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I Tumpi di Bobbio Pellice, le piscine naturali vicino Torino

I Tumpi di Bobbio Pellice. Montagna o mare? C’è un posto dove ci si può rifugiare – almeno per una giornata o un weekend – a pochi passi da Torino, in cui ci sono delle “piscine” naturali dove fare il bagno: gratuite, senza cloro e un’alternativa al mare. Le vacanze sono ancora lontane, ma il caldo e l’afa non danno tregua? Allora, questa potrebbe essere la soluzione ideale per trovare un po’ di refrigerio e di relax nelle calde giornate dell’estate nel capoluogo piemontese.

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I Tumpi di Bobbio Pellice, le piscine naturali vicino a Torino

Si chiamano Tumpi, o Toumpi, e sono una specie di piscine naturali, che si innestano tra le valli, dove cercare un po’ di refrigerio quando fa molto caldo. Dove si trovano esattamente? Nel comune di Bobbio Pellice, poco distante da Pinerolo, che si trova a 732 metri di altitudine slm, allo sbocco delle valli Carbonieri, Giulian Cruello e Subiasco. Poco più di un’ora di auto da Torino, sono da sempre meta di numerosi visitatori che si recano proprio lì per fuggire alle alte temperature della città o passare qualche ora in riva all’acqua. La dimensione familiare che si respira, qui, è quella delle compagnie di amici, coppie, famiglie che prendono il sole, fanno il bagno, si tuffano dalle rocce, chiacchierano o giocano insieme. 

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Non solo piscine a Bobbio Pollice

Il piccolo comune di Bobbio Pellice, con i suoi 568 abitanti (nel 2017 secondo l’Istat), è anch’esso meta di turisti e visitatori domenicali che apprezzano non solo il territorio, terra di pastori, ma anche i prodotti tipici locali: come burro, formaggi e così via. Qui, poi, si possono trovare molti spunti per qualche escursione, grazie ai diversi sentieri percorribili a piedi, e immergersi in una natura capace, ancora, di stupire. E d’inverno? Sulle piste da sci. Eh si, quello di Prali, in val Germanasca, confinante con Pinerolo, è un comprensorio sciistico con quattro impianti di risalita, le cui due seggiovie funzionano anche in estate per portare i turisti ai 2540 mt. del Bric Rond. Qui, si trova anche un bell’anello di 15 chilometri di pista da fondo che si snoda in un incantevole percorso tra i boschi: un autentico villaggio alpino. Ma, se per il momento, almeno, il problema è il caldo o il desiderio di sopperire alla mancanza del mare, allora la gita ai Tumpi è quella che fa al caso vostro. 

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Il “mare” vicino a Torino

I torinesi hanno la fortuna di avere nelle vicinanze le montagne e molti posti dove è possibile non solo trovare un po’ di tregua dal caldo, ma anche fare qualche tuffi. I “tumpi” sono delle pozze profonde formatesi lungo i corsi d’acqua. Nel comune di Bobbio Pellice, il torrente Guichard ne ha formate diverse con la sua acqua fresca dove è possibile rinfrescarsi durante i mesi estivi quando le temperature in città diventano davvero insopportabili. Da giugno a settembre queste pozze d’acqua fresca sono infatti la meta perfetta per le famiglie e i giovani che cercano un po’ di sollievo dal caldo. Inoltre, i tumpi di Bobbio Pellice sono ideali anche per chi ama tuffarsi poiché le rocce che li circondano fungono da perfetti trampolini naturali. 

tuffi ai tumpi di Bobbio Pellice

Basterà arrampicarsi sulle rocce circostanti per scoprire dei punti di lancio dove tuffarsi e prendersi così un po’ d’acqua fresca in mezzo alla natura. I meno coraggiosi – o meglio, i più freddolosi – possono comunque godersi il paesaggio naturale ascoltando la melodia del fiume che scorre tra gli alberi. E sulla spiaggetta che circonda i tumpi è possibile organizzare un delizioso un pic-nic in famiglia. In Piemonte è possibile trovare tantissimi posti dove rinfrescarsi in un’acqua pura e cristallina. 

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Come arrivare ai Tumpi di Bobbio Pellice

I Tumpi o Toumpi di Bobbio Pellice distano da Torino centro circa 75 km. Ci si arriva in circa un’ora e un quarto, in base al traffico. Per raggiungerli basta prendere la Tangenziale Sud in direzione Piacenza, uscire a Beinasco e si prende l’A55, l’autostrada per Pinerolo e, successivamente, la SP23 del Colle di Sestriere in direzione Pinerolo. Giunti nei pressi di Pinerolo, si dovrà imboccare la SP589, in direzione San Secondo di Pinerolo. Poi, si procede sulla SP161 o via Val Pellice diretti verso Bricherasio. Proseguite, quindi, sempre sulla SP161 verso Torre Pellice. E poi verso Bobbio Pellice e, di seguito, verso i Tumpi dopo aver preso per Borgata Garnier.

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La strada vicinale della Comba Carbonieri, dalla Borgata Perlà è assoggettata al transito a pagamento per tutti gli autoveicoli a partire dal 1 giugno fino al 30 settembre il sabato dalle 9:00 alle 18:00 e la domenica dalle 8:00 alle 16:00 previo rilascio di ricevuta, denominata “Eco Pass”, con obbligo di esposizione sul parabrezza del veicolo in modo visibile dall’esterno. Ad un certo punto, però, bisognerà lasciare la macchina e proseguire a piedi alla scoperta di sentieri e stradine sterrate che ti porteranno nel cuore del paradiso alpino.

Il fascino dei sentieri 

Il fascino di questo piccolo comune nella città metropolitana di Torino non si esaurisce ai soli tumpi. Diversi sono i sentieri che si possono percorrere come le risalite impegnative verso il Subiasco con le sue rocce “verdi”; la strada asfaltata per percorrere il vallone dei Carbonieri per raggiungere il pianoro Barbara dove fare lunghe camminate circondati dalla natura o risalire la strada sterrata all’interno dell’Oasi del Barant. Ancora, seguire a ritroso il corso del torrente Pellice lungo la strada provinciale per arrivare alla Conca del Pra, di origine glaciale circondata dalle imponenti montagne, i verdi prati e gli animali al pascolo.

 

La natura, qui, può allestire spettacoli straordinari. Il palcoscenico è immenso, le luci strabilianti, le comparse infinite.

Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che, alle volte, cammino lentamente, non corro. La Natura per me non è un campo da ginnastica. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nelle montagne, nei fiori, nel mare e…nell’acqua gelida delle “piscine” naturali… 

 

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Giethoorn, un giro incantato tra i canali

Giethoorn è soprannominata la ‘Venezia del nord’, nonché la ‘Venezia verde’, complice la sua ricca e rigogliosa natura che riveste gran parte del territorio cittadino e, ovviamente per i suoi caratteristici di canali. Nel nord dei Paesi Bassi, a circa 120 chilometri da Amsterdam, c’è un piccolo villaggio che sembra uscito da una fiaba: il suo nome è Giethoorn, un posto abitato da poco più di 2.500 persone che vivono in idilliche villette circondate dai fiori e da tanti canali. Giethoorn, situato all’interno del parco nazionale Weerribben-Wieden, la più estesa palude torbosa dell’Europa nord-occidentale, è un villaggio incantato della provincia dell’Overijssel.

Giethoorn, un giro incantato tra i canali

Insomma, stiamo parlando di una piccola cittadina dove l’unico obbligo è quello di dimenticarvi l’automobile perché qui ci si può spostare quasi esclusivamente in barca o in bici. Dunque, scopriamolo insieme!

A Giethoorn, potete farvi un’idea precisa di come gli Olandesi gradiscano vivere con e sull’acqua. Immerso in un ambiente ricco di laghetti, canneti e boschi, sorge questo incantevole villaggio con le sue splendide fattorie dai tetti ricoperti di canne su piccoli isolotti di terreno torboso collegati tra loro da oltre 170 caratteristici ponticelli di legno.

Giethoorn, la storia e le origini del villaggio

Il romantico villaggio di Giethoorn è sorto come insediamento degli estrattori di torba, il combustile fossile con basso potere calorifico. Tale attività causò la formazione di stagni e laghi nell’ambiente circostante e la gente iniziò a costruire le case sugli isolotti tra un bacino e l’altro. Questi erano raggiungibili solo mediante ponticelli o con le tipiche barche di Giethoorn chiamate ‘punter’, strette imbarcazioni che vengono condotte dal ‘punteraar’ con l’ausilio di un lungo bastone di legno.

Giethoorn

Giethoorn, oggi, è rimasta pressoché lo stesso. I ponti di legno sono ancora al loro posto ed è possibile navigare tra i canali con un ‘punter’, ma anche con una barca silenziosa o partecipando a un tour in battello. Durante il percorso in barca, della durata di una o due ore, si possono ammirare le magnifiche fattorie del XVIII e XIX secolo dall’acqua, passando sotto i ponticelli di legno.

Il parco Weerribben-Wieden

Il parco Weerribben-Wieden è un ambiente ricco di cultura formatosi a partire dal XIV secolo frutto dell’attività di estrazione della torba, ricco di laghi, stagni e canali che si alternano a torbiere, canneti e boschi magnifici. La torba essiccata era un ottimo combustibile che veniva estratta da apposite buche, chiamate ‘weren’. Successivamente, poi, veniva stesa ad essiccare su lunghe strisce di terra che formavano delle coste sul terreno, le cosiddette ‘ribben’. Così, diciamo, è nato questo paesaggio straordinario.

Parco Weerribben-Wieden

Giethoorn, una città senza strade?

Una città senza strade? Esiste in Olanda. Giethoorn è un posto in cui potete spostarvi unicamente con piccole barche o attraverso l’utilizzo delle classiche biciclette lungo le piste che costeggiano i canali. Questi ultimi di sviluppano in una rete lunga più di 6 chilometri solcati da oltre 50 ponticelli. Non è un caso, dunque, che tra le principali attrazioni che Giethoorn offre ai numerosi visitarori che la affollano gran parte dell’anno, vi siano i giri tra i canali. Uno scenario naturale e particolare, unico nel suo genere, che fa di Giethoorn un posto pittoresco e molto apprezzato dai turisti che fin qui arrivano per sfuggire alla mondanità e al caos della città.

La città senza strade

Curiosità tra i canali di Giethoorn

Come a Venezia ci sono le classiche gondole, anche Giethoorn può vantare la sua imbarcazione tipica, per scoprire la bellezza di questa località olandese, comodamente seduti, pur a contatto con la natura: un vero patrimonio naturale e culturale dell’Olanda.

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Con il passare dei tempi però, affianco al punter, una barca lungiforme adatta soprattutto nei passaggi tra i canali più stretti, è facile imbattersi nelle whisper boatsimbarcazioni moderne più grandi il cui nome deriva dal fatto che non emettono alcun suono perché il loro funzionamento è garantito dall’energia elettrica. Esperienza imperdibile, dunque, il giro dei canali (noleggio barca da €6,10).

Giethoorn

Lo sapevate che?

Ogni anno, ad agosto, si tiene il Gondelvaart Festival, una competizione fra gondolieri che coinvolge tutto il villaggio e attira migliaia di turisti e curiosi. Immerso in un’atmosfera magica e fuori dal tempo, il borgo sembra costruito dagli Hobbit.

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Come arrivare a Giethoorn

Posto ideale per trascorrere una bellissima gita in giornata o, addirittura, una settimana di vacanza e relax, Giethoorn è facilmente raggiungibile da Amsterdam attraverso:

  • Voli low cost: Amsterdam Schiphol è l’aeroporto di riferimento, raggiungibile in 2 ore di volo circa da Roma e Milano. Voli per Amsterdam a partire da €71,00;
  • In auto da Amsterdam: il villaggio dista 1 ora e 20 minuti da Amsterdam,  che potete affittare anche all’aeroporto e percorrere per circa un’ora e mezza le autostrade A1 o A6. Nel paese è disponibile un ampio parcheggio gratuito distante appena 15 minuti a piedi dal centro (Ottieni indicazioni);
  • Con i mezzi da Amsterdam: raggiungere Steenwijk in treno (€20,00),con almeno un cambio, poi bus 70 fino a Dominee Hylkemaweg (da €4,00 a corsa; partenze ad ogni ora). La durata totale del viaggio varia fra le 2 e le 3 ore e mezza;
  • Tour organizzato: E’ particolarmente consigliato il tour giornaliero da Amsterdam, con prezzi a partire da €89,00 a persona. 

Quando andare?

Il clima è oceanico: piove tutti i mesi dell’anno. La temperatura media annuale in Giethoorn è di 14° (media più alta di 22° in luglio e la più bassa di 5° in gennaio). In un anno cadono 368 mm di pioggia. tasso di umidità media dell’82%. Il periodo migliore per andare va da maggio a settembre, quando c’è una temperatura mite e piacevole e le precipitazioni sono scarse.

