La Bella Italia in 31 tappe: le più belle e meno conosciute

La Bella Italia da scoprire in 31 tappe. Siamo sicuri? Beh, io ci provo. Sì, perché una vita intera non basterebbe per vedere tutte le meraviglie del Belpaese. Non è pensabile trovare una risposta alla domanda su cosa vedere in Italia. C’è un immenso patrimonio che vale la pena di essere scoperto. Ogni regione cela luoghi di incanto e bellezza.

Accanto alle più famose città, ci sono borghi e paesi sospesi nel tempo, boschi e laghi, natura incontaminata, castelli incantati, chiese e gioielli d’arte. E, poi, ci sono i tesori gelosamente custoditi, quelli meno conosciuti e sottovalutati che valgono assolutamente una sosta e che, in questo diario di viaggio, vi suggerisco. Posti più belli e meno conosciuti, i luoghi più romantici e i posti perfetti per un viaggio con i bambini, che vale la pena visitare in Italia e che meritano una sosta a nord, al centro e a sud. 

La Bella Italia in 31 tappe

  • Vallone dei Mulini
  • Bussana Vecchia
  • Castello di Sammezzano 
  • Necropoli Etrusche di Tarquinia
  • Parco dei Mostri di Bomarzo
  • Sant’Agata de’ Goti
  • Curon Venosta
  • Civita di Bagnoregio 
  • Laghetti di Marinello 
  • La Scarzuola
  • Chiesa incompiuta di Venosa
  • Eremo di Vincent
  • Montagna spaccata di Gaeta
  • Giardino dei Tarocchi 
  • San Gimignano 
  • Assisi
  • Canale di Tenno 
  • Mauseoleo di Galla Placidia
  • Roscigno Vecchia
  • Spello
  • Lago di Tovel 
  • Marzamemi 
  • Polignano a Mare
  • Val d’Orcia
  • Craco 
  • Lago di Braies 
  • Tellaro
  • Chianalea di Scilla
  • Pizzo Calabro
  • Tropea
  • La Baia di Sorgeto

Le più belle e sconosciute

Vallone dei Mulini

Il Vallone dei Mulini si è originato circa trentacinquemila anni fa e, oggi, è quel che resta di uno dei 5 valloni intorno a Sorrento. Venne chiuso a causa della costruzione di Piazza Tasso che isolò completamente gli accessi al sito, rendendo il clima talmente umido da facilitare la crescita di piante molto particolari. In questa valle della penisola Sorrentina la natura si è impadronita di un vecchio luogo abbandonato. Deve il suo nome alla presenza di un mulino utilizzato per la macinazione del grano. 

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Bussana Vecchia

Su una sinuosa collina alle spalle di Sanremo c’è un suggestivo piccolo borgo, quello di Bussana Vecchia, dove l’arte si respira in ogni angolo. Distrutta da un violento terremoto alla fine dell’Ottocento, questa località si è svuotata poco a poco per poi rinascere negli anni Cinquanta grazie ad un gruppo di artisti, filosofi e artigiani da tutto il mondo, che hanno ristrutturato le antiche case sorte intorno al castello, trasformandole nelle loro nuove residenze e in studi artistici. Così il borgo, tra laboratori a cielo aperto, osterie e negozi colorati, ha ripreso vita e ancora oggi i viaggiatori ne subiscono il grande fascino.

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Castello di Sammezzano

La villa-castello di Sammezzano si trova a Leccio, frazione del Comune di Reggello, a circa 30 chilometri da Firenze. Si erge su una collina proprio sopra il paese ed è circondata da un grande parco storico di 187 ettari. Fino alla metà dell’800 ebbe l’aspetto di una classica villa toscana. Da quella data, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, con un lavoro durato oltre 40 anni, diede al castello la veste attuale. Il Castello, oggi, è semi abbandonato.

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Necropoli Etrusche di Tarquinia  

A Tarquinia, nel Lazio settentrionale, ci sono oltre 6 mila tombe scavate nella roccia ed affrescate. Gli affreschi all’interno delle tombe – vere e proprie riproduzioni di case etrusche – riproducono in maniera fedele la vita quotidiana di questa cultura scomparsa. I tumuli stessi riproducono tipologie di edifici che non esistono più in nessun altra forma. La necropoli dei Monterozzi di Tarquinia è famosa per le sue tombe dipinte, ricavate nella roccia e accessibili da corridoi inclinati o gradini, è stata inserita nel 2004 nel World Heritage List 2004, insieme a quella di Cerveteri.

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La maggior parte di esse è stata costruita per una sola coppia e costituisce una camera sepolcrale. Le prime tombe dipinte sono del VII secolo, ma solo dal VI secolo esse sono state completamente affrescate. Testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca, la sola civiltà urbana dell’epoca pre-romana in Italia, che ci ha lasciato ci ha lasciato un ricchissimo tesoro di arte, storia e cultura.

Parco dei Mostri di Bomarzo

Un posto unico dove i miti e la mitologia, i mostri ed i personaggi della letteratura diventano creature di pietra e ricoperte da muschio. Il Parco dei Mostri di Bomarzo si trova poco distante da Viterbo. Anche noto con il nome Sacro Bosco di Bomarzo, fu ideato, nel 1500, dall’architetto Pirro Ligorio (completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo) su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, allo scopo di “sol per sfogare il core” rotto (?) per la prematura morte della moglie Giulia Farnese …

Sant’Agata de’ Goti

In provincia di Benevento, nelle antiche terre del Sannio, sorge uno dei borghi più belli della Campania: Sant’Agata de’ Goti. A circa 159 metri sul livello del mare, Sant’Agata de’ Goti è definita la “perla del Sannio”: un borgo millenario che conserva arte, cultura e tradizione. La terra delle mele annurche, del vino pregiato e dei tartufi neri. Da scoprire nei suoi vicoli, tra le sue case, ma soprattutto nelle sue chiese, che qui sono davvero tante e, una dopo l’altra, ci guidano passo dopo passo alla scoperta del paese. Il paese medievale, nella valle Caudina, alle falde del Monte Taburno e al confine con la provincia di Caserta, è uno scrigno appoggiato su un rilievo di basalto, con il quale si confonde.

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Curon Venosta

Quello che spunta dal Lago di Resia, è il campanile della chiesa dell’antico villaggio di Curon, che emerge dalle acque, ed è diventato uno dei simboli dell’alta Val Venosta, in Alto Adige. D’estate, la regione è meta ambita per i ciclisti: qui passa, infatti, la Via Claudia Augusta, uno dei percorsi ciclistici più famosi d’Europa, che prosegue poi in direzione Merano. Chi vuole andare più in alto, avrà due importanti centri escursionistici a disposizione: al confine con la Svizzera, dalla parte della val di Roia, e nella Vallelunga, al confine con l’Austria, ai piedi del ghiacciaio Palla Bianca. Il paese di Curon è oggi sommerso e si trova sotto il lago artificiale di Resia.

Civita di Bagnoregio

È soprannominata la città che muore perché, costruita sul tufo e con il tufo, i suoi contorni sono destinati all’erosione perpetua. Al paese, dove oggi abitano solo 15 persone, si accede esclusivamente attraverso un ponte pedonale. E’ una delle esperienze più entusiasmanti che è possibile fare nel territorio della Tuscia. La bellezza della sua Civita rende questo piccolo comune del Viterbese una meta ambita dal turismo nazionale e internazionale. Ogni anno più di 700mila persone da tutto il mondo arrivano qui per vedere da vicino una bellezza antica. Civita è sempre più un luogo gettonatissimo dagli innamorati, che insieme passeggiano sul ponte e arrivano nel borgo per scambiarsi promesse d’amore eterno.

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Laghi di Marinello

Istituita nel 1998 ed estesa su 400 ettari, la riserva naturale dei laghetti di Marinello si trova in provincia di Messina, sotto il promontorio del santuario di Tindari. Insieme ai laghi di Ganzirri (anch’essi in provincia di Messina), costituisce uno dei pochi sopravvissuti esempi di ambiente salmastro costiero nella Sicilia di nord-est. È un’area lagunare, questa, il cui territorio è sottoposto a variazioni morfologiche che, modificando la costa, hanno creato laghetti salmastri incredibili da vedere. A Tindari esiste una spiaggia bianca e dorata percorsa da laghi di acqua salata che cambiano forma con il vento.

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I laghi di Marinello si estendono al di sotto del santuario di Tindari, a picco sul mare. La loro presenza è legata ad una leggenda che ha che fare con il santuario. Una devota che aveva perso il figlio in mare fu ascoltata dalla Madonna di Tindari che lo riportò a riva sano facendo ritirare il mare. I laghetti rimangono a testimonianza di quel fenomeno. 

La Scarzuola

Nascosta tra le colline dell’Umbria, esiste un luogo conosciuto come La Scarzuola: un luogo magico esoterico nel quale ci si immerge, quasi per caso, e da cui si esce non solo suggestionati. Il convento costruito da san Francesco con la scarza – la pianta palustre da cui deriva il nome del luogo – fu acquistato nel 1957 dall’architetto Tomaso Buzzi che lo scelse come luogo perfetto per ospitare la sua città ideale: un gioiello architettonico interamente in tufo che è la metafora perfetta di un viaggio mistico-esoterico attraverso la storia umana, nell’incessante ricerca della verità. La città ideale è composta da sette teatri e sette rappresentazioni sceniche e sette sono i monumenti rappresentati: Colosseo, Partenone, Pantheon, Arco di Trionfo, Piramide, Torre Campanaria e Tempio di Vesta.

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Chiesa Incompiuta di Venosa 

Fuori Venosa, in provincia di Potenza, in Basilicata, nell’area del Vulture, sorge il Complesso della Santissima Trinità, lì dove un tempo c’era il centro politico economico della città. In questo complesso monumentale troverete una meravigliosa Chiesa Incompiuta che sorge dietro la Chiesa Antica. E’ tra i più importanti siti monumentali di Venosa, il cui interesse si deve al fatto che l’abbazia contiene la stratificazione di tracce ereditate principalmente da Romani, Longobardi e Normanni. Un susseguirsi di gioielli artistici e architetture di pregio si possono ammirare sin da quando si fa ingresso nel paese, tra la chiesa della Trinità e l’annessa Incompiuta, luoghi sacri fortemente legati all’origine della dinastia normanna, il vicino Parco archeologico, finché si giunge nel cuore del suo centro storico dove domina il maestoso castello Pirro del Balzo, per poi scoprire, poco fuori dalla città le catacombe ebraico in prossimità di quelle cristiane.

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Eremo di Vincent

A Guagnano, un sonnolento paese del Salento, in provincia di Lecce, c’è un eremo speciale che è il rifugio di un’artista che ha creato una città immaginaria utilizzando esclusivamente materiali riciclati. Eremo di Vincent o Vincent City è una vera oasi fuori dal mondo, quasi sconosciuto da molti salentini, ed è stata una delle scoperte più belle che mi ha regalato la Puglia “segreta”. C’è un posto, poi, tra i più curiosi e meno conosciuti del Salento, che merita una sosta: la cava di bauxite che forma un lago circondato da roccia rossa e verde.

Eremo di Vincent

Montagna spaccata di Gaeta

Una montagna divisa a metà con una storia leggendaria, una cappella su un masso sospeso sul mare, una grotta che è stato un eremo e una mano impressa nella roccia, tutto in un unico angolo di Gaeta. Una leggenda vuole che quando Gesù Cristo morì sulla croce il velo del Tempio di Gerusalemme si squarciò provocando tre profonde fenditure nella dura roccia di quella che, oggi, è conosciuta come la Montagna Spaccata di Gaeta. Su questo promontorio si erge il Santuario della SS. Trinità mentre a sinistra della chiesa una delle fenditure conduce alla cosiddetta Grotta del Turco, luoghi di pellegrinaggio e suggestive mete turistiche.

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Giardino dei Tarocchi per i bambini e non

Il Giardino dei Tarocchi è probabilmente il capolavoro di Niki de Saint Phalle: un giardino esoterico e favolistico sulla collina di Garavicchio a Capalbio in Maremma Toscana. Qui, si ergono ciclopiche sculture, alte dai 12 ai 15 metri, dedicate ai simboli dei tarocchi, un mondo tra sogno e realtà in cui sono raffigurati i 22 arcani maggiori dei tarocchi. Il giardino è un vero e proprio museo a cielo aperto. Un parco di eccezionale fascino, unico al mondo, uno degli esempi d’arte ambientale più importanti d’Italia in cui le sculture “dialogano” con la natura. Uno dei posti più belli da vedere in Italia con i bambini.

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Sempre in Toscana c’è il Parco di Pinocchio, commemorativo della celebre fiaba ed è situato a Collodi, frazione del comune di Pescia. Collodi è il paese dove Carlo Lorenzini, l’autore delle Avventure di Pinocchio, trascorse la fanciullezza e da cui in seguito trasse il suo pseudonimo. Lo sapevate che, invece, a Vernante, nella provincia di Cuneo, in Piemonte, è il paese del primo illustratore di Pinocchio e tutto il paese è colorato con i murales della fiaba. 

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San Gimignano

La cittadina, incastonata nel cuore della Toscana, fra Siena e Firenze, è spesso definita la Manhattan del Medioevo, perché (ai tempi del suo massimo splendore) vi si ergevano ben 74 torri, ognuna costruita da una delle famiglie nobili dell’epoca per simboleggiare la propria ricchezza. Anche se oggi ne rimangono soltanto 14, l’atmosfera medievale e seducente che si respira affascina persone da tutto il mondo e non a caso è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Le più alte erano quelle delle famiglia più importanti. Molte delle torri di San Gimignano sono ancora in piedi.

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Qui, nei dintorni, come non portarvi a Montemeriggioni, adagiato su una collina e completamente circondato da mura, un borgo toscano, in provincia di Siena, uno dei borghi medioevali fortificati più significativi del territorio. Il paese è stato costruito dai Senesi tra il 1213 e il 1219 per scopi puramente difensivi e domina il territorio dalla cima di una collina che si affaccia sulla via Cassia, una posizione strategica che permetteva alla città di controllare Colle Val’d’Elsa e Staggia, con il principale scopo di creare un avamposto difensivo contro la rivale Firenze. 

