l’arte rivive nelle zone gialle d’Italia. Lunedì primo febbraio quasi tutta l’Italia, infatti, tornerà zona gialla, compresi Lazio e Lombardia. Cinque le regioni che resteranno arancioni: Umbria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Alto Adige.

Dal Colosseo al Ducale, la nuova mappa “colorata”

Il Colosseo, i Musei Vaticani e i Giardini Vaticani, la Galleria Borghese, il Foro Romano e il Palatino di Roma, Palazzo Ducale a Genova, la Galleria Nazionale di Urbino riapriranno già lunedì 1 febbraio, e molti altri seguiranno nei giorni successivi come il Palazzo Reale di Torino che riapre il 2 febbraio così come i Musei Civici di Macerata dopo lo stop per l’emergenza covid.

A Genova si potranno rivedere i capolavori di Michelangelo, della straordinaria mostra performativa ideata da Davide Livermore Edipo: io contagio –, quella dedicata a Emiliano Mancuso al Palazzo Ducale, o la Wolfsoniana di Nervi, il Museo di palazzo Reale e la Galleria di Palazzo Spinola. Genova e la Liguria, tornate in zona gialla, dopo il lungo forzato letargo, restituiscono a un pubblico fedele le tante e importanti mostre, gli splendidi palazzi dei Rolli.

Porte aperte ai luoghi della cultura in Italia

Musei, parchi archeologici e mostre riapriranno da oggi, nei giorni feriali e in sicurezza, dopo 88 giorni di chiusura, la più lunga dai tempi del secondo conflitto mondiale. Porte aperte ai luoghi della cultura in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Lazio e Calabria, che si aggiungono così a quelli di Toscana, Campania, Basilicata e Molise che già avevano riaperto al pubblico dal 18 gennaio o, come gli Uffizi, dal 21 gennaio.

Riaprono anche alcune grandi mostre sospese con la pandemia come quella, già lunedì, di Antonio Ligabue a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, o ancora da martedì 2 febbraio la grande esposizione ‘Van Gogh. I colori della vita’ a Padova presso il Centro San Gaetano. Tra i musei che, dopo quasi tre mesi riaprono i battenti, ci sono anche le Gallerie d’Italia di Milano, Napoli e Vicenza da giovedì 4 febbraio.

Prove di ripartenze, dunque, per il mondo della cultura, strangolato, più di ogni altra categoria, dalla morsa della Covid-19. E, diciamo, saranno i musei a far da apripista…

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