10 cose da vedere a Giethoorn e dintorni

  1. Tour in barca: ovviamente è la principale attività, potete scegliere fra le tipiche imbarcazioni come i “punters” o in classici battelli;
  2. Ponticelli in legno: divertitevi a contare tutti i celebri ponticelli di legno di Giethoorn. Quanti sono? Circa 176!;
  3. Centro storico: piccolo gioiello raggiungibile solamente a piedi, in barca oppure in bici dove passeggiare fra le case tipiche, ammirando i tetti coperti di paglia e i fiori colorati sui balconi;
  4. Museo ‘t Olde Maat Uus: fattoria ottocentesca, restaurata, oggi adibita a museo che custodisce, oggi, i documenti e reperti che raccontano la storia del villaggio;
  5. Museo geologico De Oude Aarde: uno dei più famosi dei Paesi Bassi. Qui, troverete  alcune collezioni meravigliose dedicate agli appassionati di mineralogia, geologia e pietre preziose;
  6. Museo Gloria Maris: collezione che conduce ad un viaggio in fondo al mare, tra conchiglie e coralli di qualsiasi colore e tipologia;
  7. Parco Weerribben-Wieden: per godere di un paesaggio unico e incantevole, caratterizzato da una flora acquatica e da diverse specie di animali, fra cui la lontra, la sterna nera, il cormorano e l’egrette;
  8. Museo Kroller-Muller: aperto nel 1938, espone un’eccezionale collezione privata di oltre 11.000 opere, con un’importante sezione dedicata a Van Gogh;
  9. Museo a cielo aperto Zuiderzeemuseum di Enkhuizen: con oltre 130 edifici tra case, negozi e laboratori autentici, illustra la storia e la cultura della regione;
  10. Batavia Stad Fashion Outlet: una sorta di outlet allestito in quello che era un grazioso villaggio del Settecent con 150 negozi che vendono oltre 250 marchi di prestigio.

Quanto costa visitare Giethoorn?

Il modo più semplice ed economico per visitare la località è soggiornando ad Amsterdam e prenotando una visita organizzata giornaliera. Tuttavia, i pochi hotel presenti nella zona sono molto piccoli (media €75,00 a notte in bassa stagione), mentre sono molto più numerose le case vacanza, che generalmente offrono buon rapporto qualità/prezzo.

E mangiare? Giethoorn vanta un’ottima reputazione gastronomica. Offre, infatti, diversi ristoranti eccellenti dove mangiare. Il locale più prestigioso è il Lindenhof che vanta due stelle Michelin (menù degustazione €100,00), ma ovviamente si trovano soluzioni di livello più abbordabile. Per risparmiare e assaggiare tipicità località, magari per un pranzo frugale, vanno benissimo le bitterballen, polpettine di carne fritta da assaporare con la senape, le ottime frites e, per i palati più coraggiosi, la tradizionale aringa cruda. 

 

Giethoorn. L’acqua dei canali che ti segue dovunque, lo scampanellio delle biciclette, l’odore di proibito e la sensazione di trovare, intorno a te, qualcosa che ti completa.

Giethoorn, così come Amsterdam stessa, è così. Città assolutamente fuori dagli schemi. Decisamente diverse da come te le puoi aspettare. O almeno, decisamente diverse da come io, personalmente, me l’aspettavo. 

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La Bella Italia in 31 tappe: le più belle e meno conosciute

La Bella Italia da scoprire in 31 tappe. Siamo sicuri? Beh, io ci provo. Sì, perché una vita intera non basterebbe per vedere tutte le meraviglie del Belpaese. Non è pensabile trovare una risposta alla domanda su cosa vedere in Italia. C’è un immenso patrimonio che vale la pena di essere scoperto. Ogni regione cela luoghi di incanto e bellezza.

Accanto alle più famose città, ci sono borghi e paesi sospesi nel tempo, boschi e laghi, natura incontaminata, castelli incantati, chiese e gioielli d’arte. E, poi, ci sono i tesori gelosamente custoditi, quelli meno conosciuti e sottovalutati che valgono assolutamente una sosta e che, in questo diario di viaggio, vi suggerisco. Posti più belli e meno conosciuti, i luoghi più romantici e i posti perfetti per un viaggio con i bambini, che vale la pena visitare in Italia e che meritano una sosta a nord, al centro e a sud. 

La Bella Italia in 31 tappe

  • Vallone dei Mulini
  • Bussana Vecchia
  • Castello di Sammezzano 
  • Necropoli Etrusche di Tarquinia
  • Parco dei Mostri di Bomarzo
  • Sant’Agata de’ Goti
  • Curon Venosta
  • Civita di Bagnoregio 
  • Laghetti di Marinello 
  • La Scarzuola
  • Chiesa incompiuta di Venosa
  • Eremo di Vincent
  • Montagna spaccata di Gaeta
  • Giardino dei Tarocchi 
  • San Gimignano 
  • Assisi
  • Canale di Tenno 
  • Mauseoleo di Galla Placidia
  • Roscigno Vecchia
  • Spello
  • Lago di Tovel 
  • Marzamemi 
  • Polignano a Mare
  • Val d’Orcia
  • Craco 
  • Lago di Braies 
  • Tellaro
  • Chianalea di Scilla
  • Pizzo Calabro
  • Tropea
  • La Baia di Sorgeto

Le più belle e sconosciute

Vallone dei Mulini

Il Vallone dei Mulini si è originato circa trentacinquemila anni fa e, oggi, è quel che resta di uno dei 5 valloni intorno a Sorrento. Venne chiuso a causa della costruzione di Piazza Tasso che isolò completamente gli accessi al sito, rendendo il clima talmente umido da facilitare la crescita di piante molto particolari. In questa valle della penisola Sorrentina la natura si è impadronita di un vecchio luogo abbandonato. Deve il suo nome alla presenza di un mulino utilizzato per la macinazione del grano. 

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Bussana Vecchia

Su una sinuosa collina alle spalle di Sanremo c’è un suggestivo piccolo borgo, quello di Bussana Vecchia, dove l’arte si respira in ogni angolo. Distrutta da un violento terremoto alla fine dell’Ottocento, questa località si è svuotata poco a poco per poi rinascere negli anni Cinquanta grazie ad un gruppo di artisti, filosofi e artigiani da tutto il mondo, che hanno ristrutturato le antiche case sorte intorno al castello, trasformandole nelle loro nuove residenze e in studi artistici. Così il borgo, tra laboratori a cielo aperto, osterie e negozi colorati, ha ripreso vita e ancora oggi i viaggiatori ne subiscono il grande fascino.

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Castello di Sammezzano

La villa-castello di Sammezzano si trova a Leccio, frazione del Comune di Reggello, a circa 30 chilometri da Firenze. Si erge su una collina proprio sopra il paese ed è circondata da un grande parco storico di 187 ettari. Fino alla metà dell’800 ebbe l’aspetto di una classica villa toscana. Da quella data, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, con un lavoro durato oltre 40 anni, diede al castello la veste attuale. Il Castello, oggi, è semi abbandonato.

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Necropoli Etrusche di Tarquinia  

A Tarquinia, nel Lazio settentrionale, ci sono oltre 6 mila tombe scavate nella roccia ed affrescate. Gli affreschi all’interno delle tombe – vere e proprie riproduzioni di case etrusche – riproducono in maniera fedele la vita quotidiana di questa cultura scomparsa. I tumuli stessi riproducono tipologie di edifici che non esistono più in nessun altra forma. La necropoli dei Monterozzi di Tarquinia è famosa per le sue tombe dipinte, ricavate nella roccia e accessibili da corridoi inclinati o gradini, è stata inserita nel 2004 nel World Heritage List 2004, insieme a quella di Cerveteri.

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La maggior parte di esse è stata costruita per una sola coppia e costituisce una camera sepolcrale. Le prime tombe dipinte sono del VII secolo, ma solo dal VI secolo esse sono state completamente affrescate. Testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca, la sola civiltà urbana dell’epoca pre-romana in Italia, che ci ha lasciato ci ha lasciato un ricchissimo tesoro di arte, storia e cultura.

Parco dei Mostri di Bomarzo

Un posto unico dove i miti e la mitologia, i mostri ed i personaggi della letteratura diventano creature di pietra e ricoperte da muschio. Il Parco dei Mostri di Bomarzo si trova poco distante da Viterbo. Anche noto con il nome Sacro Bosco di Bomarzo, fu ideato, nel 1500, dall’architetto Pirro Ligorio (completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo) su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, allo scopo di “sol per sfogare il core” rotto (?) per la prematura morte della moglie Giulia Farnese …

Sant’Agata de’ Goti

In provincia di Benevento, nelle antiche terre del Sannio, sorge uno dei borghi più belli della Campania: Sant’Agata de’ Goti. A circa 159 metri sul livello del mare, Sant’Agata de’ Goti è definita la “perla del Sannio”: un borgo millenario che conserva arte, cultura e tradizione. La terra delle mele annurche, del vino pregiato e dei tartufi neri. Da scoprire nei suoi vicoli, tra le sue case, ma soprattutto nelle sue chiese, che qui sono davvero tante e, una dopo l’altra, ci guidano passo dopo passo alla scoperta del paese. Il paese medievale, nella valle Caudina, alle falde del Monte Taburno e al confine con la provincia di Caserta, è uno scrigno appoggiato su un rilievo di basalto, con il quale si confonde.

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Curon Venosta

Quello che spunta dal Lago di Resia, è il campanile della chiesa dell’antico villaggio di Curon, che emerge dalle acque, ed è diventato uno dei simboli dell’alta Val Venosta, in Alto Adige. D’estate, la regione è meta ambita per i ciclisti: qui passa, infatti, la Via Claudia Augusta, uno dei percorsi ciclistici più famosi d’Europa, che prosegue poi in direzione Merano. Chi vuole andare più in alto, avrà due importanti centri escursionistici a disposizione: al confine con la Svizzera, dalla parte della val di Roia, e nella Vallelunga, al confine con l’Austria, ai piedi del ghiacciaio Palla Bianca. Il paese di Curon è oggi sommerso e si trova sotto il lago artificiale di Resia.

Civita di Bagnoregio

È soprannominata la città che muore perché, costruita sul tufo e con il tufo, i suoi contorni sono destinati all’erosione perpetua. Al paese, dove oggi abitano solo 15 persone, si accede esclusivamente attraverso un ponte pedonale. E’ una delle esperienze più entusiasmanti che è possibile fare nel territorio della Tuscia. La bellezza della sua Civita rende questo piccolo comune del Viterbese una meta ambita dal turismo nazionale e internazionale. Ogni anno più di 700mila persone da tutto il mondo arrivano qui per vedere da vicino una bellezza antica. Civita è sempre più un luogo gettonatissimo dagli innamorati, che insieme passeggiano sul ponte e arrivano nel borgo per scambiarsi promesse d’amore eterno.

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Laghi di Marinello

Istituita nel 1998 ed estesa su 400 ettari, la riserva naturale dei laghetti di Marinello si trova in provincia di Messina, sotto il promontorio del santuario di Tindari. Insieme ai laghi di Ganzirri (anch’essi in provincia di Messina), costituisce uno dei pochi sopravvissuti esempi di ambiente salmastro costiero nella Sicilia di nord-est. È un’area lagunare, questa, il cui territorio è sottoposto a variazioni morfologiche che, modificando la costa, hanno creato laghetti salmastri incredibili da vedere. A Tindari esiste una spiaggia bianca e dorata percorsa da laghi di acqua salata che cambiano forma con il vento.

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I laghi di Marinello si estendono al di sotto del santuario di Tindari, a picco sul mare. La loro presenza è legata ad una leggenda che ha che fare con il santuario. Una devota che aveva perso il figlio in mare fu ascoltata dalla Madonna di Tindari che lo riportò a riva sano facendo ritirare il mare. I laghetti rimangono a testimonianza di quel fenomeno. 

La Scarzuola

Nascosta tra le colline dell’Umbria, esiste un luogo conosciuto come La Scarzuola: un luogo magico esoterico nel quale ci si immerge, quasi per caso, e da cui si esce non solo suggestionati. Il convento costruito da san Francesco con la scarza – la pianta palustre da cui deriva il nome del luogo – fu acquistato nel 1957 dall’architetto Tomaso Buzzi che lo scelse come luogo perfetto per ospitare la sua città ideale: un gioiello architettonico interamente in tufo che è la metafora perfetta di un viaggio mistico-esoterico attraverso la storia umana, nell’incessante ricerca della verità. La città ideale è composta da sette teatri e sette rappresentazioni sceniche e sette sono i monumenti rappresentati: Colosseo, Partenone, Pantheon, Arco di Trionfo, Piramide, Torre Campanaria e Tempio di Vesta.