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E, non è finita, lo conoscete San Galgano? Nella Val di Merse, tra Siena e Massa Marittima, c’è un luogo mistico che vale davvero la pena visitare, considerato, oggi, uno dei luoghi più suggestivi e prestigiosi esempi di architettura gotico-cistercense in Italia. E’ San Galgano, dove troverete due attrazioni uniche al mondo: le rovine dell’Abbazia di San Galgano e l’Eremo di Montesiepi. Qui, il nobile cavaliere Galgano Guidotti, dopo aver rinunciato alla propria vita fatta di agi e di ricchezze, prese l’abito cistercense e decise di far erigere sul monte Siepi, una cappella, dove nel 1180 scelse di morire da eremita.

Assisi

Sorge adagiata sulle pendici del Monte Subasio, in provincia di Perugia, in Umbria, ed è ancora protetta da una robusta cinta muraria ed è dominata dalla mole della Rocca Maggiore e della grande Basilica di San Francesco, che custodisce importanti opere d’arte di artisti come Giotto e Cimabue. Una piccola meraviglia ferma del tempo. La città che ha dato i natali a San Francesco e Santa Chiara, si è imposta all’attenzione del mondo come luogo di messaggio francescano di pace e fratellanza. Non perdetevi, poi, l‘Eremo delle Carceri, un luogo di ritiro e tranquillità. 

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Canale di Tenno

In provincia di Trento c’è un borgo fermo al medioevo, a due passi dal lago omonimo. E’ il Canale di Tenno ed è una delle meraviglie da visitare, assolutamente, in Trentino. Il paesino, sul versante del lago di Garda, è caratterizzato da casette e locande in pietra, botteghe e antiche mura di cinta perfettamente conservate. Qui, vivono poco più di 50 persone, in un dedalo i viuzze acciottolate e archi che fanno di Tenno uno dei Borghi più belli d’Italia.

canale di tenno

Sempre in Trentino, consentitemi un altro “fuori programma”, vale una fermata a Mezzano, da qualche anno, gioiello tra “I Borghi più Belli d’Italia“, la destinazione ideale per una fuga romantica: tra cataste di legno che diventano opere d’arte, antichi fienili e l’aria pura del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino, in provincia di Trento. Qui, infatti, accatastare la legna è un’arte e la legna crea installazioni consapevoli ed inconsapevoli in tutto il paese da visitare una per una. Lungo gli stretti vicoli, ai piedi delle antiche facciate, al cospetto dei tipici ballatoi, nelle piccole piazze, nei cortili, sotto le scale, negli anditi e sui poggioli la tradizionale scorta di ceppi per l’inverno incanta i turisti con le sue forme inattese.

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Mausoleo di Galla Placidia

Galla Placidia è uno scrigno di mosaici che si trova a Ravenna che fu realizzato intorno al 425 d.C. Si trova a due passi dalla Cappella di San Vitale, ed è uno dei più importanti monumenti paleocristiani conservatosi sino ad oggi nella sua integrità strutturale. Considerato da molti come uno dei tesori più preziosi della città, il Mausoleo è uno degli edifici più antichi di Ravenna, patrimonio Unesco dal 1996. Semplice e modesto nelle forme, colpisce subito la vista per via della sua particolare struttura in mattoni posta all’ombra dei rami di un grande platano secolare immediatamente alle spalle della Basilica di San Vitale.

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Roscigno Vecchia

Roscigno Vecchia, in Cilento, nella Campania meridionale, nel Salernitano, è uno dei borghi fantasma più belli d’Italia e merita assolutamente una tappa per le sue casette basse realizzate in pietra, il suo impianto rurale e i resti della chiesa. I continui smottamenti del terreno, iniziati nel ‘500, hanno costretto a spostare più volte l’ubicazione del borgo. Le frane sono frequenti, le strade spesso incerte. Oggi, il paese sorge in zona sicura, ma la sua anima vive ancora a Roscigno Vecchia, distante 2 km. “Il Paese che cammina” è patrimonio mondiale Unesco e, spesso, ribattezzata la “Pompei del Novecento”. Giuseppe Spagnuolo rimane l’ultimo testimone di un paesino rurale fatto di tradizioni autentiche.

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Spello

Spello si trova abbarbicato su uno sperone del Monte Subasio, quasi a dominare la Valle Umbra. È una meraviglia da scoprire perdendosi tra i suoi vicoli profumati e le sue stradine lastricate che vi condurranno alla scoperta di un centro storico coloratissimo. Spello è uno dei borghi umbri più amati e fotografati. Famoso per le Infiorate del Corpus Domini che si svolgono ogni anno in occasione del Corpus Domini e che riempiono la città di meravigliosi tappeti floreali. 

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Lago di Tovel

Nel cuore del Parco Naturale Adamello-Brenta, protetto dalle imponenti dolomiti trentine il lago di Tovel, il luogo caraibico della Val di Non, in Trentino, uno dei laghi alpini più belli del mondo. È anche conosciuto come Lago degli orsi perché sono presenti alcuni orsi bruni nella valle, e lago rosso per il fenomeno dell’arrossamento delle acque. La Val di Non è famosissima per i tantissimi meleti, da cui sarete letteralmente circondati lungo la strada per raggiungerla.

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Marzamemi

Distante 2 chilometri da Pachino, in provincia di Siracusa, c’è un bellissimo borgo di mare caratterizzato da casette in pietra gialla disposte intorno a due porticcioli naturali. È Marzamemi, un piccolo gioiello da non perdere nel vostro viaggio alla scoperta della Sicilia Orientale, antichissimo villaggio di pescatori e rinomato per la sua tonnara, una tra le più importanti di tutta la Sicilia, e risale al tempo della dominazione araba. 

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Polignano a mare

Dai suoi 24 metri d’altezza, con il suo raggruppamento di casette bianche e con il suo passato che vanta origini greche (lo si evince dalla radice del suo nome “polis” ovvero città), Polignano a mare è sospeso su uno sperone roccioso a picco sul mare azzurro. E’, senza dubbio, una delle destinazioni imperdibile del vostro viaggio in Puglia, nella provincia di Bari, protesa verso il Mar Adriatico. La prima cosa da fare prima di addentrarvi nel centro storico è percorrere l’antico sentiero di Lama Monachile, formato da numerosi scalini ricavati dalla roccia che scendono fino al mare, dove vi accoglierà una incredibile spiaggia di ciottoli bianchi protetta da pareti rocciose. Non perdete una visita all’Abbazia sul mare di San Vito. Merita una sosta culinaria Grotta Palazzese: un ristorante speciale ricavato in una grotta sul mare con con scorci romantici imperdibili. 

Polignano a mare

Val d’Orcia

L’ottava meraviglia del mondo si trova in Toscana. La Val d’Orcia, un territorio che sembra dipinto, è una terra di rara bellezza, dove storia, natura e tradizione si intrecciano. Borghi medioevali, abbazie e castelli immersi in un paesaggio unico di dolci colline e cipressi in cui si alternano campi coltivati, vigneti ed uliveti dove il tempo sembra essersi fermato. Nel cuore della Val d’Orcia c’è un posto, ancora segreto, che non potete non visitare. Sono le terme libere di Bagni di San Filippo che si nascondono tra i verdi boschi ai piedi del Monte Amiata e si raggiungono attraversando un piccolo sentiero. 

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Craco

Lo splendido “paese fantasma”, a 50 chilometri da Matera, si erge su una collina di tenera roccia biancastra, in quello che fu un importante centro strategico militare durante il periodo normanno. Oggi, è oggi una delle mete imperdibili della terra lucana, per suggestività e bellezza. E’ stato distrutto nel 1963 da una frana che ha costretto la popolazione locale ad abbandonare il borgo per rifugiarsi nel nuovo comune di Craco Peschiera. Per raggiungerlo dovrete risalire un percorso, dove la natura riarsa si colora di giallo e il paesaggio cambia improvvisamente. Osservandolo in lontananza, si presenta come una scultura di origini medioevali circondata dai “Calanchi”. Del vecchio paese restano le case in pietra aggrappate alla roccia e tra di esse si distingue la torre normanna in posizione dominante rispetto all’antico borgo.

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Lago di Braies

A circa 97 chilometri da Bolzano, nel comune di Braies, nell’omonima valle, il Lago di Braies è una meraviglia conosciuta, non a caso, come la Perla delle Dolomiti. Si trova a 1496 sul livello del mare, si estende per 31 ettari e arriva a toccare una profondità di 36 metri. Una leggenda narra che sotto la superficie del bacino naturale sia nascosta una gran quantità d’oro tenuta al sicuro dai selvaggi venuti a conquistare la zona e poi attaccati dai pastori della Val di Braies per derubarli. In realtà, il famoso specchio lacustre si formò in seguito al distaccamento di grandi torri rocciose che spostarono la valle nel suo punto più stretto dove le acque si accumularono dando vita a Braies. Attorno al lago alpino si snoda un sentiero di circa 1,5 km battuto dagli amanti della nordic walk, inoltre è possibile affittare una barca a remi e costeggiarlo per godersi lo spettacolo naturale da un altro punto di vista.

Lago di Braies 

Tellaro

Ci sono luoghi, nel mondo, che sembrano fatti apposta per essere ricordati. Censito tra i Borghi più Belli d’Italia, Tellaro è un piccolo borgo marinaro arroccato su di una scogliera, all’estremità orientale del Golfo dei Poeti, la baia che da Portovenere arriva a Lerici passando per La Spezia. Le vecchie case multicolori con le facciate scolorite dalla salsedine, i giardini profumati di gelsomino, i ristoranti sulla piccola marina, ne fanno un luogo semplice, molto romantico e suggestivo. È questo mix di leggende, di storia e di natura che ha reso Tellaro famoso tra gli artisti: Shelley, Lord Byron, Moravia, Montale, tutti innamorati di questi luoghi, selvaggi  e dolci. Lo scrittore e giornalista Mario Soldati, ad esempio, scelse di trascorrere qui la sua vecchiaia; Eugenio Montale vi si fermò durante un viaggio in treno, e dedicò al borgo una poesia.

Chianalea di Scilla 

In Calabria visitate, assolutamente – impossibile non conoscerla – una piccola Venezia del Sud: il più antico borgo di Scilla, Chianalea. Le case di Chianalea sono costruite direttamente sugli scogli, e sono separate da viuzze strette che scendono fino al Mar Tirreno e che – viste dall’alto – sembrano un po’ i canali veneziani. Un’atmosfera magica, che le è valsa l’ingresso tra i Borghi più Belli d’Italia. Un villaggio di pescatori in cui si respira, ancora, la Calabria più autentica.

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Pizzo Calabro

Non potete, a questo punto, non raggiungere Pizzo Calabro famosa per il suo tartufo, inventato negli anni Cinquanta: gelato alla nocciola a forma di semisfera con un cuore di cioccolato fondente fuso e l’esterno ricoperto di cacao amaro in polvere. Altra attrattiva che attira tanti turisti è la Chiesa di Piedigrotta scolpita nella grotta sulla spiaggia in onore di un’affascinante leggenda

pizzo calabro

Tropea

Ultima, ma non ultima, la tappa a Tropea, il cui centro è costruito su una roccia di 50 metri di altezza a picco sul mare, candidata a Capitale italiana della cultura per il 2021/2022. E’ situata su un tratto di costa chiamato “Costa degli Dei”, a indicare le meraviglie paesaggistiche che si dischiudono davanti agli occhi di chi la visita. Tropea è rinomata per le vedute panoramiche e per i suoi giardini. Un tempo parte della Repubblica di Amalfi, è oggi un tranquillo paesino di valore storico, meta ambita da turisti e coppie in luna di miele.

Tropea

Baia di Sorgeto

La natura vulcanica fa di Ischia, nel Golfo di Napoli, un’isola ricca di sorgenti termali che sgorgano in ogni angolo, anche direttamente in mare. La Baia di Sorgeto è uno di questi luoghi dove poter fare un bagno termale direttamente in mare, tra acque calde e fredde, dolci e salate, termali e marine, regalando ai turisti sensazioni uniche. Si tratta di una cala a forma di mezzaluna circondata da pareti rocciose in verticale dove troverete acque termali calde direttamente in mare. C’è anche un piccolo stabilimento balneare, ma l’accesso alle acque termali è gratuito.

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L’Italia? Un paradiso abitato da diavoli. A ovest a sud e a est è bagnato dal mare, a nord dalle montagne: i mari stanno fermi immoti, le montagne ogni tanto scivolano. E’ questa l’Italia, vista e narrata con i miei occhi, prima ancora che con la penna…

Chiunque ha un sogno dovrebbe andare in Italia. Forse. Sì, perché l’Italia è un posto dove le cose stanno sempre per succedere…

 

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Luca, il nuovo film Disney Pixar sbarca in Liguria

Luca, il nuovo film Disney Pixar sbarca in Liguria. Anzi, per la prima volta, Pixar ambienta un film interamente in Italia. Luca racconta di un’incredibile estate, vista attraverso gli occhi di un mostro marino di nome Luca, nella città di mare italiana Portorosso, ispirata alle Cinque Terre e immersa nelle atmosfere tipiche della Liguria.

Luca, il nuovo film della Pixar sbarca in Liguria

Il film Disney in Liguria, alla scoperta dei luoghi

La Liguria e i suoi luoghi, non a caso, hanno accompagnato l’infanzia del genovese Enrico Casarosa, regista del film e il cui cortometraggio La Luna era stato candidato all‘Academy Award. Si è trasferito a New York all’età di vent’anni ed è il primo italiano a dirigere un film Pixar. Il trailer di Luca rimanda tanti particolari che riportano a Genova e alla Liguria: la vespa, il pesto, il gattone di Boccadasse Seppia, tuffi nel mare azzurro delle Cinque Terre. E, ancora, si riconoscono creuze, piazzette tipiche dei borghi sul mare, scorci inconfondibili della Liguria, le trenette al pesto, i pescatori e la focaccia. Nel trailer è presente il Bar Pittaluga (nelle foto c’era anche una focacceria), al suo fianco c’è la Latteria San Giorgio, che ricorda il simbolo di Genova. Poi, una grotta sul mare e gli immancabili gabbiani, ad accompagnare le avventura di Luca.

Luca, il nuovo film della Pixar sbarca in Liguria

Luca e la Liguria

Luca Pixar La Grotta

Luca Pixar gabbiani

Una storia made in Italy

Luca è una storia tutta italiana: i due protagonisti, Alberto e Luca, sono due amici adolescenti, che, nel cuore di un paesino della Liguria, nascondono uno strano e bizzarro segreto: sono infatti due tritoni. Di recente un comunicato stampa ci ha rivelato l’intero cast vocale del titolo, composto da nomi noti dello star system, ma non solo: ce n’è per tutti i gusti! Cominciamo con i doppiatori che partecipano sia alla versione originale del film che a quella italiana: abbiamo Luca Argentero (Lorenzo Paguro), Giacomo Gianniotti (Giacomo), Marina Massironi (Signora Marsigliese) e Saverio Raimondo (Ercole Visconti). Sono presenti, inoltre, a doppiare il titolo anche: Fabio Fazio (Don Eugenio, Prete di Portorosso), Orietta Berti (Concetta), Luciana Litizzetto (Pinuccia Aragosta), Alberto Vannini (Luca), Luca Tesei (Alberto), Sara Ciocca (Giulia), Alberto, il migliore amico d’infanzia di Casarosa (Pescatore), Luciano Spinelli (Contadino di mare) e Nick Pescetto (Contadino di mare).

Quando uscirà?

Luca porta nei cinema degli Stati Uniti d’America un po’ di riviera ligure, in versione cartoon. Uscirà nei cinema americani il 18 giugno 2021. In Italia, il film non uscirà nei cinema, ma sarà disponibile solo sulla piattaforma Disney+ a partire dalla stessa data.

Luca Pixar

Genova e le proiezioni speciali in beneficienza

In vista dell’uscita del nuovo film Disney e Pixar Luca, con la Liguria di Levante protagonista, The Walt Disney Company Italia e MediCinema Italia si uniscono a favore della missione della Organizzazione no profit: portare la cinematerapia negli ospedali e nei luoghi di cura. E, proprio per questo, che MediCinema, con il supporto di Disney Italia, sta organizzando proprio in Liguria alcune proiezioni speciali del film per raccogliere fondi e ampliare le iniziative di cinematerapia a Genova e nel territorio, proseguendo la collaborazione con l’Istituto Gaslini.

Dsney e MediCinema

Dove vedere in anteprima mondiale il film Disney-Pixar Luca? Le proiezioni si tengono allAcquario di Genova domenica 13lunedì 14 e martedì 15 giugno 2021, con accesso riservato ai soli donatori che hanno partecipato alla raccolta fondi. Le donazioni possono essere effettuate dal sito MediCinema.  

 acquario di genova

Le sale Medicinema in Italia

Le proiezioni di Luca hanno come scopo il sostegno alle attività di Medicinema che sviluppa progetti terapeutici costruendo sale cinematografiche nelle strutture ospedaliere e case di cura italiane per offrire la terapia del sollievo attraverso il cinema. Sale Medicinema sono già presenti al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di MiIano e al Policlinico Gemelli di Roma. Ora, anche grazie alla raccolta di questi fondi, verranno sviluppate nuove iniziative anche a Genova.

Niguardia MediCinema

MediCinema è partner charity di lunga data di Disney Italia e, ormai da diversi anni, promuovono insieme la terapia del sollievo attraverso il cinema portando la magia delle storie e dei personaggi Disney in ospedale.

 

Un sogno animato i cui protagonisti sono la Liguria e… tante storie da raccontare …

Quando i sogni e le speranze si fan veri, nella realtà come nella fantasia, beh, allora, fate largo ai sognatori!


I sogni son desideri di felicità
Nel sonno non hai pensieri
Li esprimi con sincerità
Se hai fede chissà che un giorno
La sorte non ti arriderà
Tu sogna e spera fermamente
Dimentica il presente
E il sogno realtà diverrà!
(Cenerentola)

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Enchantè! Je suis Marc Peillon…

Enchantè! Je suis Marc PeillonMa davvero la musica ha il potere di unire in un modo così unico e magico? C’è un detto latino che parla per tutti. “Vis unita fortior. – La forza unita è più forte”. Personalmente, la musica mi ha “cresciuta” così, a sentirmi unita con i miei “pezzi” sparsi, mi ha insegnato a farne un collante naturale. Non nei numeri, ma nell’unità sta la nostra grande forza. E, la musica, lo sa bene…

Marc Peillon

Dalla musica classica

Provengo da una formazione musicale classica, che mi ha accompagnato per anni e anni, per poi interrompersi bruscamente, ma questa è un’altra storia. Così che, dieci anni dopo e, per motivi di lavoro, è tornata – la classica – nella mia vita anche se, di fatto, non aveva mai traslocato, non dal cuore. Vivevo a Modena, dove sono nata e ho vissuto per 35 anni. Sono stati bei momenti e …”i migliori anni della mia vita”.

Al Jazz

In seguito, a Genova, la mia terra d’adozione, ho iniziato a frequentare l’ambiente cantautorale e jazzistico: davvero un altro mondo, più ruvido, più matrigno, meno romantico, diciamo. Spesso, ascoltavo i discorsi che nascevano tra i jazzisti e, con grande rammarico, perdevo, via via, un po’ di incanto, di poesia, di leggerezza perché tra una critica e l’altra verso quel jazzista o tal altro, a farne le spese era sempre e solo la musica. Sì, perché dei nomi te ne scordi, presto, ma le note e i colori della musica ti rimangono sotto pelle…

La musica è una macchina che alcuni usano per entrare in un altro mondo, altri per danzare, altri per trovare la pace e altri per sentire che sapore hanno le ferite.

L’incontro

Poi, succede che vengo invitata ad un concerto ad Ospedaletti, una piccola cittadina in provincia di Imperia, nell’estremo ponente ligure, disposta ad anfiteatro sulle pendici soprastanti l’insenatura. Ed è proprio l’Auditorium Comunale la cornice che mi accoglie per quella indimenticabile serata musicale. Lì, finalmente, respiro un’aria familiare, intima, che riconosco appartenermi, trovo un gruppo di musicisti, sì, ma anche amici fraterni, si parla, si raccontano storie – le loro -, si torna indietro nel tempo, ma unità, complicità e magia sovrastano la scena e mi lasciano quella sensazione di “tornare a casa”.

On Air - la famiglia

Je suis Marc Peillon, il potere della musica

Il gruppo è formato dal pianista Alessandro Collina, dal contrabbassista Marc Peillon e dal batterista Rodolfo Cervetto, ospite Philippe Petrucciani, uno dei maestri indiscussi della chitarra jazz e fratello del geniale Michel, pianista jazz tra i più apprezzati di tutti i tempi scomparso prematuramente. Un genio umano e sovrumano.

E come dimenticarsi di quell’incontro con Marc, un “ragazzo” così elegante, allegro e pieno di vita che si presenta così: “Enchantè! Je suis Marc Peillon…”. Di lui ricordo tutto, ma una cosa su tutte: quella “joie de vivre” che ti fa toccare il cielo con un dito. Prima della sua ‘ricca’ biografia, arrivava il suo sorriso disarmante, la gentilezza, l’allegria, l’eccentricità della sua vita a colori. Insomma, ad essere triste, con lui, c’era da vergognarsi. Eh già, non è così difficile riconoscere qualcosa di prezioso, quando lo incontri. Non brilla, riempie. La sensazione che mi rimandava lui era così tattile e netta. Lui sapeva, davvero, leggere oltre le righe, oltre le note, oltre i colori, lui non aveva bisogno di capire, di chiedere. No, lui sentiva con gli occhi, con il cuore, nel silenzio e con l’ascolto: erano i suoi principali strumenti da affiancare al contrabbasso. E, quando un musicista cerca questo “contatto profondo” nel pubblico, in chi lo ascolta, allora, arriva prima la persona che la sua arte. Lui ci riusciva.

Gli amici fotografi “dei 5 a.m.”

Con loro ci sono anche due fotografi, che percepisco, da subito, essere parte integrante di quella famiglia: Umberto Germinale, che lì era di casa, e Lello Carriere, sanremese ma, da anni, trasferito a Lanzarote. L’armonia e il divertimento sfociano in una bellissima serata piena di racconti e note. Quelle serate destinate, immediatamente, a lasciarti un segno e a non esser più dimenticate. Erano davvero – con loro – una sorta di “5 a.m.” in un tutt’uno che parla di amicizia, tra musica e immagini sempre evocative perché scattate, prima di tutto, con l’otturatore del cuore.

I fotografi dei 5 a.m.

 

Mi colpisce moltissimo la fisicità ‘maschile’ con cui si abbracciano e che parla di un legame molto profondo, “antico” e ti rimbalza sensazioni forti, fortissime.

Te ne accorgi subito e l’attenzione si sposta su Marc che, con il suo modo di porsi, è decisamente un catalizzatore. Era l’estate del 2009. Nasce un amicizia meravigliosa che purtroppo si interrompe bruscamente con una violenta notizia, arrivata via messaggio, il 16 maggio 2020, in pieno lockdown…

Quella data si porta via tanta ricchezza umana, tanta vita e racconti di vite, sogni ancora da realizzare e … qualche promessa. Il trio “On air” cessa di esistere.

La cosa mi stupisce perché nel jazz solitamente c’è una grande rotazione, al di là dei rapporti di amicizia, ma Rodolfo (ndr, Rudy)  e Alessandro (ndr, Ale) decidono di rendere l’ultimo omaggio ad una persona che era molto di più di un amico. Tra loro si era, immediatamente, instaurato un modo di viversi intenso, pelle su pelle, cuore-cuore e con una complicità eccezionale.

Esce così in rete un loro live del 2012 con book fotografico di Umberto Germinale, della Phocus Agency. Proprio il noto fotografo di Ospedaletti e amico fraterno nonché direttore artistico del festival “Jazz sotto le Stelle”.

C’erano una volta: 5 a.m.

Partiamo dall’inizio, facciamo un passo indietro, ai 5 a.m. Il nome del loro primo gruppo lo aveva scelto Marc: 5 perché erano in 5. E, ancora, 5 come le iniziali dei loro nomi: A per Andy e M per Mike. E, non solo, 5 a.m. come le cinque del mattino: “la sveglia che avevamo messo dopo un concerto”.

Ma per raccontare questo concerto, che è anche stato l’ultimo di questa formazione, bisogna andare ancora un po’ più indietro e coinvolgere, da vicino, Alessandro e Rudy che mi raccontano come nasce questa storia.

Ale incontra Marc a Nizza. Era il 1998 ma, nonostante la stima reciproca,  non collaboreranno fino al 2008, per un concerto al Borgo Club, che li vede suonare tutti e tre insieme nello storico Jazz Club genovese di via Vernazza, che ha chiuso qualche anno fa.

Alessandro Collina con Marc

Rudy, invece, incontra Alessandro nel 2000 e la loro collaborazione è, da subito, molto assidua ma, ancora una volta, l’incontro con Marc diventa determinante per maturare ancora. Insieme.

Rudy e Marc

Il primo concerto

Il primo concerto è del 2008, ad Alassio, “Città degli Innamorati” e famosa per il suo Muretto, uno dei simboli della cittadina ligure, il cui concorso di bellezza nacque nel 1953 e continuò fino al 2014. Del resto, ad Alassio, nel Savonese, tutto parla d’amore. Basti pensare alle numerose opere d’arte presenti nella cittadina: gli Innamorati in bronzo di Eros Pellini, Les amoureux di Reymond Peynet, le Cicogne di acciaio di Umberto Mastroianni e i romantici Pesciolini che si baciano ideati da Mario Berrino, il promotore delle attività legate al Muretto. Insomma, la città degli innamorati a tutti gli effetti, con tanto di specialità tipica dal nome davvero lovely: Baci di Alassio.

E, proprio in questa cornice così romantica, inizia la loro frequentazione. Suonano spesso insieme e nascono, di fatto, i 5 a.m. Il gruppo si completa di due musicisti americani: il trombettista jazz Andy Gravish e dal sax tenore Michael (ndr, Mike) Campagna, uno tra i più originali nuovi talenti nel jazz di oggi, che ha condiviso palcoscenici con una vasta gamma di musicisti leggendari come Charlie Haden, Maria Schneider,  Bobby Short, The Toshiko Akiyoshi Big Band  e The Duke Ellington Orchestra, ma l’elenco continua. Il sound del gruppo ricorda i gruppi hard bop degli anni ’60.

Andy Gravish e Mike Campagna

5 am

Il primo disco

Le composizioni sono tutte originali e nel 2009 registrano il primo disco. Dopo tanti anni insieme, e tanti tour, il gruppo è costretto a sciogliersi perché Andy, che per un certo periodo ha vissuto a Roma, torna a New York e Mike a Miami. E, come spesso succede, nel mondo dell’arte e della cultura, le spese per portare avanti il progetto diventano insostenibili e, nonostante il repertorio pronto per un nuovo disco, tutto sfuma. Ma resta una registrazione dell’ultimo concerto. Negli anni successivi, però, Marc, tenace e determinato com’è, proverà a convincere tutti a stampare il disco, ma invano. Resta un “sogno nel cassetto”. Il trio non si ferma, continua a “macinare” concerti, anche con altri artisti, ed è così che la collaborazione con il trombettista e compositore torinese Fabrizio Bosso porta ad un altro disco.

5 am studio di registrazione

“Michel On Air” dedicato a Michel Petrucciani

Un altro disco, “Michel On Air”, dedicato a Michel Petrucciani. La musica vola alto e, ormai, il sodalizio a tre è consolidato, musicalmente, con una propria identità sonora tanto che l’etichetta Egea Records propone di accelerare la comunicazione in questa direzione. Nasce così il trio “On Air”, il disco ha un successo inaspettato, soprattutto in America.

Il trio On Air, che ha al suo attivo 4 cd prodotti da Egea, uno dei quali dedicato a Michel che nel 2014 raggiunge il 28esimo posto nella classifica jazz statunitense. Il linguaggio di Fabrizio Bosso va, così, ad incastrarsi alla perfezione nelle sonorità del trio permettendo alle quattro personalità di esprimersi in piena libertà e ascolto dell’altro dando vita ad un mondo sonoro in continuo movimento che passa da ambienti rarefatti ad una pulsazione tipica della black music.

5 am studio di registrazione

Il successo ha dell’incredibile come i risultati perché l’etichetta è canadese, nel gruppo non ci sono musicisti americani e le musiche sono dei fratelli Petrucciani. Anche DownBeat, la rivista statunitense dedicata alla musica jazz, nata a Chicago nel 1935, recensisce il disco dando 4 stelle su 5. E, non è tutto, ci sarebbe anche l’opportunità di fare un tour negli States ma, per ragioni manageriali, questo sogno non si realizza.