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Chiesa Incompiuta di Venosa 

Fuori Venosa, in provincia di Potenza, in Basilicata, nell’area del Vulture, sorge il Complesso della Santissima Trinità, lì dove un tempo c’era il centro politico economico della città. In questo complesso monumentale troverete una meravigliosa Chiesa Incompiuta che sorge dietro la Chiesa Antica. E’ tra i più importanti siti monumentali di Venosa, il cui interesse si deve al fatto che l’abbazia contiene la stratificazione di tracce ereditate principalmente da Romani, Longobardi e Normanni. Un susseguirsi di gioielli artistici e architetture di pregio si possono ammirare sin da quando si fa ingresso nel paese, tra la chiesa della Trinità e l’annessa Incompiuta, luoghi sacri fortemente legati all’origine della dinastia normanna, il vicino Parco archeologico, finché si giunge nel cuore del suo centro storico dove domina il maestoso castello Pirro del Balzo, per poi scoprire, poco fuori dalla città le catacombe ebraico in prossimità di quelle cristiane.

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Eremo di Vincent

A Guagnano, un sonnolento paese del Salento, in provincia di Lecce, c’è un eremo speciale che è il rifugio di un’artista che ha creato una città immaginaria utilizzando esclusivamente materiali riciclati. Eremo di Vincent o Vincent City è una vera oasi fuori dal mondo, quasi sconosciuto da molti salentini, ed è stata una delle scoperte più belle che mi ha regalato la Puglia “segreta”. C’è un posto, poi, tra i più curiosi e meno conosciuti del Salento, che merita una sosta: la cava di bauxite che forma un lago circondato da roccia rossa e verde.

Eremo di Vincent

Montagna spaccata di Gaeta

Una montagna divisa a metà con una storia leggendaria, una cappella su un masso sospeso sul mare, una grotta che è stato un eremo e una mano impressa nella roccia, tutto in un unico angolo di Gaeta. Una leggenda vuole che quando Gesù Cristo morì sulla croce il velo del Tempio di Gerusalemme si squarciò provocando tre profonde fenditure nella dura roccia di quella che, oggi, è conosciuta come la Montagna Spaccata di Gaeta. Su questo promontorio si erge il Santuario della SS. Trinità mentre a sinistra della chiesa una delle fenditure conduce alla cosiddetta Grotta del Turco, luoghi di pellegrinaggio e suggestive mete turistiche.

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Giardino dei Tarocchi per i bambini e non

Il Giardino dei Tarocchi è probabilmente il capolavoro di Niki de Saint Phalle: un giardino esoterico e favolistico sulla collina di Garavicchio a Capalbio in Maremma Toscana. Qui, si ergono ciclopiche sculture, alte dai 12 ai 15 metri, dedicate ai simboli dei tarocchi, un mondo tra sogno e realtà in cui sono raffigurati i 22 arcani maggiori dei tarocchi. Il giardino è un vero e proprio museo a cielo aperto. Un parco di eccezionale fascino, unico al mondo, uno degli esempi d’arte ambientale più importanti d’Italia in cui le sculture “dialogano” con la natura. Uno dei posti più belli da vedere in Italia con i bambini.

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Sempre in Toscana c’è il Parco di Pinocchio, commemorativo della celebre fiaba ed è situato a Collodi, frazione del comune di Pescia. Collodi è il paese dove Carlo Lorenzini, l’autore delle Avventure di Pinocchio, trascorse la fanciullezza e da cui in seguito trasse il suo pseudonimo. Lo sapevate che, invece, a Vernante, nella provincia di Cuneo, in Piemonte, è il paese del primo illustratore di Pinocchio e tutto il paese è colorato con i murales della fiaba. 

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San Gimignano

La cittadina, incastonata nel cuore della Toscana, fra Siena e Firenze, è spesso definita la Manhattan del Medioevo, perché (ai tempi del suo massimo splendore) vi si ergevano ben 74 torri, ognuna costruita da una delle famiglie nobili dell’epoca per simboleggiare la propria ricchezza. Anche se oggi ne rimangono soltanto 14, l’atmosfera medievale e seducente che si respira affascina persone da tutto il mondo e non a caso è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Le più alte erano quelle delle famiglia più importanti. Molte delle torri di San Gimignano sono ancora in piedi.

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Qui, nei dintorni, come non portarvi a Montemeriggioni, adagiato su una collina e completamente circondato da mura, un borgo toscano, in provincia di Siena, uno dei borghi medioevali fortificati più significativi del territorio. Il paese è stato costruito dai Senesi tra il 1213 e il 1219 per scopi puramente difensivi e domina il territorio dalla cima di una collina che si affaccia sulla via Cassia, una posizione strategica che permetteva alla città di controllare Colle Val’d’Elsa e Staggia, con il principale scopo di creare un avamposto difensivo contro la rivale Firenze. 

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E, non è finita, lo conoscete San Galgano? Nella Val di Merse, tra Siena e Massa Marittima, c’è un luogo mistico che vale davvero la pena visitare, considerato, oggi, uno dei luoghi più suggestivi e prestigiosi esempi di architettura gotico-cistercense in Italia. E’ San Galgano, dove troverete due attrazioni uniche al mondo: le rovine dell’Abbazia di San Galgano e l’Eremo di Montesiepi. Qui, il nobile cavaliere Galgano Guidotti, dopo aver rinunciato alla propria vita fatta di agi e di ricchezze, prese l’abito cistercense e decise di far erigere sul monte Siepi, una cappella, dove nel 1180 scelse di morire da eremita.

Assisi

Sorge adagiata sulle pendici del Monte Subasio, in provincia di Perugia, in Umbria, ed è ancora protetta da una robusta cinta muraria ed è dominata dalla mole della Rocca Maggiore e della grande Basilica di San Francesco, che custodisce importanti opere d’arte di artisti come Giotto e Cimabue. Una piccola meraviglia ferma del tempo. La città che ha dato i natali a San Francesco e Santa Chiara, si è imposta all’attenzione del mondo come luogo di messaggio francescano di pace e fratellanza. Non perdetevi, poi, l‘Eremo delle Carceri, un luogo di ritiro e tranquillità. 

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Canale di Tenno

In provincia di Trento c’è un borgo fermo al medioevo, a due passi dal lago omonimo. E’ il Canale di Tenno ed è una delle meraviglie da visitare, assolutamente, in Trentino. Il paesino, sul versante del lago di Garda, è caratterizzato da casette e locande in pietra, botteghe e antiche mura di cinta perfettamente conservate. Qui, vivono poco più di 50 persone, in un dedalo i viuzze acciottolate e archi che fanno di Tenno uno dei Borghi più belli d’Italia.

canale di tenno

Sempre in Trentino, consentitemi un altro “fuori programma”, vale una fermata a Mezzano, da qualche anno, gioiello tra “I Borghi più Belli d’Italia“, la destinazione ideale per una fuga romantica: tra cataste di legno che diventano opere d’arte, antichi fienili e l’aria pura del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino, in provincia di Trento. Qui, infatti, accatastare la legna è un’arte e la legna crea installazioni consapevoli ed inconsapevoli in tutto il paese da visitare una per una. Lungo gli stretti vicoli, ai piedi delle antiche facciate, al cospetto dei tipici ballatoi, nelle piccole piazze, nei cortili, sotto le scale, negli anditi e sui poggioli la tradizionale scorta di ceppi per l’inverno incanta i turisti con le sue forme inattese.

Mezzano - Trento

Mausoleo di Galla Placidia

Galla Placidia è uno scrigno di mosaici che si trova a Ravenna che fu realizzato intorno al 425 d.C. Si trova a due passi dalla Cappella di San Vitale, ed è uno dei più importanti monumenti paleocristiani conservatosi sino ad oggi nella sua integrità strutturale. Considerato da molti come uno dei tesori più preziosi della città, il Mausoleo è uno degli edifici più antichi di Ravenna, patrimonio Unesco dal 1996. Semplice e modesto nelle forme, colpisce subito la vista per via della sua particolare struttura in mattoni posta all’ombra dei rami di un grande platano secolare immediatamente alle spalle della Basilica di San Vitale.

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Roscigno Vecchia

Roscigno Vecchia, in Cilento, nella Campania meridionale, nel Salernitano, è uno dei borghi fantasma più belli d’Italia e merita assolutamente una tappa per le sue casette basse realizzate in pietra, il suo impianto rurale e i resti della chiesa. I continui smottamenti del terreno, iniziati nel ‘500, hanno costretto a spostare più volte l’ubicazione del borgo. Le frane sono frequenti, le strade spesso incerte. Oggi, il paese sorge in zona sicura, ma la sua anima vive ancora a Roscigno Vecchia, distante 2 km. “Il Paese che cammina” è patrimonio mondiale Unesco e, spesso, ribattezzata la “Pompei del Novecento”. Giuseppe Spagnuolo rimane l’ultimo testimone di un paesino rurale fatto di tradizioni autentiche.

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Spello

Spello si trova abbarbicato su uno sperone del Monte Subasio, quasi a dominare la Valle Umbra. È una meraviglia da scoprire perdendosi tra i suoi vicoli profumati e le sue stradine lastricate che vi condurranno alla scoperta di un centro storico coloratissimo. Spello è uno dei borghi umbri più amati e fotografati. Famoso per le Infiorate del Corpus Domini che si svolgono ogni anno in occasione del Corpus Domini e che riempiono la città di meravigliosi tappeti floreali. 

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Lago di Tovel

Nel cuore del Parco Naturale Adamello-Brenta, protetto dalle imponenti dolomiti trentine il lago di Tovel, il luogo caraibico della Val di Non, in Trentino, uno dei laghi alpini più belli del mondo. È anche conosciuto come Lago degli orsi perché sono presenti alcuni orsi bruni nella valle, e lago rosso per il fenomeno dell’arrossamento delle acque. La Val di Non è famosissima per i tantissimi meleti, da cui sarete letteralmente circondati lungo la strada per raggiungerla.

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Marzamemi

Distante 2 chilometri da Pachino, in provincia di Siracusa, c’è un bellissimo borgo di mare caratterizzato da casette in pietra gialla disposte intorno a due porticcioli naturali. È Marzamemi, un piccolo gioiello da non perdere nel vostro viaggio alla scoperta della Sicilia Orientale, antichissimo villaggio di pescatori e rinomato per la sua tonnara, una tra le più importanti di tutta la Sicilia, e risale al tempo della dominazione araba. 

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Polignano a mare

Dai suoi 24 metri d’altezza, con il suo raggruppamento di casette bianche e con il suo passato che vanta origini greche (lo si evince dalla radice del suo nome “polis” ovvero città), Polignano a mare è sospeso su uno sperone roccioso a picco sul mare azzurro. E’, senza dubbio, una delle destinazioni imperdibile del vostro viaggio in Puglia, nella provincia di Bari, protesa verso il Mar Adriatico. La prima cosa da fare prima di addentrarvi nel centro storico è percorrere l’antico sentiero di Lama Monachile, formato da numerosi scalini ricavati dalla roccia che scendono fino al mare, dove vi accoglierà una incredibile spiaggia di ciottoli bianchi protetta da pareti rocciose. Non perdete una visita all’Abbazia sul mare di San Vito. Merita una sosta culinaria Grotta Palazzese: un ristorante speciale ricavato in una grotta sul mare con con scorci romantici imperdibili. 

Polignano a mare

Val d’Orcia

L’ottava meraviglia del mondo si trova in Toscana. La Val d’Orcia, un territorio che sembra dipinto, è una terra di rara bellezza, dove storia, natura e tradizione si intrecciano. Borghi medioevali, abbazie e castelli immersi in un paesaggio unico di dolci colline e cipressi in cui si alternano campi coltivati, vigneti ed uliveti dove il tempo sembra essersi fermato. Nel cuore della Val d’Orcia c’è un posto, ancora segreto, che non potete non visitare. Sono le terme libere di Bagni di San Filippo che si nascondono tra i verdi boschi ai piedi del Monte Amiata e si raggiungono attraversando un piccolo sentiero. 

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Craco

Lo splendido “paese fantasma”, a 50 chilometri da Matera, si erge su una collina di tenera roccia biancastra, in quello che fu un importante centro strategico militare durante il periodo normanno. Oggi, è oggi una delle mete imperdibili della terra lucana, per suggestività e bellezza. E’ stato distrutto nel 1963 da una frana che ha costretto la popolazione locale ad abbandonare il borgo per rifugiarsi nel nuovo comune di Craco Peschiera. Per raggiungerlo dovrete risalire un percorso, dove la natura riarsa si colora di giallo e il paesaggio cambia improvvisamente. Osservandolo in lontananza, si presenta come una scultura di origini medioevali circondata dai “Calanchi”. Del vecchio paese restano le case in pietra aggrappate alla roccia e tra di esse si distingue la torre normanna in posizione dominante rispetto all’antico borgo.