Nel 2015, poi, si torna in studio di registrazione, lo Zerodieci Studio del musicista, produttore e fonico genovese Roberto Vigo. Questa volta il trio decide di rendere omaggio alle canzoni italiane famose in Francia e a quelle francesi famose in Italia. Ci vuole un suono graffiante e malinconico così la scelta cade su Max Ionata, uno dei maggiori sassofonisti italiani della scena jazz contemporanea che, in pochi anni, ha conquistato l’approvazione di critica e pubblico riscuotendo sempre grandi successi in Italia e all’estero.

Poi, le musiche di Monk

Il 2016 è la volta delle musiche di Thelonious Monk, pianista e compositore statunitense, un gigante indimenticato del jazz. Alessandro Collina, che ha suonato con Paul Jeffrey, ultimo sassofonista di Theloniouis, mi racconta che durante i loro tanti viaggi si parlava spesso di come il suono di un sax alto sarebbe stato perfetto per quei pezzi, sebbene Monk usasse sempre tenoristi. Ecco che si pensa a Mattia Cigalini, uno dei più affermati saxofonisti italiani, nonostante la giovane età. Una decisione felice, il disco funziona e il progetto andrà avanti con alcuni piccoli tour.

5 am studio registrazione

Dal 2017, il trio continua a lavorare insieme e registrano due dischi per il trombettista Marco Vezzoso. Nel 2018, prende l’avvio la collaborazione con Philippe Petrucciani (che già suonava con Rudy e Alessandro ) e si inizia a lavorare per un nuovo progetto, ma due implacabili tsunami ne interrompono la continuità: il fermo imposto dalla Covid-19 e la scomparsa di Marc. 

C’è un prima e un dopo

Marc Peillon nasce a Nizza nel 1959, si diploma al Conservatorio nizzardo per poi insegnare basso e contrabbasso al Conservatorio di Antibes e ricoprire il ruolo di vice direttore di quello di Beaulieu sur Mer. Di rilievo il suo contributo nell’associazione “Pepita Musiques et Cultures“ come direttore artistico e ideatore dei festival “Saint Jazz Cap Ferrat”, “Cap Jazz” e più recentemente “Jazz Entrevoux” a Entrevaux con il supporto di Philippe Déjardin, suo braccio destro.

Marc Peillon

E un dopo…

Un malore improvviso e assassino, un ictus, se l’è portato via, di domenica, a soli 61 anni di età. La notizia fa eco, il mondo della musica jazz piange un grande personaggio, protagonista assoluto della scena jazzistica della Costa Azzurra e il suo ricordo è, ancora oggi, più vivo che mai.

Che ne sarà, dunque, di On air?

Né Rudy né Alessandro hanno più alcuna voglia di “andare avanti”, ma non per la mancanza di musicisti che possano sostituire Marc. No, no,  semplicemente perché quello che non si può sostituire è il rapporto umano con-diviso in anni di viaggi in auto, sveglie, pernottamenti in hotel alle 5 del mattino, in aeroporti, in autogrill, di bevute, di scambi di opinioni,  di nottate passate nella stessa camera “per ridurre le spese”, a confidarsi dei tanti problemi, ma tutto affrontato, sempre, insieme. Anche le vicende personali. Eh, sì, perché On Air era una famiglia. Ed è rimasta tale nel cuore. I ricordi sono tanti, alcuni dei quali me li raccontano, tra sorrisi e malinconia, soffocando in gola le lacrime, rendendomi partecipe privilegiata di tanta intimità e passione, in tutto e per tutto.

rimane la musica

Ricordando Marc Peillon, un anno dopo…

“Di notte – racconta Alessandro – gli piaceva guidare, nonostante la stanchezza, che sembrava non avvertire mai. La notte la viveva in modo totalizzante. L’altra cosa geniale – di lui – durante i nostri tanti viaggi, guardando il cielo, le stelle, gli veniva l’ispirazione per tanti progetti. E mi costringeva a registrare tutto sul cellulare per non perdere la vena creativa e fissare l’attimo. Poi, il sorriso, le sue risate, la sua energia inesauribile: vissuti davvero irrepetibili”…

Ale ricorda Marc

“Di Marc – ricorda Rudy – mi colpì, da subito, la sua diplomazia e la capacità di fare squadra, la voglia di superare le avversità senza mai alzare i toni. Anche la fantasia faceva parte delle sue caratteristiche principali, aveva sempre idee, forse anche troppe; infatti, beh, alle volte, sul palco si lasciava andare e, diciamocelo (ndr, sorride) Ale ed io faticavamo un sacco per “tenere in piedi la baracca”. Alla fine del concerto, gli facevamo notare le sue “licenze poetiche “, eppure “ci facevamo un sacco di risate”…

Rudy e Marc

Ed io?

Il ricordo più intenso che ho – di Marc – è ad Ospedaletti, quando lo conobbi, su una panchina, al tramonto inoltrato aspettando l’inizio del concerto, a parlare di vita, di filosofia di vita, e del senso della vita, con quel suo sorriso capace, sempre, di convincerti, oltre ogni dubbio, con il mio debole francese parlato al quale lui rispondeva con un inglese italianizzato. Parlammo di musica, del ritmo della musica, di cercare lo stesso ritmo anche nella vita, nei legami che ci mettono più a nudo. Mi disse che lui non scindeva mai, ma viveva tutto “in musica”: ascoltava, leggeva e viveva al ritmo della musica. Gli piacque, da subito, leggermi, la mia scrittura, le recensioni musicali che scrivevo alla fine di ogni concerto. Poi, fissandomi dritto negli occhi, serissimo e fermo, alla penombra, come un cambio di scena destabilizzante, mi paralizzò con tanta ricchezza responsabilizzante: “Je lis au-delà des mots. Votre écriture est musicale, sonore et passionnée. N’arrêtez jamais de chercher ce rythme: pouvez-vous me le promettre?” Capivo bene il francese, sebbene lo parlassi peggio, e mi fu molto chiaro il messaggio, sebbene facesse ormai buio, ma gli occhi non avevamo bisogno di luce ‘esterna’: “Leggo oltre le parole. La tua scrittura è musicale, sonora e appassionata. Non smettere mai di ricercare quel ritmo: me lo prometti?”.

La promessa

E, allora, dopo un anno, ti dovevo una promessa “segreta”, Marc. Non ho smesso, mai, di cercare quel ritmo, l’ho perso, però, più di una volta, e mi succede spesso, ma riascoltando quell’ultimo concerto del 2012, che grazie ad Alessandro ho intercettato sui social, e rivendendo tanta e tale vita, gioia e amore in tutte queste foto nel rigoroso bianco e nero di Umberto Germinale, degli attimi di vita dei 5 a.m., ho voluto mantenere la mia promessa. Come? Raccontandovi un pezzo della sua storia, della loro storia, in punta di piedi e umilmente, perché lui è stato molte cose, molte musiche, tante vite. Un grande e carismatico comunicatore di suoni.

E…questo viaggio nel ricordo di chi è Marc, di chi era, non sarebbe stato possibile senza gli altri “pezzi” viventi di Marc Peillon: Alessandro Collina e Rodolfo Cervetto.

In Memory of Marc Peillon

Nei loro dischi c’è tanto di quella vita con-divisa e, un orecchio attento e occhi spalancanti all’incanto, sapranno sicuramente cogliere quella magia e quel sentire di “tante storie da raccontare”. E, allora, come è successo a me, “per caso”, vi consiglio di ri-ascoltare quel concerto Live at Saint Jazz Cap Ferrat del 12/08/2012, uscito all’indomani della scomparsa di Marc, il 17 maggio 2020, e capirete perché, come dicono Alessandro e Rudy, “anche questa volta Marc aveva ragione”.

È necessario unirsi, non per stare uniti, ma per fare qualcosa insieme.

Il silenzio

Marc è nel cuore e come diceva lui “si tu n’es pas silencieux tu ne peux écouter”. Il silenzio della notte, delle tanti notti insieme ai suoi compagni di “viaggi“, a mordere la vita, a raccontarsi le loro vite. Alle cinque del mattino, anno dopo anno, per quasi vent’anni. E, proprio nel silenzio, nella notte o, magari, alle 5 del mattino (?!…), ironia della sorte, Marc ci ha lasciati, improvvisamente, senza far rumore, per l’ultimo “coup de théâtre“…

Il silenzio di Marc Peillon

I momenti più belli della vita sono quelli che, uniti insieme, formano un percorso.

Beh, Marc, non volevo mettermi fretta, però la parola data va mantenuta entro questa vita – come scherzammo sulla panchina -, ricordi?

 

 

 

 

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Ci lascia Franco Battiato, il più grande poeta odierno

Ci lascia Franco Battiato, il più grande poeta odierno. Lutto nel mondo della musica. Le brutte notizie fanno belli i giornali. Prima si danno le cattive notizie, meglio è. Sarà anche perché le brutte notizie vendono più di quelle buone? … In alcune scuole di giornalismo si diceva che facessero vendere di più e aumentare le tirature.

Le notizie buone, positive, sono sporadiche e meno sensazionali, mentre quelle brutte sono dirompenti, contagiose ed emozionanti. Però, ci sono notizie e notizie. Quelle di cui non vorresti mai scrivere. Le cattive notizie ci fermano per un po’, ma poi si va avanti. Quella della scomparsa del grande maestro, beh, è indiscutibilmente, una di queste “cattive notizie”, di quelle che colpiscono al cuore, già al risveglio.

Ci lascia Franco Battiato, il più grande poeta odierno

Si è spento stamattina, all’età di 76 anni, nella sua casa a Milo, nel catanese, dove, da tempo, si era ritirato dalla scena pubblica, Franco Battiato: cantautore, compositore, musicista, regista e pittore italiano. Lo rende noto la famiglia. A lanciare il primo tweet della triste notizia è stato Antonio Spadaro, attuale direttore della rivista La Civiltà Cattolica.

Era nato a Jonia il 23 marzo del 1945.La sua carriera cominciò davvero nel 1971. Da allora, ha spaziato tra una grande quantità di generi musicali: dopo l’iniziale fase pop degli anni sessanta, è passato al rock progressivo e all’avanguardia colta nel decennio seguente. Poi, è ritornato sui passi della musica leggera, approfondendo anche la canzone d’autore, di quella etnica, la musica elettronica e l’opera lirica.

La sua musica

I suoi testi riflettono i suoi interessi, fra cui l’esoterismo, la teoretica filosofica, la mistica sufi (in particolare tramite l’influenza di G.I. Gurdjieff) e la meditazione orientale. Alcuni dei suoi brani sono entrati ormai nella storia del costume: l’era del cinghiale bianco, prospettiva nevskij, centro di gravità permanente, bandiera bianca, cuccurucucù, voglio vederti danzare, la stagione dell`amore, e ti vengo a cercare, povera patria, la cura.

Un’artista senza tempo, amato da tutte le generazioni: i giovani vedono, ancora oggi, in lui un modello di originalità e di curiosità, quelli più grandi un difensore dell’intelligenza e della cultura che mai si è perso. Ha collaborato con i migliori cantanti da Claudio Baglioni ai CSI, da Enzo Avitabile a Pino Daniele, dai Bluvertigo a Tiziano Ferro, Celentano, Subsonica, Marta sui Tubi e tanti altri.

La malattia e il vuoto che lascia

Non è guarito dalla malattia – si era detto alzhheimer, si era detto di tutto, in verità – che l’aveva portato via dalla canzone, dalla parola, dalla sua Sicilia. Era assente dalle scene musicali e artistiche dal 2017, quando un incidente domestico lo costrinse a interrompere concerti e tour.

Si era rifugiato nella sua villa alle pendici dell’Etna ed era circondato dai suoi familiari. Nel 2015 una caduta dal palco, poco prima dei suoi 70 anni, era stato uno dei primi avvertimenti dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il suo vuoto apre ferite profonde, soprattutto per il mondo in via di estinzione della canzone d’autore storica italiana. Da ieri risuonano – e per sempre – le sue canzoni in tutta Italia e, credo, da qualche parte nel mondo.

L’incontro con Gaber

Le sue prime esperienze musicali a Milano, dove si era trasferito a partire dal 1964 al “Club 64”, dove c’erano Paolo Poli, Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Renato Pozzetto e Bruno Lauzi. Nel pubblico ad ascoltare la sua musica c’era Giorgio Gaber “che mi disse: “Vienimi a trovare”. “Il giorno dopo andai. Diventammo amici”. Più che amici, considerando che fu proprio Gaber a procuragli il suo primo contratto discografico. 

Difficile, anzi pressoché impossibile, incasellarlo, dargli una pur semplice etichetta, sì, perché lui era “un vero artista” con la sua musica senza tempo, ma anche del suo cinema, della sua pittura. Non è un caso se è stato uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con tre Targhe e un Premio Tenco.

Esiste una cura per i grandi addii?

“La Cura” è il brano indimenticabile con il quale voglio ricordarti e ‘salutarti’, oggi.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te
Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te
Io sì, che avrò cura di te

 

Ci lascia il più grande poeta contemporaneo. Uno dei più grandi della canzone d’autore italiana. Per molti di noi è stato, e resterà, un «Centro di gravità permanente».

Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
Avrei bisogno di
Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
Over and over again

 

Grazie maestro. Grazie perché sei stato per me una fonte di ispirazione quotidiana e, se non avessi amato e cantato le tue canzoni, beh, oggi sarei una persona diversa. E, proprio tu, mi hai insegnato che «le nuvole non possono annientare il sole».

«Vorrei tornare indietro, | per rivedere il passato, | per comprendere meglio, | quello che abbiamo perduto».

 

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I 20 borghi più belli d’Italia: e in Liguria?

I 20 borghi più belli d’Italia. Scopriamo, insieme, quali sono i borghi più belli del Belpaese e…lasciamoci affascinare da storia, arte, cibo e tradizioni.

L’associazione “I borghi più belli d’Italia”

Nel marzo 2001 nasce l’associazione de “I borghi più belli d’Italia, su impulso della Consulta del Turismo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). Questa iniziativa è sorta dall’esigenza di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani che sono, per la grande parte, emarginati dai flussi dei visitatori e dei turisti. Sono, infatti, centinaia i piccoli “borghi d’Italia” che rischiano lo spopolamento ed il conseguente degrado a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale.

Da Nord a Sud l’associazione comprende oltre 250 borghi, nei quali sembra di tornare indietro nel tempo, in un’oasi di pace dove tutto scorre più lentamente e in armonia con la natura.

E’ oggettivamente impossibile visitarli tutti e vi propongo una scelta tra i 20 borghi più belli d’Italia da non perdere e, rigorosamente, in ordine di classifica.

I 20 borghi più belli d’Italia

  • 1. Tropea – Calabria
  • 2. Baunei – Sardegna
  • 3. Geraci Siculo – Sicilia
  • 4. Arquà Petrarca – Veneto
  • 5. Locorotondo – Puglia
  • 6. Tremosine sul Garda – Lombardia
  • 7.Cirò – Calabria
  • 8. Rocca San Giovanni – Abruzzo
  • 9. San Lorenzo in Banale – Trentino Alto Adige
  • 10. Pretoro – Abruzzo
  • 11. Erice – Sicilia
  • 12. Ortona – Abruzzo
  • 13. Ravello – Campania
  • 14. Recanati – Marche
  • 15. Tellaro – Liguria
  • 16.Castiglione del Lago – Umbria
  • 17. Egna – Trentino Alto Adige
  • 18. Civita di Bagnoregio – Lazio
  • 19. Bosa – Sardegna

E, allora, scopriamoli “da vicino”…

Tropea

Storia millenaria, promontorio disteso su un mare azzurro, spiagge sabbiose e, a tratti, con scogli disegnati dal tempo. Tropea e i suoi vicoli stretti con piccoli negozi d’artigianato, profumi e sapori calabresi, ma suoni che vengono da tutto il mondo, complice il turismo internazionale che contraddistingue questa perla del tirreno. Grazie a tutto questo, e molto altro, si è meritatamente conquistata il primo posto fra i borghi più belli d’Italia.

Tropea

 

Baunei

Barbagia sarda, siamo nei territori dell’Ogliastra, in provincia di Nuoro. Un piccolo centro urbano di poco più di 300 anime, che hanno la fortuna di vivere in un angolo di paradiso, dove la natura si fa spazio in modo incontaminato e libero, fra i boschi alti e selvatici, e via via scende lungo la spiaggia frastagliata e ricca di scogli calcarei che ne danno un’area antica e primitiva. E’ la patria dell’escursionismo, con sentieri di trekking, che vanno dalla montagna al mare, e pareti verticali. Un secondo posto meritato per questo luogo senza tempo.

cala-goloritzè Baunei

 

Geraci Siculo

All’interno del Parco delle Madonie, area naturale protetta dal 1981, questo piccolo borgo medioevale, in provincia di Palermo, adagiato sulla schiena rocciosa di un colle, considerato la “perla delle Madonie, ”vanta un numero elevato di chiese antiche anche di età romana. Il suo terzo posto all’interno della classifica dei borghi più belli d’Italia lo deve alla sua storia e alle innumerevoli testimonianze monumentali ed al fascino che dall’alto questi antichi tetti ancora oggi sprigionano.

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Arquà Petrarca 

Tra le dolci colline dei Colli Euganei sorge Arquà Petrarca, nome che omaggia il famoso poeta, considerato il precursore dell’umanesimo e uno dei fondamenti della letteratura italiana, che qui venne a trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Il tempo ad Arquà si è fermato a quando si lavavano i panni al lavatoio, si lasciavano i cavalli agli abbeveratoi, a quando le case venivano costruite con la pietra. Da vedere anche la casa di Petrarca con le pitture cinquecentesche e il piccolo museo.

Arquà Petrarca 

 

Locorotondo

Fondato nell’XI secolo Locorotondo si trova su una collina che cinge gli ultimi contrafforti murgiani del Barese e domina la Valle d’Itria, un cuscinetto di verde a metà strada tra Adriatico e Jonio e su questa pianura, circondata da piccole alture. Il piccolo centro storico è caratterizzato da stradine pavimentate e case costruite in pietra chiara. Locorotondo è così affascinante che venne scelto come location per alcuni film tra cui “Così è la vita” con il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, e “Baciami piccina” con Vincenzo Salemme.

Locorotondo

 

Tremosine sul Garda 

Affacciato sul lago di Garda, quasi a strapiombo, Tremosine è diviso in diverse frazioni sparse a più altitudini. Il borgo fa parte del Parco Alto Garda Bresciano e racchiude piccoli gioielli artistici, vecchie mulattiere che si snodano su per i monti e splendide vedute sul lago. Tremosine è molto più simile a un paesino alpino che ai tipici paesi lacustri, essendo immerso nella natura dei pascoli e della montagna.

tremosine

 

Cirò 

Un piccolo gruppo di case antiche e ben arroccate sulla collina che si affaccia sul bellissimo mar Ionio o “mare di mezzo”, in un fazzoletto di terra verde, in provincia di Crotone, dove la natura ha regalato bellezza e forza alle viti del posto, i cui vini vengono ogni anno esportati in tutto il mondo. La denominazione Cirò DOC, in Calabria, si riferisce a vini tra i più antichi del mondo, con una storia alle spalle che risale a migliaia di anni fa, ancora ai tempi prima della civiltà romana. Sono prodotti nelle colline orientali dell’altopiano della Sila e sulla costa ionica, nei comuni di Ciro, Cirò Marina, Crucoli e Melissa. Una storia antichissima che parte dalla magna Grecia e arriva fino ad oggi passando anche da un medioevo. Un luogo fatto di cultura e bellezza, che merita di diritto il suo posto fra i primi sette borghi più belli.

Cirò

 

Rocca San Giovanni 

Tra la foce del fiume Sangro e il torrente Feltrino sorge Rocca San Giovanni fondato nell’XI secolo. Il piccolo centro storico, in provincia di Chieti, ha un aspetto trecentesco e conserva ancora i resti delle antiche mura medievali. Si può godere di uno splendido panorama sulla natura circostante ed inoltrarsi nell’area faunistica “Zoo d’Abruzzo o di Rocca San Giovanni”.

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San Lorenzo in Banale 

San Lorenzo in Banale, piccola perla incastonata alle pendici delle Dolomiti di Brenta, patrimonio dell’Unesco, nato dalla fusione di sette antichi feudi, offre moltissimo dal punto di vista storico e archeologico. Diversi palazzi e chiese decorati con affreschi, altari e statue lignee, raccontano la storia del luogo.

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Pretoro

Alle pendici del massiccio della Majella si incontra Pretoro, piccolo borgo di artigiani dalla particolare struttura urbanistica nel cuore dell’Abruzzo. Vi conquisterà con la sua semplicità e il magico silenzio che troverete tra i suoi stretti vicoli, le case appoggiate le une alle altre e i saliscendi delle sue scale. Fermatevi qui a mangiare uno dei piatti tipici della cucina abruzzese: i maccheroni alla chitarra con ragù di agnello.

Pretoro

 

Erice 

Affascinante e solitaria, Erice domina da millenni la punta estrema della Sicilia occidentale. Il mito qui è di casa. Ce lo ricorda Virgilio nell’Eneide, quando racconta che Enea, in fuga da Troia, vi si fermò ben due volte, ce lo rimandano le mura ciclopiche realizzate dai Punici per fortificare la città, ce lo rammenta il Castello normanno edificato sui resti di un’antichissima area sacra dedicata al culto della fecondità. Ogni angolo del borgo ci riporta indietro nel tempo, ci confonde con i suoi profumi, ci avvolge con la sua nebbia leggera. Pur essendo meno abitato, è il centro nevralgico del turismo. A colpire i visitatori è, innanzitutto, la posizione di dominio rispetto alla sottostante pianura che si affaccia sul mare. Il panorama è da togliere il fiato, già a partire dalla funivia che si può prendere per salire nel borgo di Erice in tutta comodità, a soli 4 € andata e ritorno. Una volta saliti si è subito colpiti dal contesto fiabesco di mura medievali e dal Castello di Venere, di origine normanna, che conserva intatto, ancora oggi, l’immortale fascino. Una volta in giro per il borgo fatevi tentare dai piccoli forni artigianali: arancini o cannoli? 

Erice

 

Ortona

La storia di Ortona parte dal periodo romano dove oggi è posto il Castello aragonese del 1500. Una storia che porta i visitatori a immergersi nel borgo, in provincia di Chieti, attraversando di volta in volta i monumenti, le chiese, gli antichi palazzi, facendosi rapire da una cornice senza tempo. La particolarità di Ortona risiede anche nella sua estensione geografica, che la porta ad essere oltre che luogo di collina, anche luogo di mare, visto che parte della cittadina si estende sul litorale abruzzese. Merita una sosta anche nella vicina citta di Vasto.

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Ravello 

Appartenendo ad una delle mete classiche della riviera amalfitana, Ravello fa del mare una splendida cornice, attorno ad uno spettacolare trionfo di monumenti ville e chiese che dominano l’intero litorale da una posizione rialzata in grado di togliere il fiato ai numerosi visitatori. Noto come città della musica e della poesia. La cittadina domina da un’altezza di 350 m la strada costiera che da Maiori conduce sino ad Amalfi e, negli anni, ha incantato letterati ed artisti di ogni epoca fra cui Boccaccio, Turner e molti altri ancora.

Villa Rufolo, tra amore e fotografia

Fra i luoghi d’interesse va certamente segnalato la fiabesca Villa Rufolo, risalente al 1200′ , voluta dalla omonima famiglia, è ancora oggi il luogo d’eccellenza per gli innamorati e gli appassionati di fotografia. Grazie alla immensa terrazza fiorita e alla sua posizione a picco sul mare regala momenti indimenticabili. Segnaliamo la difficoltà di muoversi nelle strette e affollate strade che portano a Ravello, motivo in più per pernottare un po’ fuori dal centro nevralgico e raggiungere il posto affittando una moto, muovendosi così in libertà nelle lunghissime code che, certamente, incontrerete. Non può mancare una visita nella vicina Paestum.

Ravello

Recanati

Nella classifica dei borghi più belli d’Italia, non può mancare il luogo che ha dato i natali a Giacomo Leopardi, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana e Beniamino Gigli, noto cantante lirico. Recanati è stata candidata a Capitale Italiana della Cultura 2018. E’ la tipica “città balcone” per l’ampio panorama che vi si scorge. Il paese conserva monumenti e palazzi che via via faranno attraversare ai visitatori, i diversi periodi storici che il paese ha vissuto. Da segnalare la visita alla Chiesa di Sant’Agostino, all’interno colpisce certamente l’affresco medievale raffigurante l’Ultima cena e il campanile, che ha ispirato la nota poesia “Il passero solitario”. Non perdetevi la visita all’interno della casa dove visse Leopardi…

Recanati

Tellaro 

Siamo su una delle più belle zone di mare della Liguria. Tellaro è una frazione del comune di Lerici, caratterizzato dall’essere un antico borgo marinaro, arroccato su una scogliera che si affaccia sul Golfo della Spezia. Meta di molti artisti italiani e stranieri. Tellaro, infine, è una delle borgate marinare che ogni anno partecipano al Palio del Golfo.

L’unica via di comunicazione carrabile, che dal capoluogo lericino porta al borgo di Tellaro, è una strada che si dipana a picco sul mare, transitando per Maralunga e Fiascherino. E’, inoltre, raggiungibile percorrendo alcuni sentieri pedonali che dai borghi a monte calano verso il mare, anche se con una certa difficoltà, per la natura aspra e impervia delle terrazze digradanti sul mare. Ma una volta arrivati dove il borgo incontra la riva, lo spettacolo vi farà dimenticare la fatica. Non è un caso che in un piccolo posto come Tellaro abbiano soggiornato, innamorandosene, tre grandi uomini della cultura internazionale come D.H.Lawrence, Mario Soldati e Eugenio Montale.

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Castiglione del Lago 

Castiglione del Lago si trova su un promontorio che si affaccia sul lago Trasimeno. Sicuramente uno dei borghi più belli di tutta l’Umbria. Abbarbicata su un promontorio ricoperto di ulivi, e circondato da dolci colline, la cittadina ha una storia decisamente notevole, che la vede importante centro nel Medioevo e ducato tra il ‘500 e il ‘600, rendendola, in passato come a tutt’oggi, una delle perle da visitare nel centro Italia. Il borgo conserva ancora il suo aspetto medievale, grazie anche alla bellissima Rocca del Leone che domina dall’alto il paesaggio circostante. Da vedere anche la piccola Isola Polvese ricca di vegetazione e sede anch’essa di un suggestivo Castello medievale.

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Egna 

Egna si trova in Bassa Atesina, circondato da bellissimi vigneti, in provincia di Bolzano è uno splendido borgo immerso tra vigneti meleti  e circondato da splendide montagne. Ciò che caratterizza il paese sono sicuramente i portici, che ritroviamo in parecchie cittadine di stampo tedesco. Da non perdere la chiesa gotica (tra le più belle dell’Alto Adige) e l’annuale festa dei portici a fine agosto. Grazie alla sua posizione geografica, già nel medioevo, Egna divenne un importante centro commerciale che collegava nord e sud acquistando così una rilevante importanza culturale ed economica. 

Egna

 

Civita di Bagnoregio

E’ un luogo magico, surreale, fantastico, famoso nel mondo, situato sulla vetta di un’altura di tufo e raggiungibile solo attraverso uno stretto ponte pedonale dal quale si gode di uno dei panorami più spettacolari di tutto il Lazio. Soprannominata la città che muore, per via della costante erosione delle rocce di tufo su cui si trova, questa cittadella a metà strada tra Orvieto e il lago di Bolsena ha origini etrusche e medioevali. Sospesa nel tempo e nello spazio, Civita di Bagnoregio è senza dubbio uno dei borghi italiani più belli e caratteristici. Durante le giornate di nebbia questa incredibile città sembra letteralmente sospesa nel vuoto. Eppure, la storia di questo luogo parla di una città che vive, e lo fa da epoca antichissima. Infatti, le testimonianze architettoniche insieme a numerosi ritrovamenti, indicano come il borgo debba le sue origini alla favolosa civiltà etrusca e, in seguito, a quella romanica. Ad oggi è possibile visitare il paese lasciando l’auto fuori dal borgo e attraversando un piccolo ponte, costruito nel 1965, perdendosi nel fascino assoluto di questo luogo.