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Lago di Braies

A circa 97 chilometri da Bolzano, nel comune di Braies, nell’omonima valle, il Lago di Braies è una meraviglia conosciuta, non a caso, come la Perla delle Dolomiti. Si trova a 1496 sul livello del mare, si estende per 31 ettari e arriva a toccare una profondità di 36 metri. Una leggenda narra che sotto la superficie del bacino naturale sia nascosta una gran quantità d’oro tenuta al sicuro dai selvaggi venuti a conquistare la zona e poi attaccati dai pastori della Val di Braies per derubarli. In realtà, il famoso specchio lacustre si formò in seguito al distaccamento di grandi torri rocciose che spostarono la valle nel suo punto più stretto dove le acque si accumularono dando vita a Braies. Attorno al lago alpino si snoda un sentiero di circa 1,5 km battuto dagli amanti della nordic walk, inoltre è possibile affittare una barca a remi e costeggiarlo per godersi lo spettacolo naturale da un altro punto di vista.

Lago di Braies 

Tellaro

Ci sono luoghi, nel mondo, che sembrano fatti apposta per essere ricordati. Censito tra i Borghi più Belli d’Italia, Tellaro è un piccolo borgo marinaro arroccato su di una scogliera, all’estremità orientale del Golfo dei Poeti, la baia che da Portovenere arriva a Lerici passando per La Spezia. Le vecchie case multicolori con le facciate scolorite dalla salsedine, i giardini profumati di gelsomino, i ristoranti sulla piccola marina, ne fanno un luogo semplice, molto romantico e suggestivo. È questo mix di leggende, di storia e di natura che ha reso Tellaro famoso tra gli artisti: Shelley, Lord Byron, Moravia, Montale, tutti innamorati di questi luoghi, selvaggi  e dolci. Lo scrittore e giornalista Mario Soldati, ad esempio, scelse di trascorrere qui la sua vecchiaia; Eugenio Montale vi si fermò durante un viaggio in treno, e dedicò al borgo una poesia.

Chianalea di Scilla 

In Calabria visitate, assolutamente – impossibile non conoscerla – una piccola Venezia del Sud: il più antico borgo di Scilla, Chianalea. Le case di Chianalea sono costruite direttamente sugli scogli, e sono separate da viuzze strette che scendono fino al Mar Tirreno e che – viste dall’alto – sembrano un po’ i canali veneziani. Un’atmosfera magica, che le è valsa l’ingresso tra i Borghi più Belli d’Italia. Un villaggio di pescatori in cui si respira, ancora, la Calabria più autentica.

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Pizzo Calabro

Non potete, a questo punto, non raggiungere Pizzo Calabro famosa per il suo tartufo, inventato negli anni Cinquanta: gelato alla nocciola a forma di semisfera con un cuore di cioccolato fondente fuso e l’esterno ricoperto di cacao amaro in polvere. Altra attrattiva che attira tanti turisti è la Chiesa di Piedigrotta scolpita nella grotta sulla spiaggia in onore di un’affascinante leggenda

pizzo calabro

Tropea

Ultima, ma non ultima, la tappa a Tropea, il cui centro è costruito su una roccia di 50 metri di altezza a picco sul mare, candidata a Capitale italiana della cultura per il 2021/2022. E’ situata su un tratto di costa chiamato “Costa degli Dei”, a indicare le meraviglie paesaggistiche che si dischiudono davanti agli occhi di chi la visita. Tropea è rinomata per le vedute panoramiche e per i suoi giardini. Un tempo parte della Repubblica di Amalfi, è oggi un tranquillo paesino di valore storico, meta ambita da turisti e coppie in luna di miele.

Tropea

Baia di Sorgeto

La natura vulcanica fa di Ischia, nel Golfo di Napoli, un’isola ricca di sorgenti termali che sgorgano in ogni angolo, anche direttamente in mare. La Baia di Sorgeto è uno di questi luoghi dove poter fare un bagno termale direttamente in mare, tra acque calde e fredde, dolci e salate, termali e marine, regalando ai turisti sensazioni uniche. Si tratta di una cala a forma di mezzaluna circondata da pareti rocciose in verticale dove troverete acque termali calde direttamente in mare. C’è anche un piccolo stabilimento balneare, ma l’accesso alle acque termali è gratuito.

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L’Italia? Un paradiso abitato da diavoli. A ovest a sud e a est è bagnato dal mare, a nord dalle montagne: i mari stanno fermi immoti, le montagne ogni tanto scivolano. E’ questa l’Italia, vista e narrata con i miei occhi, prima ancora che con la penna…

Chiunque ha un sogno dovrebbe andare in Italia. Forse. Sì, perché l’Italia è un posto dove le cose stanno sempre per succedere…

 

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Il Salento da scoprire: spiagge e non solo

 Il Salento è conosciuto ormai in tutto il mondo. E non solo per le splendide spiagge di sabbia bianca. California d’Italia? Maldive del Salento? C’è chi la ribattezza così (turisti) e chi si ribella (pugliesi) all’accostamento d’Oltreoceano e rivendica la bellezza unica di questa tavolozza di colori sul mediterraneo che è la Puglia. Spiagge da sogno, accese dai bianchi delle pietre, dai gialli della campagna e dai toni del blu tra cielo e del Mediterraneo. 

Il Salento da scoprire: le spiagge da non perdere

Il Salento, terra baciata dal sole, è una penisola da esplorare on the road, fino al punto dove due mari si incontrano. Distese di spiagge caraibiche, dune e vegetazione, scogliere e rocce: la bellezza della costa salentina sta proprio nel suo lato selvaggio, incontaminato ed ancestrale. Percorrendo la litoranea ci si sente sospesi sul mare, tra rocce vertiginose, grappoli di case, alberghi nascosti tra le rocce e sfumature cobalto del mare.

Però, va detto, trovare spiagge non frequentate ed isolate in Salento è quasi impossibile, soprattutto nel mese di agosto, ma ci sono delle baie e delle zone meno affollate di altre che vi suggerisco di scoprire. 

Le spiagge poco conosciute

Torre Uluzzo

Nel territorio di Nardò, nel Leccese, la baia di Torre Uluzzo è una bellissima spiaggia selvaggia, primordiale, dominata dalla torre da cui prende il nome. Il periodo più bello per raggiungerla è sicuramente in primavera, quando il fiore che dà il nome alla baia e alla torre, l’asfodelo, fiorisce e colora di bianco tutta la baia intorno. E’ una baia rocciosa che offre spazi isolati, piattaforme per prendere il sole, rocce levigate e anfratti scenici che degradano verso il mare turchese. Torre Uluzzo si trova nel Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano. Da qui, si snoda un bellissimo sentiero che arriva fino a Porto Selvaggio

Torre Squillace

Torre Squillace è una tranquilla spiaggia caratterizzata dall’omonima torre di avvistamento cinquecentesca, una delle più belle torri di osservazione che la costa salentina possa offrire ai visitatori. È caratterizzata da una distesa di sabbia bianca e mare cristallino. La spiaggia, situata a sud di Porto Cesareo, nei pressi della Penisola della Strea, è un luogo molto intimo: sono in pochi a conoscere questa spiaggetta.

Torre Squillace

Le Cesine

A ridosso del comune di San Foca, a Vernole, in provincia di Lecce, la spiaggia delle Cesine fa parte dell’oasi delle Cesine protetta dal WWF. Un suggestivo lido sabbioso con mare turchese raggiungibile a piedi, attraversando quasi tutta la spettacolare Riserva Naturale in cui è situata che comprende anche due stagni: Pantano Grande e Salapi, che si trovano a ridosso della spiaggia. 

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Torre Suda

A circa 15 km da Gallipoli, la marina di torre Suda si trova sul versante del mar Ionio nel comune di Racale, adiacente al litorale di Mancaversa. La spiaggia, tranquilla e poco affollata, è caratterizzata da scogli bassi, piatti e di agile accesso. Nelle sue acque limpide e cristalline, si pratica la pesca con la canna perché i fondali sono particolarmente pescosi e ricchi di pesce. Le immersioni subacquee, invece, attraggono gli amanti della flora e della fauna marina che qui, a Mancaversa, sono tra i più belli della Puglia.

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Baia di San Gregorio

Lungo la strada litoranea che da Torre Vado conduce a Santa Maria di Leuca, si trova la piccola ed incantevole Baia di San Gregorio, appartenente al comune di Patù insieme a Felloniche.
La costa qui è prevalentemente rocciosa e digrada verso il mare diventando bassa nel punto in cui anticamente sorgeva il porto di età messapica. Lungo il costone che scende verso il mare, e nuotando nei fondali, si possono scorgere ancora i lastroni di quello che un tempo fu il porto dell’antica città di Veretu. Fa da cornice una natura incontaminata e selvaggia che contrasta con l’azzurro del mare. Questo tratto di costa poco affollata è il posto perfetto che chi ama il mare in (quasi) assoluta solitudine. Da qui, ci si può spostare per raggiungere, direttamente ed in pochi minuti, le spiagge più frequentate di Pescoluse.

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Cala dell’Acquaviva

A Castro, lungo la costa orientale del Salento che va da Otranto a Santa Maria di Leuca, Cala dell’Acquaviva è un piccolo fiordo di roccia ed acqua, lungo poco più di dieci metri e circondato da fitta vegetazione, ma che riporta alla mente i fiordi e le insenature delle coste norvegesi. Il colore smeraldo dell’acqua, la macchia mediterranea e la roccia viva creano un’esplosione di colori che vi lascerà senza fiato. I fondali sono bassi e l’acqua è fresca per via delle correnti che caratterizzano questa baia. Questa incantevole e stretta insenatura è custodita come uno scrigno segreto dalla ripida scogliera, che consente, grazie ai massi livellati e smussati delle onde, di distendersi ed approfittare dei raggi del sole estivo. Un bagno rigenerante in acque color cobalto in alcuni punti, verde in altri e cristallino a riva, assieme al canto delle cicale.

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Baia dell’Orte

È una delle calette più incredibili del Salento che troverete a pochi chilometri da Otranto. La baia è incastonata tra Punta Faci ed il promontorio di Capo d’Otranto. Un caleidoscopio di colori, che variano dal blu del mare cristallino, che lambisce le coste, al rosso del terreno arricchito di bauxite, fino al verde della pineta, che sfuma poi nelle tipiche tonalità della macchia mediterranea. Le coste di Baia dell’Otre sono formate da scogliere basse intervallate da tratti di spiaggia, ma la ricchezza del litorale è data anche dalle numerose grotte, superficiali e subacquee. In questo tratto di costa, il mare è sempre molto calmo e questo accresce il fascino del luogo.

Baia dell'Orte

Lido Marini

Lido Marini si estende ai piedi di una delle “Serre” del capo di Leuca insieme alle località turistiche di Torre MozzaTorre PaliTorre VadoTorre San Giovanni, che è la principale marina di Ugento. Qui, troverete un ampio litorale di sabbia dorata circondato da macchia mediterranea. Indicata per chi vuole godere il mare con bambini e giocattoli al seguito. Ma a farne davvero un tratto di mare perfetto per le famiglie, è la condizione dell’acqua, che di solito beneficia di qualche grado in più rispetto al versante adriatico. In questo tratto di costa, poi, il fondale è molto basso molto e ideale per chi ama la pesca subacquea o per escursioni nel Mar Jonio del Salento.

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Torre Borraco

A ridosso dell’omonima torre, nella Marina di Manduria, a circa 200 metri dal mare e a un’altitudine di 14 metri, la spiaggia di Torre Borraco è una bellissima distesa di sabbia bianca che degrada verso acque turchesi e, al cui interno, sfocia il fiume Borraco. Si trova poco fuori San Pietro in Bevagna, in direzione di Taranto, ed è una meraviglia da scoprire. Il fiume aprendosi in mare, sfocia nel fondale sabbioso, e viene trascinato a seconda delle direzioni del vento caratterizzando queste acque a tratti fredde e calde. Qui i bambini si possono divertire tranquillamente e godersi questi limpidi fondali bassi.

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Monaco Mirante

Nel tratto di costa tra Campomarino e San Pietro in Bevagna, c’è un angolo di paradiso che dovete assolutamente conoscere. Si chiama Monaco Mirante ed è un tratto di costa caratterizzato da sabbia bianca, scogliere basse e dune meravigliose alte fino a 12 metri e ricoperte da macchia mediterranea. Tra tutte le spiagge belle del Salento, quella di Monaco Mirante è la più suggestiva perché unica nel suo genere e di rara bellezza paesaggistica. E’ una spiaggia che conoscono in pochissimi, una di quelle spiagge segrete da rapire il cuore. Un motivo per fare una visita alla spiaggia sono proprio le sue dune. Non è facile vederne di così alte e rigogliose. 