Civita di Bagnoregio, Viterbo, Latium, Italie, 18 août 2018: Vue de la cité médiévale

 

Bosa 

Bosa è un perla assolutamente da visitare nel panorama di una vacanza nella costa occidentale della Sardegna, in provincia di Oristano. Questo piccolo – ma neanche troppo – borgo, sorge sulle rive del fiume Temo, e al contempo si affaccia sul mar mediterraneo. Un incantevole luogo dove tradizione e modernità si fondono e infondono curiosità e fascino, uno dei borghi più pittoreschi d’Italia, dominato da un castello medioevale, con le sue case multicolori lungo la foce del fiume che la divide in due con forme sinuose.

La sua storia ha dell’incredibile con una stratificazione che pochi luoghi nel mondo possono vantare: dall’età preistorica si passa ai fenici, ai romani, agli aragonesi, agli spagnoli, agli austriaci, fino alla più recente unità d’Italia. Visitare Bosa significherà avvicinarsi a tutte queste epoche ma, al contempo, questo luogo è di interesse internazionale per via dei suoi aspetti naturalistici. Infatti, oltre alla presenza di specie rare come i grifoni, anche dal punto di vista della flora il borgo nasconde nei propri fondali forme di coralli di rara bellezza. 

Bosa

 

E in Liguria? 

La Liguria è piena di borghi, arroccati sul mare o nell’entroterra più nascosto. Posti suggestivi, magici e ricchi di storia, da visitare sia in estate che in inverno. Dall’imperiese allo spezzino, la nostra regione regala scenari mozzafiato. Dai più noti come Campo LigureTriora o Moneglia, a quelli da scoprire come Castelvecchio di Rocca Barbena o Seborga. Piccoli o medi borghi che vanno tutelati, talvolta recuperati, e valorizzati. Sul sito I Borghi più Belli d’Italia si possono consultare e ‘visitare’ tutti i piccoli centri storici e artistici finora inseriti nell’elenco (aggiornato al 2021). 

Ecco quelli in Liguria, oltre 20, che si trovano in tutte e quattro le province:

  • Apricale, il bacio della pietra con il sole
  • Brugnato, il borgo a forma di tenaglia
  • Campo Ligure, l’arte lieve della filigrana
  • Castelvecchio di Rocca Barbena, come in una fiaba
  • Cervo, sogni d’oltremare
  • Colletta, il villaggio telematico
  • Diano Castello, la culla del Vermentino
  • Finalborgo, aria da marchesi
  • Framura, tre torri e tre borghi
  • Laigueglia, piazzette al mare
  • Lingueglietta, una lucertola distesa al sole
  • Millesimo, il ponte sulla Bormida
  • Moneglia, un gioiello tra due campanili
  • Montemarcello, nel flusso dell’acqua infinita
  • Noli, l’antica repubblica marinara
  • Perinaldo, il Poggio delle Stelle
  • Seborga, riposarsi all’ombra
  • Taggia, la città del ponte a 15 arcate
  • Tellaro, poesia scritta sull’acqua 
  • Triora, il borgo delle streghe
  • Varese Ligure, un paese tutto bio
  • Verezzi, il teatro delle meraviglie
  • Vernazza, nell’incanto delle Cinque Terre
  • Zuccarello, la patria di Ilaria Del Carretto

Mi piacerebbe vivere in ognuno di questi borghi, in uno di quei paesini sul mare…in cui le case sono colorate di bianco e di blu, sui balconi ci sono i fiori e nell’aria c’è profumo di limone.

Ad ognuno il proprio borgo.
È casa, radici, colori, respiri, sangue, orizzonte che ci appartiene.
E una strada che porta sempre dove bisogna essere, in quel punto esatto della felicità.

Di certi paesini, dove il tempo si è fermato, dove quando incroci un anziano che ti guarda quasi “pretendendo” il saluto.
Dovrebbe essere così ovunque.
Ed è bellissimo.

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Diventare mamma dopo i 40 anni?

Diventare mamma dopo i 40 anni? Un tempo era un’eccezione. Oggi, invece, è un fenomeno piuttosto diffuso. Le donne over 40 che decidono di diventare madri sono, infatti, sempre più numerose, sia in Italia sia all’estero.

Una scelta, spesso, dettata da ragioni di vita (l’amore arriva “più tardi” – quando e se arriva-  e, di riflesso, la possibilità “con-divisa” di “mettere su famiglia”), sociali, economiche e lavorative che, però, potrebbero comportare l’insorgere di alcune difficoltà sia sotto il profilo della fertilità, sia per quanto concerne un probabile aumento di problemi collegati ad una gravidanza posticipata nel tempo.

Mamma dopo i 40 anni e l’aspettativa di vita

L’aspettativa di vita nell’UE è tra le più alte del mondo e l’Italia è tra i paesi dove questa è più alta (mediamente la più alta assieme alla Spagna).
Ma oltre le medie una realtà: in controtendenza con l’Europa, dove in media vivono più le donne degli uomini, in Italia l’aspettativa di vita dei maschi è ai primi posti.

Sempre sopra la media Ue con otto regioni in una classifica di dieci, mentre quella delle donne è sempre elevata, ma non c’è nessuna regione italiana tra le prime dieci in classifica.

A verificare le condizioni di salute nell’Ue, con gli ultimi dati disponibili alla mano, è Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, che ha pubblicato l’edizione 2020 dei dati regionali in cui è presente un capitolo sulla salute.

Oltre le medie…

Per quanto la nostra aspettativa di vita sia aumentata, c’è un dato oggettivo che, però, non possiamo né ignorare né negare: a livello biologico, la quantità di ovociti di una donna over 40 è notevolmente minore, così come diversa è la loro qualità. Questi due fattori, messi insieme, rendono più difficile sia il concepimento sia la successiva e corretta evoluzione della gravidanza.

gravidanza over 40 rischi

I rischi

Chi cerca un figlio, già dopo i 35 anni, dovrebbe sapere che con l’età aumentano i rischi di infertilità. Le donne tendono ad ovulare meno frequentemente, di aborto spontaneo (le stime parlano di un rischio del 10-20%) e di anomalie cromosomiche del feto (il rischio di avere un bambino con sindrome di Down, per esempio, passa da uno su 1.500 a 20 anni a uno su 800 a 30, uno su 270 a 35, uno su 100 a 40 e uno su 35-50 a 45 anni). Anche gli uomini, del resto, possono avere una certa diminuzione della fertilità, a partire dalla fine dei 30 anni. 

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Quante sono le gestanti over 40?

Secondo le ultime stime di massima oltre che l’analisi dei dati frutto di alcune interviste a diversi ginecologi, non è azzardato affermare che le donne che affrontano la gravidanza (spesso proprio la prima) dopo i 40 anni rappresentano circa il 20-30%.

E, in generale, ci troviamo di fronte a un trend in crescita. Un trend dovuto soprattutto al fatto che, al giorno d’oggi, occorrono tempi più lunghi per ottenere un’indipendenza economica e una stabilità tali da consentire la programmazione di una gravidanza.

Molte donne – mi raccontano – vorrebbero diventare madri, ma sono costrette, loro malgrado, a rimandare la realizzazione del loro desiderio perché non si trovano ancora in una condizione di stabilità. 

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Incinta dopo i 40: cosa cambia?

Nonostante le rinnovate abitudini, le scelte di vita e i costumi sociali abbiano portato ad uno spostamento in avanti dell’età della prima gravidanza, intorno ai 40 anni le cose si fanno più complicate.

In maniera naturale o con la procreazione assistita: cosa cambia? Le donne che si sottopongono a inseminazione o FIV, il rischio di aborto spontaneo è lo stesso di una gravidanza naturale (15-20%) e aumenta in base all’età. Per le aspiranti mamme che, invece, ricevono una donazione di ovociti, i rischi non aumentano, poiché gli ovociti provengono da una donatrice giovane (18-35 anni).

Per il resto, rimanere incinta dopo i 40 (in modo naturale o tramite tecniche di procreazione assistita) significa andare incontro ai medesimi rischi e alla stessa necessità di monitoraggio. Va precisato, però, che nelle gravidanze da fecondazione assistita la percentuale di gravidanze gemellari aumenta, con un conseguente incremento dei relativi rischi ostetrici. Tutto ciò, almeno, “sulla carta”…

gravidanza over 40 cosa cambia

Preservare la fertilità

Spesso l’idea di ritardare nel tempo la maternità è una scelta che mette in campo diversi fattori e percorsi, nella maggior parte dei casi, molto consapevoli e ragionati. L’idea di voler posticipare l’età in cui diventare genitori può essere supportata da scelte che preservino la riuscita di questo progetto.

In questi casi, è possibile far ricorso a una delle tecniche di preservazione della fertilità che consentono di posticipare la gestazione. La vitrificazione degli ovociti, ad esempio, consente di conservare o congelare gli ovuli maturi quando si è ancora “giovane” per utilizzarli quando la paziente deciderà, mantenendo le stesse probabilità di gravidanza presenti al momento della vitrificazione.

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Lo stile di vita fa la differenza

Cercare una gravidanza a 35 o a 40 o, ancora, oltre i 45 anni, non è una follia. Però, non è neppure una passeggiata. Bisogna mettere in conto che potrebbe non arrivare, e sapere che c’è qualche rischio in più.

In generale, è molto importante lo stile di vita (vale a qualunque età, ma a maggior ragione se non si è più giovanissime): sì a una dieta equilibrata di tipo mediterraneo e a un moderato esercizio fisico, no al fumo, all’alcol e allo stress eccessivo.

Sì anche all’assunzione di acido folico già due/tre mesi prima del concepimento, indispensabile per la prevenzione del rischio di malformazioni del tubo neurale come la spina bifida. Ovviamente i rischi dipendono anche dallo stato di salute generale prima della gravidanza. Una donna sana, di peso normale, con stile di vita equilibrato, ha meno rischi di una donna obesa e con diabete.

stile di vita mamme over 40

Ma avere un figlio da sola è davvero un atto di egoismo?

Quando si tratta di mettere al mondo un figlio, anche in coppia, penso che si tratti sempre, e prima di tutto, di un atto di altruismo. Mi piace pensare che la famiglia sia dove c’è amore, indipendentemente dal numero e dal sesso dei genitori, da quel desiderio profondo che spinge oltre ogni limite e confine.

Sì, perché una donna che sente profondamente di voler mettere al mondo un figlio, lo sente nella pancia e, oggi, lo può fare, anche da sola. La maternità non va di pari passo con l’essere donna, non è detto che questo desiderio sia di tutte, ma quando a muoverci è quel desiderio, tutto cambia.

Ma quanto incidono i condizionamenti sociali? In famiglia, sul lavoro e con gli amici? Si è “etichettate” come donne incoscienti o coraggiose? Ogni esperienza, si sa, è personale, ma l’aspetto psicologico incide fortemente in scelte di questo tipo. Essere madre senza “il principe azzurro” si può, se lo si vuole davvero e consapevolmente…

Madri single

Lo sapevate che l’Italia…

L’Italia non permette i trattamenti di riproduzione assistita per le donne single o con una partner femminile. Alla fecondazione eterologa, dunque, possono ricorrere solo coppie di fatto, sposate o conviventi, ed eterosessuali. In Italia mancano donatrici di ovuli. Nel Belpaese, fino a pochi anni fa, non era possibile ricorrere a questa tecnica: lo vietava la legge 40 del 2004. Il divieto è stato superato nel 2014 grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale.

madri single no inItalia

Un altro problema è rappresentato dalla carenza di donatori di sperma e donatrici di ovociti. In Italia la donazione è volontaria e anonima e la legge vieta qualsiasi tipo di remunerazione (eccetto il rimborso delle spese). Inoltre, manca ancora la «cultura» della donazione dei gameti, proprio come fino a pochi anni non c’era nemmeno quella della donazione degli organi. Per questo motivo, moltissime coppie si rivolgono a paesi dalla legislazione più sviluppata, come la Spagna.

La Spagna è più flessibile

In Spagna, tuttavia, la legge è più flessibile in merito a questo aspetto e permette a tutte le donne, di età superiore ai 18 anni, e con totale capacità di intendere e di volere, di accedere a un trattamento di riproduzione assistita, indipendentemente dal loro stato civile o orientamento sessuale.

I trattamenti vanno da un’inseminazione artificiale con sperma di donatore a una fecondazione in vitro; da una doppia donazione di gameti (maschile e femminile) ad un transfer di pre-embrione di un’altra coppia.

test gravidanza positivo

La percentuale di successo può variare a seconda del trattamento di fecondazione assistita intrapreso. In generale, dal 20% (per una inseminazione artificiale) al 70% (nel caso di una doppia donazione). E i costi? Per un ciclo di ovodonazione (PMA) in Italia il costo oscilla tra i 5.000 e gli 8.000-9.500 euro mentre all’estero intorno ai 4.500-6.900 euro. 

Madre biologica o madre surrogata?

Ricorrere all’ovodonazione significa mettere in conto che il proprio figlio erediti il patrimonio genetico di un’altra donna. Sottoporsi ad una tecnica di riproduzione assistita significa che un embrione viene messo in gestazione nel grembo materno di una donna, che non sarà la sua madre biologica, poiché l’embrione impiantato non ha alcun legame genetico con lei.

diventare madri

E quindi? Secondo la legge dell’amore, cambia ben poco. L’amore per il proprio figlio è ben più forte di quello di trasmettere i propri geni. Secondo il punto di vista della teoria dell’attaccamento di Bowlby «non è necessariamente la connessione genetica, ma sono le interazioni positive che causano l’attaccamento emotivo».

Sentir crescere dentro di sé una vita, partorirla, crescerla è, a tutti gli effetti, una maternità come lo è, del resto, l’adozione, se fosse così semplice, quanto a requisiti, ricorrervi. C’è da dire che il fatto che la donatrice sia destinata a rimanere anonima, come prevede la legge, è una garanzia di tutela per il bambino.

legami familiari

Poi, verrà il tempo di raccontare la verità al figlio, meglio quando i bimbi sono ancora piccoli, dai tre o quattro anni in su – come consigliano gli esperti – per farla vivere con naturalezza.

Un atto di grande amore, di determinazione e coraggio, che sia di donne single o in coppia. In età adolescenziale il discorso si fa più delicato perché i figli attraversano una fase di instabilità emotiva dovuta all’età e potrebbero sentirsi disorientati.

famiglia  

“Comprarsi” la possibilità di realizzare il sogno di una famiglia non è impossibile, se ci si crede, con o senza principe azzurro. E’ una esperienza intima, di consapevolezza “uterina” e di amore che non conosce “limiti”, credo.

Non sono mamma, non ancora. Non sono giovane, sono anche io una donna over 40, ma che desidera, con tutto il cuore, vivere la maternità “per e con amore”. Sono figlia, però, di una mamma che è morta ancora troppo giovane, da poco over 50. Ricordo bene un aneddoto. Quando mi veniva chiesto dove fosse casa mia, beh, io rispondevo, di getto: “Dove c’è la mamma”.

Il bambino chiama la mamma e domanda: “Da dove sono venuto? Dove mi hai raccolto?”.
La mamma ascolta, piange e sorride mentre stringe al petto il suo bambino: “Eri un desiderio dentro al cuore”.
(Rabindranath Tagore)

 

Scrivetemi le vostre esperienze:email@milenasala.it

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Giornata internazionale del Jazz 2021: online nel mondo

Giornata internazionale del Jazz 2021. La pandemia non ferma, neppure quest’anno, il secondo ancora nel segno della Covid-19, l’importante evento musicale internazionale.

Giornata internazionale del Jazz, “Non è solo musica…”

Si celebra oggi, 30 aprile, l’“International Jazz Day”, istituito nel 2011 dall’Unesco, seppure in modalità virtuale. Non si tratta soltanto della celebrazione del genere musicale, ma di una Giornata che ha lo scopo di “aumentare la consapevolezza delle virtù del jazz come strumento educativo e come forza di empatia, dialogo e cooperazione tra le persone”.

Come diceva la grande cantante statunitense, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense Nina Simone: ‘Il jazz non è solo musica, è un modo di vivere, è un modo di essere, un modo di pensare’”.

Un genere musicale che, fin dalla sua nascita e nel corso di decenni, si è fatto portavoce dei valori dell’uguaglianza e della lotta al razzismo.

International-jazz-day-

Unesco crede nel jazz

L’Unesco crede nel potere del Jazz come strumento per la pace, il dialogo e la comprensione reciproca – si legge sul sito. Molti governi, organizzazioni della società civile, istituzioni educative e privati ​​cittadini attualmente impegnati nella promozione della musica jazz coglieranno l’opportunità di promuovere un maggiore apprezzamento non solo per la musica, ma anche per il contributo che può dare alla costruzione di società più inclusive”. 

Unesco Jazz Day 2021

Inoltre, “il jazz abbatte le barriere e crea opportunità di comprensione e tolleranza reciproca; è un vettore di libertà di espressione. Ma non solo:  riduce le tensioni tra individui, gruppi e comunità; incoraggia l’innovazione artistica, l’improvvisazione, nuove forme di espressione e l’inclusione delle forme musicali tradizionali in nuove forme; stimola il dialogo interculturale e responsabilizza i giovani delle società emarginate”.

E la storia del Jazz, si sa, è stata anche quella di un cammino verso la dignità umana, la democrazia e i diritti civili. 

Nel mondo

Quest’anno se ne festeggia la decima edizione, contemporaneamente in centinaia di città in tutto il mondo. Il 30 di aprile rappresenta, da dieci anni, un momento importante per presentare, in tutto il mondo, progetti ed idee che si richiamano ad una delle maggiori forme di espressione artistica del Novecento, il jazz.

Promossa dal leggendario pianista, compositore, icona del jazz mondiale, Herbie Hancock e subito raccolta e sostenuta dall’Unesco, questa giornata ha avuto un immediato e notevole sviluppo.  Ora viene celebrata in tutto il mondo con migliaia di iniziative.

giornata internazionale jazz 2021

Herbie Hancock

L’Italia

Non solo connubio tra musica jazz e patrimonio UNESCO ma, oggi, alcune delle associazioni che fanno parte del network nazionale si faranno promotrici di importanti iniziative musicali e di formazione. L’Italia ha partecipato, da sempre, a questa giornata con diverse iniziative (concerti, incontri, momenti di sensibilizzazione) trovando l’immediata disponibilità degli operatori.

La città di Genova

L’evento internazionale si avvale di uno straordinario ambasciatore culturale come Herbie Hancock che ogni anno ha ringraziato la città di Genova per il prezioso apporto fornito all’appuntamento internazionale.
E anche questa volta, nonostante le chiusure obbligate e le difficoltàle principali realtà jazzistiche genovesi, e non solo, si sono impegnate per reinventarsi.  Così è stato programmato un fitto calendario di appuntamenti.  Tutti da vivere on line, per dimostrare ancora una volta che la musica è viva e continua ad emozionare ed appassionare.

programma Internatiional Jazz Day

Gli eventi dei Jazz Club e associazioni genovesi

Il Count Basie Jazz Club, il Louisiana Jazz Club, il Museo del Jazz e il Gezmataz vi accompagneranno per tutta la giornata del 30 aprile attraverso un itinerario jazz per le vie e le piazze di Genova e della Liguria. Sarà una giornata di parole, ricordi, immagini, storia e, soprattutto, di musica suonata e vissuta.

International Jazz Day a Genova

International Jazz Day a Genova

Si possono seguire gli eventi online, già in mattinata, quando verranno trasmessi contributi registrati, in presa diretta, nei luoghi più suggestivi della “Superba” per culminare, la sera, in una speciale diretta ricca di ospiti e di musica di qualità.

Count Basie Jazz Club

Lousiana Jazz Club 

Lousiana Jazz Club Museum

Gezmataz

Verranno, inoltre, presentati video storici di concerti ospitati dal Louisiana Jazz Club dal 1986 al 2009 e contributi realizzati durante quest’anno di chiusura al pubblico dai due Jazz Club Genovesi in occasione delle rassegne musicali create per dare continuità ai progetti.

Come partecipare

Ecco come partecipare agli eventi – online – sui canali social (YouTube, Facebook, Instagram) per celebrare la Giornata all’insegna del Jazz, dell’arte e della cultura, in generale, che…non si ferma.

Sul canale YouTube e sulla pagina Facebook del Count Basie Jazz Club 
https://www.youtube.com/channel/UCw2pyN-bu10W6-dIxCO6g7w 

https://www.facebook.com/Count-Basie-Jazz-Club-289868870354

Sul canale YouTube di Goodmorning Genova
https://www.youtube.com/channel/UCYXP7luic1Laye4IySVtKKQ

 

La musica riunisce le persone e ci aiuta a tener viva la speranza.

La musica ci insegna a vedere con l’orecchio e a udire con il cuore.

La musica non trasporta: fa stare.

E… come fa la musica a sapere sempre quello che senti?

 

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Tellaro, laddove il tempo sembra essersi fermato

Tellaro, laddove il tempo sembra essersi fermato. Ultimo abitato della riva orientale del Golfo dei Poeti, sdraiata sugli scogli, è abbarbicato sopra una penisoletta rocciosa degradante verso il mare.

Golfo dei Poeti

Tellaro, il fascino del borgo marinaro

Ci sono luoghi, nel mondo, che sembrano fatti apposta per essere ricordati. L’Italia ne è piena, di posti così. È il caso di Tellaro, un borghetto marinaro arroccato su di una scogliera, nel comune di Lerici, censito tra i cento borghi più belli d’Italia.

“E’ un posto che non si può attraversare. E’ un posto a cui si arriva. Un po’ la fine, una delle fini del mondo. Si arriva, e basta: si è arrivati! C’è un senso, unico, di calma e di chiusura”.

Mario Soldati

Il nome e le origini

Il nome deriva, probabilmente, da tela o telaio per i commerci fiorenti di tele e stoffe con Lucca nei primi tempi di costruzione del borgo. 

Le origini di Tellaro risalgono al X secolo quando era l’ultimo avamposto difensivo collegato al borgo di Barbazzano, che con la grande peste del 1348 si spopolò favorendo lo sviluppo di Tellaro. E’ nel 1300, probabilmente tra il 1320 e il 1380, che la storia di Tellaro inizia.

“C’era una volta, e c’è ancora oggi, il villaggio di Tellaro. E’ tutto costruito sulle rocce di un promontorio che sporge sul mare, ai piedi di una grande collina ricoperta da boschi di ulivi”.

Mario Soldati

Nei villaggi vicini si diffuse un’epidemia di peste, e i sopravvissuti si stabilirono qui, in quest’angolo del Golfo dei Poeti. Successivamente, il borgo servì a controllare gli invasori che arrivavano dal mare: ancora oggi si possono infatti ammirare le mura che circondano le case, e due delle tre torri – di origine pisana – d’avvistamento costruite per lo scopo.

Una trasformata nel campanile della Chiesa di San Giorgio, dalla facciata rosa antico, patrono del paese, un tempo il castello di Tellaro. L’altra, all’ingresso del paese, nei pressi dell’oratorio di Santa Maria in Selàa, che risale al XVI secolo, il cui toponimo deriva da “sull’Ara”. Venne sconsacrato nel 1940, quando la regia marina lo requisì per trasformarlo in alloggio miliare. Oggi, completamente restaurato, ospita importanti eventi culturali, mostre pittoriche e fotografiche e, di recente, è diventata casa comunale per le celebrazioni di matrimoni.

oratorio di Santa Maria in Selàa

Come arrivare…

Arrivare a Tellaro significa fare i conti con un romantico paesaggio da favola: viuzze strette e intrecciate, casette colorate, la storia che incontra la cultura e dà vita a splendide tradizioni. Per raggiungerlo si percorre una via panoramica affacciata sul mare, che – partendo da Lerici – passa da Maralunga e poi da Fiascherino. I più avventurosi, invece, possono scegliere uno dei tanti sentieri – nascosti tra la natura aspra – che partono dai borghi sovrastanti, e che scendono verso il mare.

Tellaro

Un nirvana tra mare e cielo, tra le rocce e la montagna verde”.

Mario Soldati

Il paese, che conta circa 800 abitanti, rapisce, fin da subito, il cuore. La strada percorribile con gli automezzi arriva fino alla piazza Figoli, ma è accessibile solo ai residenti. La parte antica del borgo è praticabile, solo a piedi, attraverso i carruggi. La torre anticipa la spianata sul mare, dentro il paese vecchio, e svetta sul panorama.

Tellaro con vista torre

Offre una delle più belle viste sulla terra di Dio”.

Emma Orczy

La Marina di Tellaro

Arrivati alla Marina di Tellaro, zona di attracco per pochi natanti, si può ammirare l’antico paese in tutta la sua bellezza come fosse una cartolina. Un servizio di traghetti, attivo in estate, consente di raggiungere a ponente il vicino comune di Lerici e il paese di San Terenzo, a levante la scogliera fino a Punto Corvo, Punta Bianca e Bocca di Magra.

Marina di Tellaro

Ed è ecco che la strada si ferma nella piazzetta Figoli dove, percorrendo l’antica mulattiera, oltre le rocce sul mare, si snoda il sentiero per gli Spiaggioni, lungo il quale si trova la Torre Groppina, antica torre di guardia. Dal borgo di Tellaro, direttamente dalla piazzetta della Marina, quindi, si snoda un sentiero che, attraversando in direzione est le ultime case, sale la ripida scalinata del Piastron per congiungersi più in alto con altri camminamenti a strapiombo sul mare.

Spiaggioni di Tellaro

“Tellaro, inaccessibile come un nido di briganti”.

D.H. Lawrence

Le spiagge

Poi, ci sono le spiagge. Dalla chiesa di San Giorgio se ne può raggiungere una, dotata di porticciolo e di una scogliera perfetta per prendere il sole, lungo lo scivolo usato per l’ingresso delle barche, e per fare il bagno dove l’acqua è poco profonda. Percorsi pedonali conducono, invece, alle spiagge nascoste, libere e attrezzate, di Fiascherino, appena all’uscita del paese, dove si trovano due piccole baie, con arenile corto e di sabbia grossa e il fondale in parte roccioso. Per chi preferisse un’avventura più asciutta, anche se ci sarà parecchio da sudare, i percorsi di trekking non mancano in questo scorcio di Liguria.

Fiascherino

Il porticciolo di Tellaro

La leggenda del polpo campanaro

La seconda domenica di agosto, invece, la Sagra del Polpo rende omaggio a una leggenda. Si racconta che, nel Medioevo, un polpo gigante, avvicinandosi al porticciolo, abbia salvato Tellaro dall’attacco dei pirati saraceni nel 1660, suonando le campane della chiesa per allarmare la popolazione. Si narra, però, che il vero pericolo fosse rappresentato dal pirata Gallo d’Arenzano e che un tale Marco Arzellino, di guardia sul campanile della chiesa, addormentatosi, provocò lo scampanio a causa della fune che si era legato alla gamba.

Tellaro, il borgo amato dai poeti

È questo mix di leggende, di storia e di natura che ha reso Tellaro famoso tra gli artisti. Lo scrittore e giornalista Mario Soldati, alla ricerca di una cassapanca appartenuta allo scrittore inglese D.H. Lawrence, rimase talmente affascinato al luogo che vi si trasferì fino alla sua morte. Eugenio Montale, il poeta forse più iconico del ‘900 italiano, e Premio Nobel per la Letteratura, vi si fermò durante un viaggio in treno, e dedicò al borgo una poesia. Qui, infatti, pittori e poeti italiani e stranieri amano venire, per qualche giorno o per un po’ di tempo, conquistati dalla bellezza di un luogo tanto antico e misterioso.

“Cupole di fogliame da cui sprizza una polifonia di limoni e di arance e il velo evanescente di una spuma, di una cipria di mare che nessun piede d’uom ha toccato o sembra, ma purtroppo il treno accelera …”.

Eugenio Montale

Tradizioni 

Tellaro è, soprattutto, storia e tradizioni. Particolarmente suggestivo è il Natale subacqueo. Allo scoccare della mezzanotte, del 24 dicembre, dalle acque emergono i sommozzatori che recano la statua del Bambin Gesù degli abissi, adagiato in una conchiglia donata da papa Giovanni Paolo II, per condurla fino alla chiesa parrocchiale Stella Maris, costruita nel 1942, dove verrà adagiato in una mangiatoia. E, sullo sfondo, la luce di 8.000 lumini e fuochi d’artificio nel cielo…

Natale subacqueo di Tellaro

Tradizionale è anche la Sagra del Polpo che si svolge ogni anno la seconda domenica d’agosto, organizzata dall’Unione Sportiva. E, dulcis, la festa del Borgo fatato, a fine agosto, un viaggio nel tempo e nella fantasia per grandi e piccini. Per una sera il paese si veste di magia, con maghi, fate, principi e principesse, streghe e stregoni, che invaderanno il centro storico del borgo ricreando uno scenario da favola. L’appuntamento è con l’incanto e la magia: strade, case e cantine si animano di personaggi fantastici, alla scoperta degli angoli più nascosti del borgo di Tellaro che, in questa occasione, si immerge in una atmosfera onirica e incantata.