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Il Salento da scoprire: non solo spiagge

Il Salento non è mai scontato riesce a offrire mete di mare mozzafiato, a pochi passi da meravigliose città d’arte, a partire dal capoluogo Lecce, tra tappe gastronomiche, sagre e luoghi storici. Qui, il Medioevo si colora d’Oriente e antiche filastrocche in “griko” risuonano nella Grecìa Salentina, come a Melpignano, dove antichi ritmi diventano musica contemporanea nella Notte della Taranta. Una terra magica e seducente in cui misteriosi dolmen e menhir, monumenti megalitici preistorici, indicano il cammino, nascosti tra gli ulivi e i muretti a secco nelle campagne dove sorgono antiche masserie oggi trasformate in affascinanti strutture ricettive. 

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Nei borghi si svelano le botteghe artigiane di cartapesta e pietra leccese e sulla tavola si possono gustare tutti i sapori del Salento, da accompagnare con ottimo vino locale: la “tria”, pasta fatta in casa preparata con i ceci, saporite verdure selvatiche e dolci prelibati come il “pasticciotto” dal cuore di crema e lo “spumone”, ottimo gelato artigianale.

pasticciotto leccese

Dimenticatevi le spiagge, perché ora vi propongo un itinerario romantico “in pillole”, in auto o in bici, per i più sportivi, di una settimana…

Ostuni, la città bianca

Uno dei luoghi più suggestivi della Puglia è la Valle d’Itria, dove non dovete perdere, per nulla al mondo, una sosta nei celebri vigneti di Locorotondo per un pausa gastronomica, con degustazione dei noti vini locali. La meta perfetta dove fermarsi è Ostunila ‘città bianca, che offre un’incantevole vista sul mare, alla scoperta del suo territorio e dei tesori naturali e culturali. Quando si dice Ostuni si pensa subito al borgo antico. E’, forse, la città più bella della provincia di Brindisi, ha un centro storico famoso in tutto il mondo per quel magico colpo d’occhio di una città tutta bianca appollaiata su una collina, a dominare dall’alto la piana degli ulivi della Valle d’Itria.

Ostuni

Di un bianco accecante è il colore delle case di questo antico borgo della Murgia. Un intrico di viuzze anguste e tortuose, che ricorda una casbah, con i suoi vicoli a gradini e gli archivolti, in un susseguirsi di corti e piazzette.

La cittadina di Avetrana

Ulivi secolari, aziende vinicole e frutticole costeggiano la pista ciclabile fino ad Avetrana, l’antica cittadina, che fino al XIX Secolo era conosciuto come Vetrana, luogo di sosta lungo la Via Appia, una delle principali arterie di comunicazione dell’Impero Romano, che collegava Roma a Brindisi. Non resterete delusi in quanto le opere architettoniche presenti su questo territorio, nonostante l’usura dovuta al corso del tempo, sono tuttora significative: dal Torrione alla Chiesa Madre, dal Palazzo Baronale al Castello e Casale Medievale di Modunato oltre alle zone archeologiche.

Avetrana

La città di Gallipoli

Si parte da Avetrana e si raggiunge la costa ionica. Dopo la Torre Colimena, si raggiunge Porto Cesareo. Dopo una breve deviazione nell’entroterra, si prosegue lungo la costa verso Gallipoli. Il nome di questa cittadina, famosa meta estiva molto amata dai giovani, viene dal greco Kale Polis (‘città bella’), un nome più che meritato. Gallipoli, infatti, si trova alla fine di quella che sembra essere una penisola inespugnabile e rocciosa, che si distende verso il mare. Una città che, vista dal mare, mette in mostra il suo lato più esotico, con le tradizionali casette bianche che ricordano i paesini delle Cicladi.

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Il borgo antico, arroccato su di un’isola, è collegato alla terraferma tramite un ponte ad archi, mentre le mura, i bastioni e le torri che proteggevano la città dagli invasori, oggi la riparano dalle mareggiate e le donano un fascino unico. Questa cittadina offre molto ai turisti, chiese e musei da visitare e deliziosi vicoli per passeggiare. Anche il porto è un luogo dove sostare per assaporare l’autenticità della città, soprattutto quando i pescatori sono al lavoro. 

Il santuario di Santa Maria di Leuca

Un’autentica  perla dolcemente adagiata tra  Punta Meliso e Punta Ristola, i due promontori dal panorama mozzafiato che abbracciano il lungomare, il Santuario e più di duemila anni di storia. Situata nel sud più a sud del Salento e, al tempo stesso, lo spartiacque fra Mar Ionio e Mare Adriatico: Santa Maria di Leuca. La città è nota per la sua chiesa e per i pellegrinaggi che vi si compiono, ma anche per le tante ville sontuose dalle architetture bizzarre e inusuali, volute da eccentrici proprietari amanti del mare. A passo di trekking, andate alla scoperta di chiese paleocristiane e frantoi ipogei e non perdete lo spettacolo naturale delle grotte marine di Santa Maria di Leuca. 

Santuario di Santa Maria di Leuca

Otranto e il suo castello

La città messapica di Otranto si trova sul litorale adriatico della penisola salentina, incastonata in un paesaggio incantevole, domina il mare dalla roccia su cui è adagiata e può essere indicativamente divisa in due parti. La prima, che ospita il borgo vecchio, è protetta dalle mura aragonesi, è totalmente pedonale ed è attraversata da stradine e vicoli che vi fanno rivivere le atmosfere d’altri tempi di questa meravigliosa località. La zona vecchia della città è circondata da un muro possente ed è dominata dall’imponente Castello Asburgo.

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Sulla strada per Otranto, si ha la possibilità di visitare la famosa grotta Zinzulusa. Un’altra sosta consigliata è a Santa Cesarea Terme, nota per le sue cure idroterapeutiche e per la fangoterapia radioattiva.

Il centro storico di Lecce

Si prosegue lungo la costa, attraverso innumerevoli coltivazioni di ulivi fino a Lecce, ultima tappa del viaggio. Una passeggiata a Lecce è un viaggio nel barocco, tra chiese e palazzi ricamati nella pietra, cortili, giardini segreti e la sorpresa di un anfiteatro romano nel cuore della città. Capitale del barocco pugliese e una delle città d’arte più suggestive d’Italia. Lecce ha una storia antichissima che, attraverso i secoli, ha visto susseguirsi i Messapi, i Romani, i Bizantini e infine i Normanni. Da visitare l’anfiteatro e il teatro d’epoca romana, entrambi costruiti sotto l’imperatore Augusto. Lecce è detta anche la “Firenze del Sud” e merita assolutamente una tappa. Il tenore Tito Schipa, nel Novecento, decantava Lecce come il paradiso in terra.

lecce antica

La Puglia è continua scoperta, stupore, respiro, tra mare, promontori, ulivi, trulli, masserie, chiese, castelli, vicoli, muretti a secco, terre selvagge, orizzonti illimitati e tramonti indimenticabili. Da queste parti hanno un Bianco così intenso – il cosiddetto “Bianco Puglia”.

Il Salento non lo puoi spiegare. Il Salento lo devi vivere, perché ti entra nell’anima, ti avvolge e non ti lascia più…

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In cammino sul sentiero balcone il Golfo Paradiso

In cammino sul sentiero balcone il Golfo Paradiso. La Liguria offre tanti itinerari escursionistici. Oltre al mare, questo sentiero permette, infatti, di ammirare borghi caratteristici, uliveti e paesaggi collinari. Una passeggiata tra natura, storia e vedute panoramiche sul golfo Paradiso.

Golfo Paradiso e la macchia mediterranea

In questo itinerario, a pochi passi dal mare, dove le scogliere incontrano i terrazzamenti dedicati alla ovicultura, si concentrano molte delle caratteristiche endemiche della costa ligure: il mare, la macchia mediterranea, i terrazzamenti, gli olivi, i castagni. Salendo le antiche e ripide ‘creuse’, alle spalle della spiaggia di Sori, si arriva a Sant’Apollinare per ammirare la bellezza del promontorio di Portofino.

promontorio Porfofino

Ma anche le antiche mulattiere, le chiese, i santuari, le cappelle. Un itinerario tra Sori e Recco alla riscoperta, quindi, delle antiche “creuse” , le mulattiere che si inerpicano tra macchie di flora mediterranea e fasce coltivate ad ulivi. Si perché in questa zona l’olivo ha una lunga ed importante storia, come testimoniato dalla località Mulinetti, presso Recco,  la cui toponomastica rinvia all’originaria presenza di due mulini idraulici ubicati nella valletta del rio Sonega che servivano ad azionare le macine e le presse dei frantoi.

Sentiero balcone Golfo Paradiso

Passando per Mulinetti

Con i suoi giardini che nascondono le ville agli sguardi indiscreti, il mare che lambisce le scogliere su cui queste appoggiano e la piccola spiaggetta cinta dalle colline verdi, Mulinetti può ben definirsi una oasi di pace dove immergersi nell’azzurro del mare e nel verde della pineta mentre si respira il profumo del mare abbronzandosi sul bagnasciuga. In inverno diventa una nicchia suggestiva dove scaldarsi ai raggi tiepidi del sole invernale col profumo dei pini marittimi, protetti dai venti dal nord in una piccola insenatura tranquilla. Chi non la conosce, beh, la custodisce gelosamente nel cuore, come chi scrive, anche se tentata di con-dividerla…

Mulinetti

Da Sori

Da Sori si segue l’Aurelia in direzione Recco individuando a sinistra via Dante Alighieri, bella via scalinata su cui sono evidenti i segnavia della Federazione Italiana Escursionismo (F.I.E.) per Sant’Apollinare. La via sale tra case e terrazzi ad olivo e lungo questa vanno trascurate le vie laterali arrivando nel piazzale di un gruppo di case. Si continua lungo il crinale tra olivi e terrazze per poi affrontare l’ultimo tratto nel bosco e arrivare…

Sori

a Sant’Apollinare, a cui giunge una strada asfaltata. La Chiesa di Sant’Apollinare, già nominata in un rogito del 1195, ha mantenuto la sua semplice ed austera struttura di pieve romanica, nonostante i corpi aggiunti posteriormente. Si sale a destra, lasciando la pista sterrata per Sant’Uberto e prendendo a destra l’ampia via che si dirige verso alcune case.

Panorama della Chiesa di Sant'Apollinare

Davvero seducente, in questo tratto, il panorama sul mare. Dopo poche decine di metri si è ad un importante bivio. Si lascia la pista a destra e si continua dritti.

La Torre saracena di Polanesi

L’ampia mulattiera, vero e proprio balcone naturale su questo tratto di costa, passa sopra la Torre saracena di Polanesi, punto nevralgico del sistema difensivo che, fin dall’Alto Medioevo, fronteggiava le minacce nemiche provenienti dal mare, avvistando le navi dei pirati barbareschi salpate dalle coste del Nord Africa, Algeria e Tunisia in particolare.

torre-saracena-polanesi

Si giunge così in località La Costa, grande versante terrazzato, dove si trascura una scalinata che scende a destra e si continua in quota arrivando ad una dorsale da cui appare buona parte della costa ligure verso il Promontorio di Portofino, con Recco in primo piano e poi  Camogli.

Camogli Golfo Paradiso

Si continua in costa, sempre accompagnati dai panorami sul mare sia verso il Promontorio di Portofino sia verso ….il tratto di costa di Polanesi. Dopo un paio di tornanti in discesa, si prosegue nel bosco, ora in leggera salita, fino ad arrivare…..al fresco impluvio principale, nei pressi del quale vi è un antico fontanile.

Per Ageno

Si continua sempre sulla traccia più importante ma, poco dopo, si è ad un bivio. Ora va trascurata la pista a destra, per Ageno, per continuare dritti e passare sul retro di alcune case. La pista, una bella mulattiera ampia e facile da seguire sale fino ad una aperta dorsale. Qui, si trascura il sentiero che sale a sinistra per continuare sulla via dritta incontrando, poco dopo, un’ampia traccia che taglia la mulattiera. Anche questa va trascurata, continuando dritti, in costa.

sentieri tra Sori e Recco cartografia

Fino alla chiesetta dell’Ascensione

Il percorso scorre ora quasi in piano fino a raggiungere la mulattiera per la chiesetta dell’Ascensione ad una quota di 300 metri che sovrasta l’abitato di Faveto. L’edificio, però, resta a destra, più in basso. Vale comunque la pena raggiungerlo, con una breve discesa di pochi minuti. Tornati ora al bivio di quota 300 metri… si sale dritti, nel bosco, (segnavia rossi FIE), seguendo un’antica mulattiera fiancheggiata da muretti in pietra.