Il borgo di Tellaro

Quando la tua bellezza viene decantata dai più grandi scrittori e poeti, probabilmente quelle parole saranno le migliori possibili per descriverti. Questa è Tellaro, un luogo in-quieto e romantico, per “pochi”, non per tutti, ma anche terra di meditazione di poeti, scrittori e…vagabondi. 

“Qui l’armonia nasce dalla sedimentazione del tempo”.

Attilio Bertolucci

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Triora tra i “Villaggi degli Alpinisti”: unico in Liguria

Triora tra i “Villaggi degli Alpinisti.  Anche in Liguria ora c’è il primo  Villaggio degli Alpinisti: è il borgo di Triora che il 6 marzo 2021 è entrato ufficialmente nel gruppo dei Bergsteigerdörfer. Oltre a Triora, quest’anno, sono entrati a far parte del ristretto gruppo anche il paese piemontese di Balme, le località austriache di Göriach e Steinberg am Rofan, il paese svizzero Sankt Antönien e le frazioni di Lavin, Guarda e Ardez, nel cantone dei Grigioni. 

Triora, si respirano le Alpi

E’ un grande orgoglio per Triora, l’unico comune Ligure e uno dei pochi fuori dalla zona (Trentino Slovenia e Austria): area Alpina presa da sempre come esempio nella gestione della montagna e di un certo tipo di turismo, naturalistico.

Un traguardo importante raggiunto dopo circa 2 anni di intenso lavoro per entrare nel prestigioso gruppo dove trovano spazio soltanto le poche località montane che rispecchiano precisi criteri d’ammissione.

Villaggi degli Alpinisti per uno sviluppo turistico sostenibile

Scenari ricchi di fascino, ambienti di interesse alpinistico e paesaggi culturali e naturali intatti, non deturpati dalle grandi infrastrutture, sono alcune delle peculiarità che accumunano i ‘Villaggi degli Alpinisti. A questo si aggiunge anche la volontà e l’impegno delle comunità locali nel perseguire uno sviluppo turistico sostenibile in termini ambientali e sociali

La rete dei Villaggi degli Alpinisti si estende ora anche alle Alpi Occidentali e fino al Mediterraneo. Il numero dei Villaggi degli Alpinisti sale così a 35: 22 in Austria, 4 in Germania, 5 in Italia (di cui 2 in Alto Adige – Südtirol), 2 in Slovenia e 2 in Svizzera.

Il progetto Bergsteigerdörfer

Bergsteigerdorfer è il prestigioso circuito di località di montagna i cui membri sono rigorosamente selezionati da Club Alpino Italiano e Alpenverein Südtirol (Italia), Club Alpino Svizzero (Svizzera), Österreichischer Alpenverein (Austria), Deutscher Alpenverein (Germania) e Planinska Zveza Slovenije (Slovenia). Il progetto Bergsteigerdörfer, nato nel 2008, mira a promuovere un turismo di montagna all’insegna della sostenibilità.

I Villaggi degli Alpinisti, di conseguenza, devono essere luoghi che si siano «conservati intatti nella cultura e nelle tradizioni», che si trovino «immersi nella natura incontaminata» e siano caratterizzati da «un territorio modellato dalle forme di una armoniosa antropizzazione», e che stimolino i visitatori «a un approccio virtuoso e al rispetto dell’ambiente». Una descrizione, questa, che ben rappresenta il borgo di Triora.

Triora, tra i Villaggi degli Alpinisti, è in assoluto l’unico da cui si può vedere bene il mare

Come Villaggio degli Alpinisti, Triora ha una meravigliosa peculiarità: tra i 35 paesi attualmente presenti nel circuito dei Bergsteigerdörfer è, in assoluto, l’unico da cui si può vedere bene il mare.

Monesi di Triora

Triora è un paese arroccato a 780 metri sul livello del mare nella suggestiva Valle Argentina (e in minima parte nella vallata del torrente Tanarello, dove si trova la frazione di Monesi di Triora che ospita, tra l’altro, l’unica stazione sciistica della Liguria di Ponente).

Ha una popolazione di poco superiore alle 200 persone e una estensione territoriale molto vasta – il più esteso della provincia di Imperia – che comprende numerose frazioni. 

Triora e la vallata

Tra storia e attrazione turistica

Questo borgo deve il suo nome a “Tria-Ora” (tre bocche) indicante i tre principali prodotti del luogo (grano, vite e castagno) ma, complice la tragica storia accaduta negli anni 1587-89, dove diverse donne furono bruciate sul rogo perché accusate di stregoneria, viene conosciuta, tuttora, come Paese delle Streghe, sebbene non sia l’unico al mondo.

Triora, casa delle streghe

Una “nomea sinistra” che ha contribuito, negli ultimi anni, a portare molti turisti attratti dai tanti eventi a tema, dai vari appuntamenti di Halloween alla festa delle streghe Strigora, che si tiene ad agosto. Poi, di recente, il borgo di Triora, è tornato a far parlare d sé, con la  la notizia della messa in vendita, da parte del Comune di Triora, di case a un euro.

 

Triora tra i "Villaggi degli Alpinisti": unico in Liguria

Cosa vedere a Triora

I vicoli stretti e tortuosi del centro storico di Triora appartengono ad un passato medievale estremamente pittoresco, tanto da essersi meritato di entrare a far parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Stradine acciottolate, archi e strutture scavate nella roccia, carruggi tipicamente liguri che qui assumono un aspetto tenebroso e spettrale, scalinate che portano a vecchi casolari (anche quelli in cui si riunivano le streghe) e abitazioni abbarbicate sulla roccia.

Le porte dipinte

Decine e decine di porte in legno dipinte con la relativa etichetta indicante la persona che ha decorato quella porta, la data di realizzazione e l’indirizzo e-mail per contattare l’artista. 

porte dipinte di legno a Triora

Il Museo Etnografico

Un paese con una storia così ricca e leggendaria non può non avere il suo Museo Etnografico della Stregoneria. Il percorso espositivo, suddiviso in sei sale principali, di cui quattro dedicate alla stregoneria, rappresenta uno “spaccato” della vita quotidiana dei contadini. Sorge in quello che un tempo fu il carcere dove le donne accusate di stregoneria vennero imprigionate, e dove molte di loro trovarono la morte.

Vi sono ricostruzioni degli interrogatori e della prigionia delle donne accusate, i documenti del processo. Tra superstizioni, credenze popolari e documenti reali, una visita imperdibile per chi vuole conoscere la storia della ‘Salem’ d’Italia.

Museo Etnografico e della Stregoneria Triora

Il Ghost tour

Iniziativa che abbraccia diverse località italiane ‘stregate’, i Ghost Tour sono interessanti visite guidate organizzate dall’associazione AutunnoNero, che offrono l’occasione di immergersi nella narrazione della storia locale, tra mito, realtà e un pizzico di magia.

Nella notte di Halloween, Triora si trasforma in una bellissima festa in maschera: bancarelle per acquistare teschi e pozioni magiche. Fattucchiere che vi leggeranno il futuro, zombie e mostri di ogni tipo e, ovviamente, streghe.  

Ghost Tour - Autunno Nero

Parco delle Alpi Liguri

E’ l’area protetta più occidentale della Liguria, fra il confine francese ed il Basso Piemonte. I suoi circa 6.000 ettari di territorio sono distribuiti su tre valli: il comprensorio del torrente Nervia, è il più vicino al mare e si estende fra coltivazioni floricole, oliveti e vigneti. 

L’Alta Valle Argentina, con il Comune di Triora, presenta più ripidi dislivelli, selvaggi panorami naturalistici e centri abitati sorti su crinali o speroni rocciosi. L’Alta Valle Arroscia è la zona a più spiccata vocazione montana, contraddistinta da ampi pascoli ed estese superfici boscate. E’ possibile spostarsi da una valle all’altra del Parco utilizzando antichi percorsi di crinale, oggi, ripristinati, che regalano struggenti panorami a 360° sulle Alpi Liguri e il mare.

Parco Alpi liguri

Quando le streghe si davano appuntamento e dove…

Qui a Triora, per arrivare alla «Cabotina», la casa dove le streghe si davano appuntamento e dove aspettavano il diavolo, si deve passare davanti alla «Grotta di Lourdes», un «carugio», una stradina stretta e storta che ha un soffitto di pietra bassa e una Madonnina bianca e azzurra che ti guarda con uno sguardo dolce e tollerante.

Poi arrivi lassù. E una incisione consumata ti dice: «Qui le streghe danzavano con il diavolo». Ti volti e vedi il Bosco Infernale…

Triora, Cabotina

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Anziani ultra vulnerabili, Italia “indietro tutta”

Anziani ultra vulnerabili senza tutela. Identikit di un Italia sempre più divisa, in questa terza ondata Coronavirus, iniziata a gennaio, acutizzata a febbraio e fino a marzo inoltrato, mesi in cui la pandemia è riesplosa con grande violenza spinta dalle varianti.

Dal 2020 non si fa che con-vivere con la pesantezza sostenibile della Covid-19, assuefatti, abituati alla tragedia della pandemia, in termini di “conta” di casi attivi, ospedalizzati e morti e, non ultimo, in balia della costante percezione di una “guerra” sanitaria contro un “mostro” invisibile, ma così tangibile  dentro e fuori le nostre case.

Un bombardamento continuo “di massa” di notizie e informazioni di cui ancora poco si sa a far da cornice….

Anziani ultra vulnerabili, il caso dei vaccini

In questo contesto, rallenta, non di poco, la fotografia di un sentimento di armonia nazionale sulla tanto discussa campagna vaccinale. Si parla, non a caso, di “disunità vaccinale” delle regioni che racconta di un’Italia “indietro tutta” rispetto agli altri Paesi, a parità di dosi.

Una maratona al vaccino, tra favori, raccomandazioni e giochi di lobby che riescono a trasformare i diritti di tutti nel privilegio di chi rientra in una categoria che è riuscita ad imporsi su un’altra.

Le regioni e il (non) rispetto delle linee guida 

Eh sì, perché a conti fatti, le scelte delle regioni erano state effettuate nel rispetto delle linee guida del ministro della Salute Roberto Speranza sulla base di una disponibilità di dosi che sono, poi, state disattese.

Quindi? Chi aveva un’istituzione a protezione o una categoria di “appartenenza” ha ottenuto il vaccino e le categorie più fragili, e gli anziani ultra vulnerabili, non tutelate da nessuno, invece, sono rimaste senza. Una verità che fa male, ma così reale.

Vaccinati sì e no

Una cosa è certa: in Italia oggi si muore di Covid-19 più di un mese fa, lo dicono i numeri, mentre le cifre della campagna vaccinale altrove è gestita in modo molto più efficace, in termini di contabilità dei decessi, puntando su una vera organizzazione. Germania, Francia e Spagna hanno saputo tutelare meglio i loro anziani grazie ai vaccini, e senza “criteri diseguali”: li hanno protetti ovunque allo stesso modo, dalle grandi città alle zone rurali, con il focus puntano sull’età e sulle rispettive priorità.

E in Italia? Beh, ogni regione ha agito “per conto proprio”, tra errori,  incidenti, guasti informatici e corsie preferenziali per raccomandati e “potenti”. Siamo alle solite, a farne le spese i più deboli, quelli “fragili”, e lo dicono le statistiche. La campagna vaccinale è partita a febbraio e Francia, Germania e Spagna, pur nelle rispettive proporzioni, hanno al loro attivo un netto calo della mortalità da Covid-19.

Nel Belpaese, insomma, occhi sempre più puntati sulla curva epidemiologica che, a marzo, addirittura è tornata a salire. Ad aprile, poi, non è che il trend sia in discesa, anzi…

La media settimanale dei morti

La media settimanale dei morti è tornata a superare i 300-400 morti al giorno. Una gestione italiana fallimentare della campagna vaccini contro le rigidissime misure imposte dal governo di Angela Merkel – il cui lockdown proseguirà fino a metà aprile -, francese e spagnolo.

A Berlino e in Francia, già da metà febbraio, la popolazione ultraottantenni aveva ottenuto la prima dose al 20 per cento contro il 40 per centro dei vaccini somministrati in Italia…

Tutti sanitari e pazienti ‘fragili’, insomma, i vaccinati?

In Italia, alla fine, le regioni hanno “cambiato le carte”, rispetto alla “terna” di categorie prioritarie dettate dal decreto legge del governo Draghi (1.operatori sanitari e socio-sanitari, sia pubblici che privati, in prima linea, 2.residenti e personali delle Rsa e 3.persone in età avanzata). Così, hanno  privilegiato centinaia di migliaia di dipendenti degli ospedali, non solo i sanitari, ma gli amministrativi (?!) che, si sa, non hanno alcun contatto con i malati.

Ecco che, dulcis, si sono aggiunti i professori universitari, gli insegnanti e un esercito di  professionisti, dagli avvocati ai magistrati, senza distinguere tra quelli operativi, a rischio di contagio con i soggetti malati (ndr, come è avvenuto in Germania).

Questo perché le norme tedesche sono chiare e inequivocabili sulle categorie e sulle priorità per la vaccinazione mentre in Italia le regioni sono una babele di norme spesso così diverse tra loro da lasciare spazio a pericolose interpretazioni.

Gli ultra vulnerabili: eterni dimenticati

Ultra vulnerabili: eterni dimenticati

Chi sono gli ultra vulnerabili in sintesi? Sono persone alle quali “la natura ha tolto parte della loro salute, ma ciò è nella ‘natura’ delle cose della vita.

La non applicazione del piano vaccinale, però, non può toglierci anche la speranza alla salute” – come si racconta un 78 enne abbandonato a se stesso. Si tratta di centinaia di migliaia di anziani, “estremamente” vulnerabili, cittadini “normali” over 70 e 80 che, solo ad aprile, forse, non saranno più “eterni dimenticati”, in attesa di una chiamata che non arriva e, magari, riusciranno a ricevere la loro prima dose.

Tutta colpa, pare, della mancanza di una piattaforma digitale informata e aggiornata, per i medici di medicina generale e i loro assistiti, ma le risposte mancano, ancora, quando il vaccino “per e di tutti” è l’unica soluzione “salvezza”.

Raccontatemi le vostre esperienze, da qualsiasi parte vi troviate…

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