L’alta Croce di Sant’Uberto

Quando si esce dal bosco appare la dorsale da raggiungere, su cui svetta l’alta Croce di Sant’Uberto. Raggiunto un crinale secondario si percorre un tratto più aperto e, senza possibilità di errore, si confluisce infine sul crinale principale, quello che scende dal Monte Castelletto e dalle Case Cornua. Il percorso è ora piacevole e pressoché pianeggiante: ignorato il bivio sulla sinistra per Capreno, poco dopo abbandoniamo il crinale per scendere sotto costa sul lato opposto, seguendo le indicazioni per Sori (segnavia cerchio rosso barrato).

santa-croce-monte-da-pieve-ligure_

Il sentiero perde leggermente quota con splendide viste sia in direzione della riviera, sia verso l’entroterra dove sono facilmente riconoscibili le più evidenti sagome dei monti Caucaso e Ramaceto. Si inizia a scendere con più decisione tra la vegetazione arbustiva, fino ad un punto in cui, un po’ a sorpresa, il sentiero – fino a quel punto panoramico – svolta a sinistra, transitando nei pressi di un casone, e continuando a scendere su una vecchia mulattiera nel bosco, accompagnata da muretti in pietra.

Sant'Uberto

Dopo un primo tratto asfaltato, inizia finalmente una evidente sterrata che seguiamo per un tratto, prima di abbandonarla a favore di un piccolo sentierino che si stacca sulla destra, e in direzione del quale proseguono le segnalazioni. Su una sottile traccia lastricata, ci si inerpica tra i ruderi di un antico muro in pietra, che il percorso costeggia per un buon tratto, prima di piegare verso sinistra e salire con alcuni stretti tornanti su un versante piuttosto ripido.

Il Redentore di Sant’Uberto

Oltrepassato il primo e più faticoso tratto, il percorso modera le proprie pendenze e avanza quasi in piano una volta raggiunto il crinale: di fronte a noi, ecco comparire il Redentore di Sant’Uberto, che spunta tra gli alberi a dominare il paesaggio. Raggiungiamo un tratto aperto, dove finalmente gli alberi diradano lasciando intravedere un bello scorcio del promontorio di Punta Chiappa e della riviera da Recco a Camogli e, in direzione opposta, da Sori fino al Monte Fasce. Il sentiero riprende a salire leggermente, avviandosi deciso verso la statua di fronte a noi, che raggiungiamo senza ulteriore fatica e della quale possiamo ammirare, una volta giunti ai suoi piedi, la grandiosa imponenza.

Redentore Sant'Uberto

Sori - Sant'Uberto - Case Còrnua

Verso la discesa, chiudendo l’anello

Ecco che si raggiunge la chiesetta di Sant’Uberto, posta su un aperto e panoramico spiazzo dominata da un grande pilone votivo. Ora si inizia a scendere sempre lungo il crinale principale, utilizzando un ampio sentiero segnalato. Questo perde quota lungo i boscosi fianchi di Poggio Montone ed infine confluisce su una stradella. 

sentieri e bosco Golfo Paradiso

Tra crose e scalette, si scende incrociando più volte l’asfalto e perdendo quota sempre più seguendo sempre il segnavia cerchio rosso barrato, attraverso via Faveto e salita Faveto. Raggiunto il bivio per Ageno, lo si imbocca tornando per un tratto a salire, quindi abbandoniamo l’asfalto per tenerci a sinistra su una viuzza a tratti sterrata che, con splendide viste sui sottostanti tetti di Recco e sul promontorio di Punta Chiappa, ci accompagna fino alla caratteristica Chiesa di Megli, situata in splendida posizione panoramica sulla riviera. 

Si svolta a sinistra e, in breve, si chiude l’anello tornando a Sant’Apollinare e da qui, con il viaggio dell’andata, a Sori.

Sentieri sopra a Sori

A volte si percorrono strade che il cuore non capisce
e la mente non sa spiegare.
Ma l’anima lo sa.

Esistono strade piccole, strette, riservate, nascoste. Quelle che notano in pochi. Quelle che non urlano per rendersi visibili. Sono fatte di passi semplici, muri scrostati, colori segreti e luminosi. E da qualche parte c’è sempre un’emozione che aspetta di essere raccontata.

 

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San Martino di Licciorno e… i luoghi magici del cuore

San Martino di Licciorno e… i luoghi magici del cuore. C’è un posto in Liguria dove il cuore batte forte, dove si rimane senza fiato grazie all’impatto emozionale del contorno naturale: è la Chiesa di San Martino del Licciorno. Ma, ai piedi delle Rocche di Borzone, le sorprese sono molte. Un itinerario magico tra cascate, sorgenti sanguigne taumaturgiche, ruderi misteriosi come rovine Maya, volti scolpiti nella pietra.

San Martino di Licciorno, al centro della Vallee Stura

Siamo nel cuore della Valle Stura, una vallata dell’Appennino ligure, attraversata dal torrente omonimo, che nasce presso i Piani di Praglia e confluisce nell’Orba all’altezza di Ovada.

Valle Stura

Oggi vi porto in Val Penna, all’interno del Parco dell’Aveto a pochi chilometri da Lavagna. Usciti al casello di Lavagna dell’autostrada A12 Genova –Livorno, si prosegue in direzione Carasco per poi imboccare la provinciale che porta in direzione di Borzonasca. Dopo circa 10 km, appena entrati nel paese, si prende l’incrocio sulla destra per Prato Sopralacroce (provinciale n°49) e, quindi, si prosegue per altri 9 km.

Val Penna

Si arriva, facilmente a Prato Sopralacroce, il paese delle meraviglie, attraverso, però, una strada dalle numerose curve. Arrivati nella piazza (riconoscibile per un monumento di tubi Rossi e l’osteria ), si prosegue per 2,5 km lungo la strada provinciale.

Prato Sopralacroce

Da qui, si può già parcheggiare l’auto e cominciare ad andare a piedi fino a raggiungere la frazione di Vallepiana (15 minuti di camminata) oppure  proseguire in auto – posteggio permettendo – e si arriva, dopo poco, alla Chiesa di Vallepiana, una bella chiesetta gialla sulla vostra destra.
Lì, si trova, su un cancello sulla vostra destra, il cartello con scritto SAN MARTINO DI LICCIORNO. Basta scendere le scale dalla chiesa e prendere il sentierino che scende sotto la chiesa. Percorretelo (3 minuti).

A questo punto, si arriva su un sentiero molto largo e, subito dopo, un sentiero piccolo piccolo sulla destra che scenderà, accompagnato da un paletto di legno con scritto l’indicazione per la chiesa.
Tutto il sentiero è contrassegnato da due lineette rosse parallele tra di loro, sia su alberi che su pietre che su muri, non ci si può sbagliare.
Qua e là, poi, sarà necessario guadare, in qualche tratto, il ruscello che attraversa il bosco. In altri punti, invece, sono presenti caratteristiche passerelle in legno.

La chiesa nel bosco di San Martino di Licciorno

Dopo circa 20 minuti di cammino, si staglierà, quasi all’improvviso, la famosa chiesa nel bosco di San Martino di Licciorno (o Liciorno), votata 4.000 volte come luogo del cuore Fai, che domina una scena così angusta, verde, dimenticata. In questo luogo avvolto dal mistero, ci si muove attorno a pietre che sanno di antico. Viene spontaneo, infatti, chiedersi come potesse essere questo luogo 1.000 anni fa…

Lungo il sentiero che collega le frazioni di Vallepiana e Zolezzi, in prossimità della confluenza tra i torrenti Penna e Borzone, si incontrano i ruderi della chiesa medievale di San Martino di Licciorno, toponimo che sembra richiamare la presenza di boschi di lecci, mangiati dal tempo e dalla vegetazione. Brillano sulla cima piccole tegole di ardesia. Al di sotto, si svelano, appunto, i ruderi della chiesa, immersi nel bosco e che ci porta in un luogo da favola avvolto nel mistero.

Tra storia e…

Misteriosa e affascinante anche la storia della chiesa. Eretta dai monaci Benedettini dell’Abbazia di Borzone durante l’anno 1000,  i ruderi della chiesa di San Martino di Licciorno sono un luogo unico e ricco di fascino nell’entroterra ligure. La muratura superstite sembra appartenere al XVII – XVIII secolo, ma la planimetria potrebbe essere medievale, anche IV secolo. Pare che un tempo ci fosse un nucleo abitato nei pressi, poi scomparso. San Martino fu abbandonata a metà dell’’800. Qui, passava la via del sale e la chiesa, probabilmente, fu costruita per offrire ospitalità a viandanti e pellegrini.

Chiesa San Martino di Licciorno

Tradizione popolare

L’elemento di maggior spicco è il campanile, che svetta tra la vegetazione a sormontare i resti dell’abside e delle mura perimetrali, come un fantasma del passato, immobile e silenzioso. La tradizione popolare ricorda San Martino come la più antica parrocchia della valle, in seguito sostituita dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Prato, alla quale risulta storicamente annessa almeno dal 1498. L’unico arredo superstite di San Martino di Licciorno, e qui conservato, è un dipinto che rappresenta i santi Lorenzo, Martino, Rocco, Sebastiano, Antonio Abate che intercedono presso la Vergine e la Santissima Trinità.

Santa Maria Assunta Prato Sopralacroce

L’Abbazia di Sant’Andrea di Borzone

La chiesa nel bosco, risalente al 1298, aggrovigliata dagli alberi, avvolta dal mistero, non è l’unico luogo ad essere carico di energia: c’è anche la misteriosa Abbazia di Sant’Andrea di Borzone, dove sembra quasi di udire l’eco dei canti gregoriani, nel comune di Borzonasca, a 355 metri s.l.m. Il complesso religioso dall’eccezionale valore storico, riferibile al periodo romanico e tardo-romanico,  è probabile che sia nato per opera dei monaci di Bobbio, preceduti nella loro missione evangelizzatrice dai fratelli di San Colombano. Prima di seguire la pista che porta a Zolezzi, borgo del XVI – XVII secolo, si abbraccia l’unico cipresso ultracentenario sopravvissuto, silenzioso testimone di secoli di storia insieme alla vicina abbazia. Un luogo solitario e suggestivo.

Abbazia San Andrea di Borzone

La passeggiata dei ciliegi

Proseguendo la passeggiata, attraverserete, sempre al fresco e all’ombra, il bosco, scendendo prima e risalendo poi verso la piccola frazione di Zolezzi.

Da qui, si trovano, via via, in successione, diversi ciliegi che, in stagione, vi attireranno col loro prezioso carico di frutti che propendono su una strada pubblica…

Proseguite lungo la strada asfaltata, che è completamente pianeggiante, per circa 1 chilometro. Anche in questo tratto sono presenti alberi da frutto mentre a bordo strada, faranno capolino, qua e là, e in stagione, anche le succose fragoline di bosco che possono essere tranquillamente raccolte.

La nostra prossima meta è un oggetto ancora più misterioso della chiesa: il famoso volto megalitico di Borzone.

Il volto megalitico di Borzone

Poco distante, presso il borgo di Zolezzi, in località Rocche di Borzone, e  sotto la rupe, c’è un’enigmatica scultura si trova il famoso volto rupestre di Gesù Cristo, una delle sculture megalitiche più grandi  d’Europa.

Con i suoi 7 metri di altezza, venne scoperta nel 1965 da Armando Giuliani, assessore del Comune di Borzonasca e, da allora, ha continuato a suscitare interesse nel mondo scientifico quanto alla sua origine.

La leggenda vuole che siano stati i Monaci Benedettini del monastero di Sant’Andrea di Borzone, edificio che divenne Abbazia nel 1184, a scolpire il volto di Cristo nella roccia.

Il Volto megalitico di Borzone

Altre teorie, invece, sostengono che l’opera possa avere origini molto più antiche, risalenti addirittura al Paleolitico Superiore.

Certo è che quel volto enigmatico che ci guarda immerso nella vegetazione, racchiude in sé fascino e mistero di un tempo lontano e questo resta, indiscutibilmente, il motivo principale che spinge molte persone a salire quassù per ammirarlo.

Sulla via di ritorno

Si torna poi dallo stesso percorso: circa 5 km fra andata e ritorno, e  con un dislivello di 245 metri. Rientrare a Prato è altrettanto suggestivo piacevole. Dopo venti minuti di sentiero nel bosco, si imbocca una carrozzabile e poi l’asfaltata, con vista sulla valle.

Chiesa San Martino di Licciorno

Si riparte per la sorgente rossa e…

E, si continua, riprendendo l’auto fin sopra Zanoni alto, al sentiero per la cascata da Cianà. Un quarto d’ora a piedi, eccoci di nuovo in un bosco. Poco prima della cascata, incontriamo la sorgente di acqua ferruginosa.

sorgente acqua rossa

Curiosità: nell’’800, grazie a quest’acqua carbonico-ferruginosa ricostituente per chi soffre di “anemia, affezioni epatiche e gastroenteriche” e non solo, Sopralacroce diventa una stazione termale molto frequentata (400 posti letto), almeno finché non arriva la moda delle sorgenti di alta montagna. Oggi, è una cannetta che butta fuori acqua rossastra.

verso la cascata bianca

Poco sopra, ci si dirige verso la cascata da Cianà, tra le rocce e il verde: una bianca visione rinfrescante, inaspettatamente alta, e gonfia d’acqua. E, dulcis, ci aspettano un castagno elefante e una palestra di roccia …

Cascata da Cianà

A volte vorrei raccontare l’odore del bosco. È legno umido, pietra, muschio, qualcosa di smosso nel terreno (forse l’abisso?), un principio di frutta e bacche e foglie, una scia lasciata da fate o principesse e il pelo selvaggio di qualche animale.

Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa…

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Il Castello della Pietra e il Sentiero dei Castellani

Il Castello della Pietra e il Sentiero dei Castellani. Sulla provinciale che s’incunea nella gola scavata dal torrente Vobbia, all’interno del Parco dell’Antola si può scorgere un capolavoro di architettura castellana ligure: il Castello della Pietra.

Il Castello della Pietra: ecco l’itinerario

Il millenario Castello della Pietra è un gioiello dell’entroterra genovese, non lontano dalla città, situato in una pittoresca e scenografica posizione elevata, mirabilmente incastonato tra due speroni di conglomerato roccioso che ne costituiscono i bastioni naturali. La struttura si nota dalla strada che costeggia il torrente Vobbia, risalendone il corso da Isola del Cantone.  Un buon punto di riferimento per fare il percorso ad anello Torre (Vobbia) – Sentiero dei Castellani – Castello della Pietra, – Strada Provinciale per Vobbia – Torre (Vobbia).

Castello della Pietra

Come arrivare al Castello della Pietra? Occorre uscire al casello di Isola del Cantone dell’autostrada A7 Genova – Serravalle. Seguire le indicazioni per Vobbia. Dopo qualche chilometro, a sinistra, troverete chiare le indicazioni del punto di partenza del sentiero e un piccolo posteggio. Si può percorrere il sentiero breve, che parte dalla provinciale tra Vobbia e Isola del Cantone e dura circa 20 minuti. Un altro modo per arrivare al castello è quello di raggiungere Vobbia, e in particolare la località Torre (attraverso una strada in salita che si apra alla vostra sinistra, poco prima dell’ingresso in paese) e, da lì, imboccare il Sentiero dei Castellani. In circa un’ora e trenta di cammino (massimo due), raggiungerete il Castello.

Il Sentiero dei Castellani

Il sentiero è piuttosto lungo (circa 1 ora e 30 di cammino e 4 km di lunghezza), ma non particolarmente difficoltoso e molto panoramico in alcuni tratti. Per chi proviene da Genova, il sentiero si raggiunge percorrendo l’autostrada A7 Genova-Milano, uscire a Busalla, poi imboccare la strada provinciale 9 per Crocefieschi. La provinciale che giunge a Vobbia segue uno spettacolare canyon; superato il ponte sul torrente Vallenzona, si raggiunge in breve località Torre. In treno, dalla stazione ferroviaria di Busalla, coincidenza con il servizio extraurbano per Vobbia.

Il Castello della Pietra e il Sentiero dei Castellani

 

Un tuffo nel Medioevo, a pochi minuti da Genova

E’ un antico percorso medievale all’interno del cosiddetto “Conglomerato di Vobbia” nel quale sono ricostruite, passo dopo passo, la storia e le tradizionali pratiche della gente della valle. Il sentiero si snoda, infatti, lungo il canyon del torrente Vobbia, fra i calcari del Monte Antola e il conglomerato oligocenico, fra le antiche testimonianze della produzione del carbone da legna e l’utilizzo del castagno. L’ascesa non è particolarmente lunga, ma è piuttosto ripida. Se fatta in autunno, l’occasione può anche essere buona per una copiosa raccolta di castagne nei boschi della zona (la raccolta funghi, invece, è regolamentata). Molto bello il tratto finale, su passerelle in legno e metallo letteralmente “appese” all’enorme torrione roccioso che fa da supporto all’ardito castello.

Si può, poi, discendere attraverso il sentiero che porta sulla provinciale e, percorrendo circa 2,5 km sulla strada asfaltata, tornare a località Torre, completando così l’anello. 

Castello della Pietra

I dieci punti del sentiero

Il sentiero prevede 10 punti che parlano delle tradizione e delle peculiarità del luogo:
1. Il Poggetto su cui con ogni probabilità sorgeva una torre di avvistamento al servizio del castello;
2. La forra – profonda gola con affioramenti di argilloscisti – e flora rupestre;
3. La civiltà della castagna: ruderi di un secchereccio;
4. La produzione del carbone di legna: “piazzola da carbone”;
5. Panorama sul canyon della Val Vobbia (da non perdere);
6. Calcari del monte Antola e conglomerati di Savignone;
7. Il bosco;
8. Belvedere sul castello;
9. La zona umida;
10. Area di sosta attrezzata. (utile per una sosta o per un picnic nel verde)

Perché della Pietra?

Il Castello della Pietra, gioiello del Parco dell’Antola, è un esempio davvero unico di architettura medievale in cui l’elemento naturale si fonde magistralmente all’opera dell’uomo e lo completa. Anche se le mura si trovano strette tra due grandi torrioni di puddinga, l’appellativo dell’architettura difensiva medioevale deriva dal nome della famiglia della Pietra, che ne fu proprietaria fino al 1518, anno in cui il maniero passò agli Adorno fino ad essere abbandonato a seguito del trattato di Campoformio (1797) che sanciva la fine dell’epoca feudale. L’imprendibile roccaforte rappresenta il più originale dei manieri che durante l’epoca dei feudi imperiali dominavano le valli risalenti verso il Monte Antola.

Castello della Pietra e vista

Lo sapevate che …?

Il castello, dal 1993, è visitabile negli ambienti interni grazie a interventi di recupero: cisterne, segrete, camini, scale, posti di guardia, camminamenti di ronda e l’ampia sala centrale che occasionalmente diventa protagonista di rappresentazioni teatrali, concerti, sagre e mostre. Nel 2014, si sono svolti lavori straordinari lungo il Sentiero dei Castellani e alla struttura con la temporanea chiusura del sito al pubblico. Questo castello nel parco dell’Antola si articola in due corpi impostati a quote differenti. Caratteristica è la cisterna scavata nella roccia ai piedi del torrione (sperone roccioso naturale) ovest, in cui erano convogliate le acque piovane dei tetti, anche per mezzo di canali di raccolta scavati nella roccia, ancora in parte visibili. La cisterna è accanto al salone centrale sotto il cui pavimento è presente una seconda cisterna.

E’ nuovamente visitabile dal…

Una bella notizia per gli amanti del trekking. A partire dal 15 maggio 2021 ha riaperto i battenti il Castello della Pietra di Vobbia, millenaria roccaforte che domina la valle, nel Parco Naturale Regionale dell’Antola. E’ nuovamente visitabile nelle giornate di sabato e domenica e nei festivi fino al 1 novembre 2021, ma vi si può accedere solo su prenotazione e con visite guidate alle ore 10:30 – 12 – 13:30 – 15 e 16:30 (con prenotazione obbligatoria entro le ore 12:30 del venerdì precedente la data prescelta). L’accesso è consentito previo pagamento anticipato dei biglietti d’ingresso e ad un massimo di 12 persone per turno di visita (qui il regolamento per accedere al Castello della Pietra). La prenotazione va effettuata contattando telefonicamente l’Ente Parco dell‘Antola al numero 010 944175 dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 12:30.

Tra leggenda e racconti

Nei giorni festivi dei mesi estivi, è possibile visitare il castello con una visita guidata molto interessante, anche per i bambini. La bravissima guida, infatti, vi accompagnerà lungo le stanze del castello, raccontandovi di come si svolgeva la vita all’interno, le battaglie che vi sono state e le leggende della zona, dal famoso ponte di Zan (o ponte del diavolo), a quella del pianoro dirimpetto da dove, nelle notti di luna piena, dal castello si possono vedere le streghe ballare!

Vi ricordate il castello incantato delle fiabe? Questo castello più che incantato, lo definirei “incastrato”,  dove storia e natura si incontrano…

Degli antichi castelli mi incuriosisce la vita che hanno visto passare e che in parte trattengono ancora.
Chissà quanti sogni sono rimasti sulle torri…

 

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Antola, è tempo di narcisi al Pian della Cavalla

Antola, è tempo di narcisi al Pian della Cavalla. Un anno bizzarro, nel segno della Covid-19 e con il meteo capriccioso in qualsiasi stagione ma, nonostante le eccezionali nevicate fino a maggio, anche quest’anno sono sbocciati i narcisi (narcissus poeticus) che imbiancano molti prati di alta quota del nostro appennino. Il luogo più celebre e spettacolare per godere della fioritura è nel cuore del Parco dell’Antola – un’area naturale protetta che si trova in Liguria e, precisamente, tra l’entroterra genovese e l’Appennino ligure vero e proprio -, al Pian della Cavalla.

Antola, le valli di narcisi

Pian della Cavalla è un altopiano a 1200 m. s.l.m. che si trova tra Fascia e Fontanarossa, poco distante dalla SP 16 che porta fino a Casa del Romano. Più precisamente, si percorre la Statale 45 della Val Trebbia e, nel tratto compreso tra Isola e Gorreto, si prende la strada che varca il fiume in direzione  nord e risale seguendo le indicazioni per Fontanarossa. Dalla piazza della chiesa del piccolo paesino si imbocca una stradina in salita che procede in direzione sud. Da qui la vista sul Monte Antola, la montagna dei genovesi, a 1597 m. s.l.m.,  la più celebre del gruppo omonimo, sulla Val Trebbia e sulle ormai prossime colline del Piacentino, è impagabile. 

Anello di Fontanarossa e del Pian della Cavalla

Giunti al paese di Fascia, ci sono due modi per arrivare a Pian della Cavalla:

  • Il primo consiste nel posteggiare dove inizia l’area pedonale del paese e da lì salire il sentiero erboso che, oltrepassata la strada asfaltata, in circa 40 minuti di cammino (l’ultima parte è un salita, ma nel bosco) vi porta in prossimità dell’altipiano di Pian della Cavalla;
  • La seconda possibilità è quella di oltrepassare il paese di Fascia, in direzione Casa Del Romano. Dopo qualche chilometro, in prossimità di un tornante a sinistra, un cartello dell’Ente Parco vi segnalerà l’inizio del Sentiero dei Narcisi.

Pian della Cavalla

Il Sentiero dei Narcisi

Il Sentiero dei Narcisi si trova poco sopra l’abitato di Fascia, all’interno del parco dellAntola, a circa 1 ora e mezza di strada da Genova. Il percorso per raggiungere Fascia è abbastanza tortuoso. Il Sentiero dei Narcisi in trenta minuti, e senza particolare dislivello, da Fascia raggiunge Pian della Cavalla.

Il sentiero, una volta giunti sulla piana, è quasi tutto in pianura e facilmente percorribile da tutti: non ci sono buche e ruscelli. Dopo circa mezz’ora di cammino, se è il mese di maggio, vi ritroverete immersi in una distesa di narcisi fioriti che adorna, come un tappeto bianco, tutto l’estendersi dell’altopiano.
E’ severamente vietato reciderli, ma si può goderne, appieno, la bellezza semplicemente fotografandoli. La gita è comunque consigliata anche ad inizio primavera e tarda estate, anche senza la fioritura dei narcisi selvatici.

sentiero dei narcisi

Narciso e il mito di Narciso

Il fascino nei confronti del Narciso risale addirittura alla mitologia greca. Il mito di Narciso è sicuramente il più conosciuto. Talmente famoso da diventare una parola di uso comune, a tratti inflazionata, per indicare una specifica caratteristica dell’uomo: l’amore smisurato per se stessi. Il mito di Narciso, infatti, narra la storia di un giovane bellissimo che perde la vita perché si innamora perdutamente del suo riflesso.

La leggenda

Narciso è il figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e di Liriope, una ninfa. La madre era però molto preoccupata perché aveva dato alla luce questo bambino bellissimo. Si recò così dall’oracolo Tiresia, che le consigliò di non fargli mai conoscere se stesso. Il bambino crebbe e divenne un adolescente bellissimo, del quale tutti si innamoravano. Narciso, però, respingeva tutti, forse per orgoglio o per forte personalità.

Ecco che Eco, una ninfa che non poteva parlare per prima perché punita da Giunone, si innamorò follemente di lui. Ella, però, non poteva dichiararsi in quanto con la sua voce poteva soltanto fare eco a quella di Narciso, che la rifiutò bruscamente. La fanciulla così trascorse il resto della sua esistenza a vagare nelle valli, fino a diventare soltanto una voce.

La dea della vendetta, Nemesi, decise di punire il giovane Narciso per il suo rifiuto alla ninfa. Lo condannò così a specchiarsi in un laghetto per bere. Quando lui si calò per bere l’acqua, vide il suo riflesso e se ne innamorò perdutamente. Dopo poco, capì di essere lui stesso il bellissimo ragazzo e realizzò che il suo era un amore impossibile.

Narciso mito e leggenda

Ovidio afferma che Narciso morì consumato dal fuoco di quell’amore irrealizzabile. Altre fonti invece riportano che egli si gettò nel fiume, nell’estremo tentativo di raggiungere l’amore. Quando le ninfe accorsero per seppellire il suo corpo, al suo posto trovarono dei fiori bellissimi. Si trattava di fiori bianchi e gialli, quelli conosciuti oggi come fiori del narciso. Questo termine deriva proprio dalla parola greca narke, che significa stupore (lo stupore di Narciso che vide per la prima volta la propria immagine).

I narcisisti sbocciano nell’amore altrui, senza mai mettere radici.

Ogni fiore che sboccia ci ricorda, però, che il mondo non è ancora stanco dei colori. Ci sono due fiori dentro il fiore. Uno è girato verso di noi, l’altro verso l’infinito…

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Il canyon della Val Gargassa con un giro ad anello

Il canyon della Val Gargassa con un giro ad anello capace di stupire per le sue caratteristiche peculiari. Un sentiero panoramico, dedicato agli aspetti geologici e geomorfologici, per escursionisti esperti, della durata di 4 ore per una lunghezza di 7 km con un dislivello di 180m. Siamo in Liguria, nel Parco naturale del Begua, poco lontano da Rossiglione, dove il torrente Gargassa forma una gola stretta tra curiose conformazioni di conglomerato.

Il canyon della Val Gargassa, sentieri sospesi e torrenti

La Val Gargassa si snoda tra sentieri sospesi, torrenti, canyon,dirupi, con una ricca vegetazione con boschi di rovere e pinete. Si possono ammirare paesaggi esposti su rocce, con sorgenti che sgorgano poco sopra il pelo d’acqua, per poi finire su prati dove sorge un villaggio abbandonato, Vereira (420m circa), il cui nome deriva da un’antica vetreria, dove le antiche attività pre-industriali testimoniano il passato sfruttamento di questi luoghi per la produzione, appunto, del vetro.

Dalle case di Vereira, risalendo per la valle per una decina di minuti in prossimità di una radura, si scorge una sorgente di acqua sulfurea che scaturisce dalla roccia a pochi metri dal torrente. Ritornando a valle del nucleo abitativo si riprende il sentiero, che porta lungo un crinale panoramico e alla fine di un castagneto ci si ritrova nuovamente all’inizio del percorso.

val gargassa

Conglomerati del Rio Gargassa

La Val Gargassa è una stupenda area, nelle vicinanze dell’abitato di Rossiglione, in provincia di Genova, il più esteso comune della Valle Stura, dove la presenza dei conglomerati Oligocenici della Formazione di Molare si traduce in uno spettacolare ambiente e panorami mozzafiato. In quest’area, all’interno del Parco del Beigua, tali rocce prendono il nome locale di Conglomerati del Rio Gargassa, ma in realtà fanno parte della Formazione di Molare.

Il piccolo torrentello, dalle acque cristalline, ha profondamente inciso queste rocce formando canyon, spettacolari forre e marmitte dei giganti. Le numerose discontinuità strutturali (faglie) hanno accentuato le evidenze dell’erosione, chiamata selettiva in quanto si esplica con modalità ed effetti differenti a seconda dei materiali rocciosi interessati.

Il così detto Muso del Gatto è un buon esempio di tale azione, ma sono anche presenti numerosissime guglie, crepaci e cavità che richiamano, su differente scala, ai famosissimi panorami dei parchi americani.

la val gargassa

Il “Sentiero Natura” della Val Gargassa

Il “Sentiero Natura” della Val Gargassa offre angoli di incontaminata bellezza, tra placidi laghetti, canyons e suggestive conformazioni rocciose. In questo angolo del Geoparco le tipiche rocce ofiolitiche, altrove più abbondanti, cedono il passo ai conglomerati, nei quali l’acqua ha scavato forme erosive di grande suggestione. A metà del percorso ad anello i segni dell’antica presenza dell’uomo: il borgo di Vereira, appunto.

sentiero natura

Punto di partenza

Da Rossiglione si percorre la strada provinciale SP per Tiglieto a circa 3 km, oltrepassata la Cappelletta di S. Bernardo, un bivio a sinistra conduce in soli 50 metri al campo sportivo in località Gargassino al fianco del quale vi è un ampio parcheggio e l’inizio del Sentiero Natura (44°33’39″N –  8°39’00″E).

Il Sentiero Natura si snoda ad anello attorno alla valle del Torrente Gargassa ed è marcato con il segnavia XX sino a Case Vereira. All’inizio brevi sali e scendi in un bosco caratterizzato da castagni, querce, noccioli e aceri montani corrono in prossimità del torrente.

Usciti dal bosco, il percorso segue per un tratto la sponda sinistra del Gargassa, tra spettacolari laghetti inseriti in un ambiente roccioso con scarsa vegetazione e pendii acclivi. In queste condizioni ambientali possono crescere e sopravvivere solo poche essenze come pini ed eriche. Le rocce che costituiscono il substrato su cui camminiamo sono le serpentiniti.

anello della val Gargassa

Tappa dopo tappa

1°stop  (338 /20′).
Passato il tratto tra le “roccette” aiutandosi con l’apposita catena, il percorso prosegue in piano sino ad una zona caratterizzata da rimboschimenti a pini neri dalla quale si scorgono i primi torrioni rocciosi bruno-nerastri, talvolta rossastri, e le ripide pareti del canyon inciso nei conglomerati. Dopo alcuni limpidi laghetti, accoglienti spiaggette ed erte pareti di roccia, si giunge al…

2° stop  (351 /40′)
per godere di un panorama suggestivo ed osservare meglio la formazione rocciosa in conglomerati. Ci accompagnano, lungo il cammino, pareti rocciose verticali in cui è facile distinguere i ciottoli e le stratificazioni tipiche di queste rocce. Le incisioni fluviali con pareti verticali (canyons) scavate nelle dure rocce conglomeratiche diventano sempre più suggestive, ma per godere delle vedute migliori del canyon bisogna proseguire sino al…

3° stop  (360 /1h)
In questa zona il torrente scorre ed incide le sue forme tra due ripide pareti molto vicine tra loro, rendendo ancora più suggestivo lo scorrere dell’acqua. Giunti al primo guado, posto sotto un torrione di roccia dall’aspetto particolare che da origine al toponimo “Muso del Gatto”, si passa sulla sponda destra idrografica del Rio Gargassa.

muso del gatto

L’attraversamento su grossi massi arrotondati può risultare difficoltoso se non praticato con calzature idonee ed è comunque sconsigliato dopo forti piogge. Dopo un tratto in salita dal quale si scorgono ad ovest scorci sui torrioni della “Rocca dra Crava” e “Rocca Giana“, si ridiscende per giungere nuovamente a guadare il rio Gargassa. Risaliti pochi metri dal guado si apre di fronte a noi un ampio prato con alberi da frutta inselvatichiti e alcuni edifici rurali sulla sinistra: siamo giunti all’antico borgo di

 Terza vetta cresta est Val Gargassa anticima e Rocca Giana

Case Vereira – 4° stop  (401 /1h30′) (44°32’33″N –  8°39’22″E)
Dalle case Vereira si può percorrere il sentiero che prosegue verso sud, senza segnavia specifico, ma ben tracciato, e proseguire nel bosco per circa 600 metri per giungere alla

Sorgente sulfurea – 5° stop   (401 /2h).
Una zona aperta dove tra rocce affioranti e bassi arbusti, scendendo verso il corso d’acqua si individua la sorgente con tipiche concrezioni attorno e un debole odore di zolfo.

Sulla via del ritorno

Il percorso del ritorno permette di ammirare scenografici panorami sui canyon sottostanti, riportandoci nuovamente al campo sportivo dopo aver percorso il crinale sinistro della Val Gargassa. Il sentiero è marcato con un segnavia tre bolli gialli disposti a triangolo e si imbocca a nord del prato di Case Vereira.

Un’erta salita conduce in breve in quota dove tra gli scorci lasciati liberi dal bosco si può osservare il “Balcone della Signora”, una frattura verticale originatasi in un bastione di roccia bruno-rossastra attraverso la quale si osserva l’azzurro del cielo. Un tratto di sentiero di pochi metri molto esposto conduce ad una sella

6° stop (510 /3h)
consentendo il godimento di scorci mozzafiato sui canyon e sugli spettacolari torrioni di roccia presenti nell’area, forme decisamente inconsuete nel panorama ligure. Scesi a valle verso Case Camilla, sempre seguendo il segnavia con i tre bolli giallini si osservano i contrasti tra i rilievi della Val Gargassa e le forme montano-collinari delle valli Stura. Superate Case Camilla si giunge al…

7° stop (410 /3h40′)
Un punto in cui si possono trovare molti degli alberi che costituiscono il bosco misto di latifoglie (rovere, roverella, acero, sorbo). Il sentiero scende, quindi, ripidamente per giungere in circa 10 minuti al campo sportivo da cui siamo partiti.

 

Come scriveva il filosofo Nietzsche “Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina”.

Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che, quando posso, cammino lentamente. Quando le mie gambe sono stanche, allora, cammino con il cuore.

Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori, nel mare, in un lago, in collina. Le alte montagne, però, sono per me un sentimento fortissimo…

 

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Cinque Terre, il salto della Lepre: un itinerario seducente

Cinque Terre, il Salto della Lepre. Siamo al Parco Nazionale delle Cinque Terre. Un territorio in cui mare e terra si fondono a formare un’area unica e suggestiva, fatto di antichi villaggi di pescatori caratterizzato da case colorate e da vigneti aggrappati ai ripidi terrazzamenti ricavati sulla costa.

Cinque Terre, l’itinerario fino a Framura

Un itinerario da Levanto a Bonassola e Framura, lungo un sentiero litoraneo straordinariamente scenografico nel Parco delle Cinque Terre. Un tratto di costa che è un concentrato di bellezze paesaggistiche e angoli architettonici da godere passo dopo passo, ad iniziare dai tesori monumentali di Levanto, porta di accesso occidentale del Parco Nazionale delle Cinque Terre.

Salto della Lepre: il percorso, tappa dopo tappa

In un’atmosfera tipicamente mediterranea, ci si lascia alle spalle il centro storico medioevale di Levanto per raggiungere Bonassola, dove la Chiesa di Santa Caterina testimonia il legame fra il borgo e il mare conservando gli ex-voto dei naviganti. 

Tappa successiva è il Salto della Lepre (120 m), punto panoramico sovrastante Punta Monte Grosso. Una pittoresca scogliera, un salto di 100 metri nel mare blu, una chiesetta rosa a picco sul mare, un paese nascosto pieno di fiori nella verdeggiante macchia mediterranea

Una passeggiata seducente e varia, immersa nei colori e nei profumi della riviera: questa è la bellezza selvaggia e l’atmosfera da fine del mondo del Salto della Lepre. Boschi di lecci e pini, interrotti qui e là da casolari, orti e vigneti, accompagnano i nostri passi sino a Framura e al suo spicchio di terra a picco sul mare. 

Al ritmo delle onde si segue ancora più da vicino il mare lungo la pista ciclopedonale, ottenuta sullo storico tracciato ferroviario dell’Ottocento.

Calette e spiagge nascoste

Calette e spiagge nascoste e segrete, scorci incredibili e angoli segreti si aprono tra le gallerie illuminate della pista ciclabile. Bonassola è li vicina, anche la stazione ferroviaria del borgo, però la visita non si può considerare completa senza una passeggiata fino alla Cappelletta della Madonna della Punta, all’estremità del promontorio occidentale che chiude la baia.

Qui, si possono posare zaini e scarponi per accarezzare il bagnasciuga, rigenerare i piedi, giocare con gli spruzzi delle onde che s’infrangono a riva.

Viaggiare, oggi…

Che sia un viaggio immaginario, dettato dalle misure imposte dalla Covid-19, o da “mettere in agenda” è sempre un partire, ogni volta e, per dirla alla Charles Baudelaire “i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole”.

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